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I sentieri di Cimbricus / Nuove frontiere e nuove bandiere

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Venerdì 10 Luglio 2020

 

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In un mondo globalizzato, i confini si fanno sempre più labili: più che altro ridotti ad entità geografiche. Tanto che nello sport, nell’atletica in particolare, i passaporti stanno diventando variabili occasionali.

Giorgio Cimbrico

Il mercato dell’atletica si è sviluppato su poche direttrici. Una è quella che ha portato un rilevante numero di kenyani, etiopi e nigeriani a gareggiare per il Qatar, il Bahrain e gli Emirati Arabi con indubbi vantaggi economici per gli atleti e le atlete e per i paesi cedenti. Sarebbe il caso di notare che tre acquisizioni del Bahrain – la siepista Jebet, la maratoneta Kirwa e la quattrocentista Adekoya – sono state pesantemente punte per positività al doping e che Salwa Naser (che non fa parte della campagna acquisti avendo un padre cittadino di quell’emirato) è stata fermata per aver saltato quattro controlli a sorpresa, ma tutto questo fa parte di un altro filone molto in vitro.



Attiva, nel campo delle acquisizioni, è sempre stata anche la Turchia, fornita di una buona “batteria” di mezzofondisti kenyani e etiopi, di un paio di giamaicani nello sprint, di un cubano negli ostacoli e di un azero, Ramil Guliyev, che ha portato la più seria minaccia all’ultraquarantennale record europeo di Pietro Mennea.

Per il resto i cambiamenti di nazionalità e di bandiera sono spesso i frutti e le conseguenze di vicende private o famigliari, di trasferimenti e di cambi di residenza di natura tecnica o che facilitano la partecipazione alla “season” europea, e in quest’area finiscono i cubani e le cubane che hanno dato un eccellente contributo alle fortune di Italia e Spagna.

Oggi disponibili a lasciare la loro “rodina” (patria) sono due nomi di peso assoluto: Mariya Lasitskene, già Kuchina, e Anzelika Sidorova, le più colpite dall’enorme “affaire” che ha portato la federazione russa a un passo dalla radiazione, dall’uscita della famiglia più sterminata dello sport: la IAAF, ora World Athletics.

L’ultimo capitolo della vicenda che ha scoperchiato lo scoperchiabile riguarda la multa di 5 milioni di dollari che la federazione russa doveva pagare entro il 1° luglio. Denaro non disponibile, hanno risposto da Mosca. Ma come, con tutti quegli oligarchi che comprano yacht che sembrano la Bismarck, che mettono le mani sulle case piĂą belle di Londra e dintorni, che piantano profonde radici in Costa Azzurra, non ce n’è uno disposto ad aiutare la povera atletica russa stanziando una cifra che per noi equivale a un caffè?  

Sic stantibus rebus, è sospeso anche lo status di Atleta neutrale autorizzato (ANA) che ha permesso a un gruppetto di gareggiare i Mondiali e gli Europei creando uno spazio nel medagliere a questa squadra che non c’è.

La caucasica Mariya ha attaccato chi ha fornito coperture e non si è mai curato degli atleti puliti; la moscovita Anzelika è stata molto realistica: “Se mi tolgono il lavoro, che faccio?”. Non sono un profondo esperto di regolamenti sul cambiamento di nazionalità e sulla relativa eleggibilità per un altro paese, ma dal 2017 le due ragazze, provette entrambe in ascensioni, non gareggiano per la Russia e la possibilità che possano trovare un ricco asilo altrove è molto solida. Tanto per dare una direzione possibile: il marito di Mariya è lituano. Nella situazione di Mariya e di Anzelika, c’è anche i siberiano Sergei Shubenkov, ostacolista di razza pura, gran agonista.

Sempre in tema di nuove bandiere cercate e trovate, ecco la storia di Bruce Kennedy, così sfigato che al confronto Paperino veste i panni del fortunatissimo cugino Gastone.

Bruce, giavellottista rhodesiano, si qualifica per i Giochi di Monaco ’72 ma ai rhodesiani, con gran dispetto del noto campione di tolleranza Avery Brundage, non viene concesso di partecipare. L’apartheid di Salisbury pare fosse peggio di quella sudafricana. Nel ’76 si qualifica per i Giochi di Montreal, quelli del boicottaggio dei paesi africani, promosso da Julius Nyerere, contro i rapporti rugbistici tra Sudafrica e Nuova Zelanda. La Rhodesia risulta ancora bandita.

A questo punto Kennedy lascia la Rhodesia, va negli Stati Uniti, sposa un’americana, diventa cittadino degli US e ai Trials dell’80 è secondo, già sapendo che non andrà a Mosca, dopo il boicottaggio pronunciato all’inizio dell’anno da Jimmy Carter. Il buffo – o il tragico, per Bruce – è che nel frattempo la Rhodesia è diventata Zimbabwe e a Giochi partecipa. Morale: Bruce entra finalmente in uno stadio olimpico, il Coliseum, nell’84, ma come guardiano di una delle porte di accesso.

 

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