- reset +

Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

   Direttore: Gianfranco Colasante    info@sportolimpico.it

Gianfranco Colasante
BRUNO ZAULI
“Il più colto uomo di sport”

GARAGE GROUP SRL - ROMA
ISBN 978-88-90-91661-8
Pag. 500  -  Euro: 20,00




Gianfranco Colasante
MITI E STORIE DEL GIORNALISMO SPORTIVO
La stampa sportiva italiana
dall’ Ottocento al Fascismo
(le oltre 400 testate dimenticate)

GARAGE GROUP SRL - ROMA
ISBN 978-88-909166-0-1
Pag. 352  -  Euro: 20,00




Per acquisti ed informazioni:
info@sportolimpico.it
info@garagegroup.it
Fax : 06.233208416
(Spedizione gratuita)

Duribanchi / La stupenda pinacoteca della "contessa rossa"

Martedì 21 Luglio 2020

 

unione europea 


Fatti del giorno: l'Europa va riformata e ripensata. Ventisette paesi sono troppi. Alcuni c'entrano con l'Europa come i cavoli a merenda. Ma questo è. Diversamente si dovrà (e rapidamente) fare.

Andrea Bosco

Di nome fa Mark, di cognome Rutte. E' il premier olandese che capeggia una coalizione di “frugali” che non ne vogliono sapere di dare all'Italia (e non solo all'Italia) una valanga di miliardi, senza garanzie. Tradotto: prima mi spieghi nei dettagli le riforme che intendi fare. E poi ti impegni a restituire il prestito che vorresti “a fondo perduto”. L'Olanda non è il Paradiso Terrestre: solo un mondo diverso. Prendi Rutte. Vive in un piccolo appartamento: quello che aveva da studente. Va in ufficio in bicicletta. E possiede una vecchia Saab che la maggior parte degli italiani avrebbe rottamato. Niente auto blu. Niente appartamento di “rappresentanza”, niente “scorta”. In Olanda, dove sono calvinisti, non reputano che il denaro sia “lo sterco del diavolo”. E hanno emesso (non illegali) misure per agevolare la fiscalità.

Hanno idee differenti, in Olanda, rispetto all'Italia. Non credono ai santi, alle “indulgenze”, ai miracoli, alle reliquie. Non credono all'infallibilità del Papa. Non credono alla verginità della Madonna. Non credono allo Spirito Santo. Sembrano cose legate solo alla religione ma non lo sono. E' una società “aperta”, l'Olanda dove le droghe leggere sono state liberalizzate. Rispettano l'ambiente: da loro non esistono Terre dei Fuochi. Hanno le dighe e i tulipani. Hanno avuto Van Gogh e il 14: bastano questi due per dargli un posto nella Storia.

Hanno anche loro criminalità, ladri e truffatori, corrotti e corruttori come ovunque nel mondo. Ma hanno questa bizzarra idea di giustizia: chi commette un reato paga per “intero”. Se ammazzi quattro ragazzi perché sfrecci in strada drogato e a folle velocità ti prenoti una cella per un paio di decenni. Da noi, come accaduto ad Jesolo, ti becchi otto anni: due per ogni vittima. Con sconti di pena, buona condotta, permessi premio, suppliche di questo o quel politico, di questo o quell'ecclesiastico, resti al gabbio per quattro anni. Proprio se ti va male.

Certo, sono un piccolo paese, economicamente pesano relativamente rispetto al resto del Continente. Ma puoi dargli torto se non si fidano di Conte e della sua variegata Corte dei Miracoli? Puoi dargli torto se non si fidano di una opposizione anti-europea se una ce n'è? Puoi dargli torto se non si fidano di governo specialista in mancette? Di un partito (di governo) che spudoratamente tifa per un dittatore sudamericano? Di un governo specialista in cure “sovietiche” per aziende bollite? Di un governo che pensa di statalizzare tutto? Giuseppe Conte è arrivato a Bruxelles con l'emergenza (economica) prodotta dal Covid, alle calcagna. Ma anche con un mostruoso debito pubblico che non hanno prodotto gli olandesi “egoisti”. E' arrivato Conte con   riforme sui “generis”: giĂ  accaduto che i buoni propositi dell'Italia siano stati scritti sul ghiaccio. L'Italia ha bisogno, per non sprofondare, di quei finanziamenti. Ma ha ragione Rutte a pretendere di sapere come quei quattrini saranno spesi.

Una soluzione la troveranno: al ribasso, come sempre. L'Europa va riformata e ripensata. Ventisette paesi sono troppi. Alcuni c'entrano con l'Europa come i cavoli a merenda. Ma questo è. Diversamente si dovrà (e rapidamente) fare. A cominciare dalla politica estera: gli Usa hanno lasciato l'Afghanistan. Domanda: che ci fanno gli 800 soldati italiani ancora da quelle parti?

La politica italiana è inquietante. Sovvenzioni foriere di voti di scambio. Emergenza permanente. Trame di palazzo per mantenere la poltrona. Delegittimazione dell'avversario politico. Incapacità di risolvere qualsivoglia problema. Bufale veicolate in continuazione. Dov'è l'infermiere del Pio Albergo Trivulzio rappresentante di non rammento più quale cobas che veicolava accuse e guano quando il virus nell'ospizio impazzava? La commissione che su quelle tante (troppe) tragiche morti ha indagato ha scoperto che nei giorni infernali del virus il 65% del personale era assente.

C'è gente che compare: e poi (neppure tanto misteriosamente) scompare. Come il ministro dei trasporti De Micheli, la signora dal Pd che da settimane è fuori dai radar mentre i cittadini della Liguria (ma anche quelli della Lombardia e del Piemonte) stanno letteralmente impazzendo, sequestrati in autostrada in interminabili code. E sapete cosa c'è? Nessuno pagherà per quei mancati controlli che hanno portato al disastro del Ponte Morandi e al crollo di altre gallerie. Quando “non si vuole”, in Italia nessuno paga. Avete notizie dei “verniciatori” responsabili dei vandalismi sulla statua di Montanelli a Milano? Non è che non le avete: non ce ne sono. Ne avremo (forse) quando il reato sarà caduto in prescrizione. I centri sociali secondo il sindaco Sala, producono “socialità a basso costo”. E quindi sono di fatto soggetti “non punibili”. Allo stesso modo: quanto ci vorrà per dare un nome, un volto all'osceno vandalo che ha distrutto a Milano il “Muro delle bambole”, simbolo della denuncia contro la violenza sulle donne? Un mese? Sei mesi? Un anno? Più di un anno?

Avessi l'età adatta farei richiesta per adottare Luigi, il neonato abbandonato dai suoi genitori davanti ad una chiesa a Bari, perché impossibilitati di occuparsene. Ben curato, allattato al seno, dentro ad una culla termica, Luigi troverà una famiglia che si occupi di lui, visto che i suoi genitori, si presume indigenti, non sono in grado di farlo. Immagino lo strazio di quella mamma, costretta a separarsi dalla sua creatura. Non ho più l'età per farlo: sono troppo vecchio. Ma farò quanto posso (poco o tanto che sia) per aiutare. Spero che Luigi possa essere restituito alla sua mamma. La storia non è nuova. Ma un trovatello abbandonato per “necessità” è una storia che ti entra nel cuore come una lama. Una ferita che non si rimargina.

Una ferita che si rimarginerà ma che sportivamente fa soffrire è la Ferrari doppiata (sia Vettel che Leclerc) dall'onnipotente Mercedes. C'era la sensazione che Sergio Marchionne stesse in qualche modo colmando un gap, iniziato già con Montezemolo. Ma poi l'uomo con il maglione è mancato lasciando un vuoto dirigenziale che non sembra essere stato colmato. La Ferrari non sta perdendo. La Ferrari si sta facendo umiliare. La macchina non va neppure a spingerla. C 'è un male oscuro a Maranello. Tanto per dire: alcuni tecnici congedati in malo modo nelle scorse stagioni, oggi stanno facendo le fortune della Mercedes. C'è anche la sensazione che a livello “politico” il Cavallino Rampante conti come il due di briscola. Forse è solo una sensazione. Ma nel circuito si vive anche di “alleanze”. E la Ferrari sembra avere più nemici che capelli in testa.

E' morta a 97 anni Giulia Maria Crespi, la “contessa rossa” che si scontrò con Indro Montanelli quando era editore del Corriere della Sera, contribuendo indirettamente alla nascita del Giornale. Giulia Maria era tosta: un generale dai toni bruschi. Va detto che neppure Indro era “farina da far ostie”. Lui era la primadonna di quel Corriere. Il resto lo fece Piero Ottone, affascinato come Giulia Maria dai “movimenti” e da quelli che Indro chiamava i “guatemaltechi”: i sindacalisti di sinistra. Sono stato per lavoro a varie serate a casa Crespi in Corso Venezia a Milano. Una volta disse a mia moglie: “Ha una bella borsa: dove l'ha comprata?”. Mia moglie confessò: “Al mercato di Largo Alpini”. Senza fare una piega Giulia Maria mi si rivolse in questo modo: “Lei ha una moglie intelligente”.

Un giorno una cara amica che le faceva da ufficio stampa mi disse: “Ti vorrebbe a pranzo tra due giorni”. Io penso voglia concedermi una intervista visto che sta per conto del FAI progettando uno spettacolare intervento in agricoltura. Ma lei non vuole telecamere. Vuole parlarmi del suo progetto. Vuole che io lo racconti. Ci vado. Ci mettiamo a tavola in un salottino della sua immensa casa. Io all'inizio l'ascolto appena. Perché mi sono accorto che stiamo pranzando attorniati da alcune meravigliose nature morte di Morandi. Lei capisce quanto io sia affascinato da quei dipinti ma non mi incalza. Pranziamo: mi spiega quanto quel progetto sia importante. Non per lei: per la società. Il pranzo è eccellente. Il servizio “spartano”, come sovente capita al desco dei veri ricchi. Dopo il caffè e dopo che mi è stata consegnata la documentazione mi fa attraversare tre stanze. Arriviamo in un salone dove Venezia troneggia in tutto il suo splendore: firmato Canaletto. Alle pareti c'è una stupenda pinacoteca. Non ho mai dimenticato l'impressione di quel momento. Quei dipinti erano conosciuti da chiunque frequentasse la sua casa e le sue serate. Ma quel giorno quei quadri erano per me. E solo per me. La contessa, che aveva capito la mia passione, me li aveva “offerti”.



 

Cerca