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I sentieri di Cimbricus / Divagar m'e' dolce in questo mare

Martedì 21 Luglio 2020


cervi-1


Divagazioni nell’universo sport: dal golf che parla spagnolo alla F1 che piange italiano, le storie più virali del momento. Sul calcio e i suoi complotti, lasciamo perdere, please …

Giorgio Cimbrico

Il numero 1 del golf mondiale è grande, grosso e basco, il secondo spagnolo a issarsi lassù dopo quel buonanima di Severiano Ballesteros: anche Seve veniva dal Nord, provincia di Cantabria. Per fortuna la mamma del nuovo leader, che dopo 60 settimane ha scalzato il nordirlandese Rory McIroy, si chiama Rodriguez ed è madrilena: per il resto, c’è poco di Espana. Nome, Jon; cognome paterno, Rahm. Viene da un avo svizzero che si stabilì da quelle parti duecento anni or sono. Jon è una specie di orso: è alto 1,88 e sfora il quintale: più una terza linea o un lanciatore di disco che un giocatore di golf. Soprannome scontato: Rahmbo. Sin da ragazzo vive e si allena a Phoenix, Arizona, una delle tante residenze di Georges Simenon.

Rahm e la sua scalata rappresentano un buono spunto non tanto per glorificare la Spagna, che ha vinto due degli ultimi quattro mondiali di basket e può ancora contare su Rafa Nadal, 19 titoli dello Slam in carriera (e non è ancora finita), quanto per prendere atto del poco tendente al nulla di quanto viene espresso da chi occupa gli spazi dei media italici.

Scegliamo a caso e prendiamo la Ferrari e la sua campagna in Austria-Ungheria: un cozzo in famiglia, un doppio doppiaggio. Problemi nell’aerodinamica, nel pacchetto (mai capito cosa sia), problemi anche per quelli che stanno al volante, direi. Quando dedico qualche secondo alla Ferrari, Signora in Rosso, Fidanzata d’Italia, polo d’attrazione nell’era pre Covid di sudaticci raduni di massa e relative sensazioni a buon mercato, mi viene in viene in mente Frank Williams che fondò la sua seconda scuderia, quella attuale, in un magazzino abbandonato di tappeti, a Didcot, Oxfordshire. Sempre in lotta con i giganti, anche in carrozzella.

Con il passare degli anni Valentino Rossi non è che assomigli sempre più a Gollum. E’ Gollum. Con la differenza che al povero esserino seminudo e soggetto a sdoppiamento di personalità, il “tessoro” sfugge sempre. Lui invece ce l’ha, assai cospicuo. Non mi interesso di moto e motori, ma una volta ho letto che Rossi ha una casa a Chelsea. Non so se o quando ci vada, quanto ci stia. Potrei offrirmi come custode e godermi la città che amo di più al mondo, confidando che lui vada avanti a rombare e impennare.

Non solo non mi interesso di moto e motori, ma anche i calcio, grazie a Dio, è uscito dai miei radar. Qualche rievocazione, qualche “coccodrillo” ed è tutto. Qualcosa, comunque, mi finisce sotto gli occhi, mi si impiglia nelle orecchie. Oggi ho sentito che Conte (Antonio, non Paolo, non Giuseppe) ha attaccato il calendario. Aria di complotto ordito dai Templari, dai Rosacroce, dai Massoni di Rito Scozzese, da Franco e Ciccio, da Paulo Roberto Cotechinho centravanti di sfondamento.

“I singhiozzi lunghi dei violini d’autunno riempiono il mio cuore di monotono languore”: qualche verso dalla Canzone d’Autunno di Paul Verlaine. Annunciavano lo sbarco in Normandia e non annunceranno il nostro sbarco a Parigi. Europei cancellati e bottino abbondante e solo onirico per Davide, Filippo, Marcell, Larissa, Leonardo, Luminosa, Gimbo, Yeman. Incontrati quasi tutti qualche giorno fa: neanche un’ombra di amarezza su quei volti.

Come diceva il poeta: e divagar m’è dolce in questo mare. Peccato che in questo mare, il nostrum, un paio di capodogli siano finiti in reti illegali, che in questo paese, nostrum anche quello, gli orsi rischino la condanna a morte da tipi che non sanno cosi sia la bellezza di un orso, che 3000 cervi siano destinati a diventare 3000 arrosti, che le rondini siano quasi sparite. Quando ero piccolo, erano in centinaia a garrire. Perché la rondine, per chi non lo sapesse, garrisce.

Avessi lo spazio, salverei dalla morte un gorilla dei monti Virunga e starei a chiacchierare tutto il giorno con lui.  

 

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