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Fatti&Misfatti / Il filo verticale da' fastidio

Lunedì 20 Luglio 2020


basket-20


“I presidenti federali messi in scadenza si domandano perché si può andare a teatro e non in un palazzetto, purtroppo lo chiedono agli stessi che ci hanno intontito dicendo al mattino quello che negavano alla sera.”

 

Oscar Eleni

 

Davanti alla roccia variopinta in una valle che va dal Mar Morto al Mar Rosso per tenere lontane le zanzare che affollano le terre dei falsi liberi. Buttare via le catene dell’ignoranza non è così facile anche se dal cartaceo fatiscente alle cosche sui siti sembra che le opinioni dei mostri 2020 contino più di tutto il resto. Un po’ come i teatrini calcistici sulle televisioni locali dove, fra un tempo e l’altro, gli allenatori vengono spellati, bruciati, irrisi, salvo poi cambiare idea. Per un paese calcio centrico meglio la diretta in casa del tifoso che una veglia davanti al genio.


Questa Domenica però, noi l’abbiamo passata in compagnia di Mattia Torre, camminando con lui nella linea verticale dove ha raccontato il suo e il nostro male, un viaggio nel dolore e nell’ipocrisia.


Peccato dover analizzare lo sputo del brocco che manca uno stop da scuola giovanile, un sacrilegio perdersi la creatività dove davvero esiste. Non certo nelle tane dal burocrate ottuso, negli uffici di ministeri che si confondono davanti a richieste semplici tipo quando e dove possiamo ricominciare. Dall’altra parte sembra di trovarsi sempre davanti a Totò e Peppino che domandano al vigile milanese dove devono andare per andare dove devono. Noio, dice il signor ministro, non sappiamo ancora. I presidenti federali messi in scadenza si domandano perché si può andare a teatro e non in un palazzetto, purtroppo lo chiedono agli stessi che ci hanno intontito dicendo al mattino quello che negavano alla sera. Tutti in maschera? Ovvio. No, scusate, ah sì, beh fate voi.


Tutti appesi al filo come Valerio Mastandrea che domanda alla moglie, al medico se gli stanno dicendo la verità o se si nascondono dietro il luogo comune del fare un passo alla volta, soffocando davanti alle prescrizioni di medicine che vengono servite parandosi le natiche con una serie agghiacciante di controindicazioni, di eventuali disastri per il corpo infetto o da infettare. Nei giorni in cui Ranieri è tornato il santo di Leicester, il grande navigatore trasteverino che ha salvato la Samp e Ferrero, nelle ore dove Pioli potrebbe mettersi a ridere pensando alle capriole del nuovo Milan, saggio abbastanza per sapere che le prossime due partite potrebbero rimandarlo dove volevano in tanti dopo il primo tempo col Brescia, negli altri mondi sportivi sembrano tutti come il capodoglio imprigionato in reti abusive.

Commuove il risveglio dell’atletica che a Savona si è accorta di avere qualcosa o qualcuno da proporre a chi se ne era dimenticato. Nella speranza che ascoltino Larissa Iapichino e non ne facciano una statua di cera, sognando che tutti possano avere la luce negli occhi di Re, Tortu, Jacobs, Fabbri, Bogliolo, felici che il mondo scopra altri fenomeni oltre a Duplantis, noi facciamo la ronda al Monte Stella nella Milano che fu il regno di Cova, Panetta, Erba e, naturalmente, Rondelli e la Pro Patria del Mastropasqua, per capire se i cerberi che non volevano farti uscire di casa riusciranno a prendere gli stupratori seriali.

La pandemia sull’uscio: il virus torna o non torna? Ci beviamo sopra? Attenti a quello che dite, anche se date consigli giusti, perché sembra logico mettere dieci ristoranti uno dietro l’altro nella stessa via e poi vi accusano di sacrilego se suggerite che forse si dovrebbero cercare altre vie scoprendo che più di uno non ce la potrebbe fare.

Cambiare il modo di combattere. I primi a farlo dovrebbero essere Righi, vera luce del volley che da un baskettaro ha preso il meglio, e l’ex hockeysta Gandini a cui un medico non tanto sapiente, ha detto di prendersi sulle spalle la lega basket dei dissociati a prescindere: noi siamo noi e voi non siete nulla. Il Gandini che ha conosciuto le delizie milaniste, le sottigliezze romane, ha provato a bussare alla porta del ministro Spadafora. Gli hanno risposto i muri. Un silenzio assordante. Volete sapere come fare per le quarantene, gli allenamenti, per la riapertura dei palazzi? Siete davvero egoisti, che ne sappiamo noi se ancora oggi nessuno sa quando riapriranno le scuole. Non siete negozi per l’infanzia, tabaccai, voi vorreste anche il pubblico? No, non la folla, ma insomma un modo per riaprire almeno un dialogo e, magari la borsa.

In questa confusione ben descritta da Sciaiscione sulla Prealpina, pregando perché chi resiste sui siti non molli mai, siamo nel deserto di Gobi aspettando il 31 luglio per sapere se il basket avrà un campionato serio, vero. Bilanciato? Impossibile, ma come sempre. Però qualcosa si potrebbe anche fare perché gli Abbondio al potere, quelli che starnazzano gridando spazio agli italiani, non hanno mai cambiato le regole sui sei stranieri in Serie A, figurarsi adesso che in casa Spadafora stanno per far sparire pure il vincolo che era l’unica garanzia per le società di base prima che i lanzichenecchi con il patentino da agente per transazioni sportive invadessero il mar Morto e anche quello in Rosso.

Eh sì, nelle riforme hanno pensato pure questa, dimostrando di non aver mai passato una notte senza cena per mandare avanti una società. Liberi tutti di arricchire chi non c’era quando ti sei presentato balbettante al campo, in piscina, alla palestra, senza sapere un fondamentale, senza sapere niente, ma non diteci che dovremmo credere se ci garantite che metterete in campo i vostri nuclei antisofisticazione per evitare abusi. Quando mai, in un mare così vasto come dimostrano i nuovi caduti dal pero delle partite truccate, dei giovani sfruttati, degli arbitri di periferia usati in sala scommesse.

Comunque sia il basket reagisce anche riaccogliendo Roberto Allievi, nuovo presidente della Cantù che la sua famiglia ha reso grandissima nel tempo, uno da linea verticale come sanno anche in Lega dove ha dovuto faticare per tenere insieme gente che valeva certo molto più di quelli di oggi. Servirà uno come lui anche a Gandini, servirà a tutti adesso che il cinema all’aperto che voleva Petrucci dovrebbe presentare una Serie A con 16 squadre perché a Roma, sembra, si dice, lo sanno già tutti, troveranno il modo per piangere eventualmente dopo, ma intanto loro restano in Serie A e se Cremona dovesse proprio cedere, anche se Cusin ha urlato per far ripensare il Vanoli scoraggiato, allora ecco Torino rivestita d’argento dalla cordata turca di Ergin Ataman, allenatore che quest’anno meritava una finale di Eurolega, uomo dalle mille risorse che non a caso si è trovato subito in sintonia con Sardara, uno che sa dare corpo ai sogni.

Saranno sedici, ma nessuno sa dove le faranno giocare. Vedremo. Intanto i credenti vanno avanti, come ad Udine dove si stanno inventando di tutto per dare vita al basket, di livello, ma anche giovanile. A Reggio Emilia hanno subito lanciato un salvagente al Giordano Consolini che ha lasciato la Virtus, vita sua per anni gloriosi, tantissimi, con una lettera splendida, da meditazione anche in casa bianconera dove ci hanno subito smentito riportando nella nobil casa Abbio. Perché zittito? Beh visto quel divorzio inspiegabile ci eravamo rassegnati: alla Virtus il vivaio non interessava più. Sembrava. Pensavamo che Messina offrisse al suo paladino di anni dorati una casa a Milano, ma anche lassù niente, per cui eravamo depressi.

Sì, i vivai costano e ti ruberanno tutto. Se resiste la regola dei sei stranieri perché faticare in palestra? Se hai fortuna te la cavi, molto più duro stare in A2 dove il limite costringe a cercare dove la fonte si è inaridita. Il filo verticale a troppa gente dà fastidio, preferiscono se stai orizzontale, ascoltando la loro tronfia ignoranza.


 

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