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Piste&Pedane / Tortu si, Tortu no: stagione olimpica in salita?

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Martedì 7 Luglio 2020


tortu-rieti-20

 

Prudente partenza col freno a mano tirato o qualcosa di più, da analizzare e rivedere? Ma qualche domanda pare lecito porsela. Nel timore che l’esposizione mediatica (eccessiva?) finisca per offuscare il valore tecnico.

Daniele Perboni

Premessa, doverosa. A) il sottoscritto non ha nulla “contro” il divin piè veloce Pippo; B) il vostro cronista si premura di farvi sapere che non gioisce per il passo falso occorso (al divino) in quel di Rieti; C) la speranza nostra, come di tutti presumiamo, è che l’osannato, amato, prediletto giovin signore dello sprint nostrano sappia riscattarsi e ritornare a risultati cronometrici degni di tanta fama. Punto a capo. Alla luce di quanto scritto poc’anzi ci premuriamo di avvisarvi che quanto troverete nel prosieguo della scrittura non è una critica all’operato del clan Tortu (anche se non condividiamo appieno il dettato tecnico agonistico elaborato dal papà-allenatore), ma trattasi di considerazioni originate dopo, appunto, la poca consistenza tecnica scaturita alla “prima” agonistica. Ricordiamo: 10”28/+0,7 in batteria e 10”31/-0,1 in finale circa un’ora più tardi.

Dopo il famoso e ritrito 9”99 di Madrid 2018, Filippo è assurto alle cronache sportive, e non solo, non tanto per la valenza cronometrica di quel risultato (alla fine dell’anno quel “prodotto” valeva all’incirca la cinquantesima posizione nella lista mondiale), ma piuttosto per aver scalzato dall’albo dei primati un certo Pietro Paolo Mennea da Barletta che in quel di Mexico City, nel 1979, lo abbassò a 10”01. Da quel dì ad ogni piè sospinto è stato seguito, analizzato, intervistato, studiato, anatomizzato, sviscerato in ogni sua singola cellula, parola, movimento.

Un’uscita dai blocchi a Giussano provoca un’ondata di notizie su tutti gli organi d’informazione nazionali e locali (e questo è un bene per l’intero movimento); una variazione al programma di allenamento ed ecco che si muovono un paio di “inviati”; l’Achille brianzolo si lascia sfuggire una nota musicale è già diventa l’esperto da invitare al Festival di Sanremo. Lo scorso settembre ha agguantato per un millesimo la finale mondiale di Doha (settimo in 10”07/+0,6), riportando una maglia azzurra nell’olimpo della velocità dopo Pierfrancesco Pavoni ai Mondiali romani; e questo è stato un altro punto a suo favore nella marcia verso l’immortalità sportiva.

Insomma, un furore come se ne erano visti pochi verso un ragazzo che ha sì grandi, anzi, enormi potenzialità ma sino ad ora è rimasto inchiodato alla stazione madrilena, con quel misero centesimo sotto la soglia dei dieci secondi. Se non si prende in considerazione il 9”97 ventoso (+2,4) di Rieti 2019. In pratica non pare anche a voi che in alcuni casi il buon Filippo sia stato un cicinin sopravvalutato?

Per curiosità siamo andati a spulciare le liste italiane 2018 e 2019 e le abbiamo confrontate con quelle del 1972. Perché proprio quell’anno? Perché quaranta e passa anni fa l’uomo a cui Tortu è sempre stato accostato (Pietro Mennea) aveva l’identica età del nostro nuovo astro nascente. Mennea era nato il 28 giugno 1952 mentre Tortu ha visto i natali il 15 giugno 1998: vent’anni per entrambi.

Alla fine di quella stagione olimpica, che per il barlettano coincise anche con il bronzo sui 200 metri, Mennea corse nove volte i 100, quattro volte i 200 con cronometraggio elettrico e tredici volte la distanza con il manuale. Sulla distanza breve il top lo raggiunse con il 10”0 di Milano (16 giugno) e il minimo con il 10”5 di Molfetta (21 maggio, corrispondente all’esordio agonistico). Sui 200 il meglio lo diede nella finale olimpica con 20”30. Ecco, invece, le due stagioni di Filippo: 2018: 8 volte i 100; 2019: 7 volte i 100 (otto se consideriamo il 9”97 ventoso); una volta i 200 con 20”36.

Per entrambi non sono state prese in considerazione le eventuali partecipazioni a staffette. E qui ritorna d’attualità l’annoso refrain dei periodi precedenti: Pippo gareggia troppo poco! Vero, falso? Tesi contrastanti che, per ora, non hanno dato spazio a nessun altro che non sia il padre allenatore Salvino. Così ha deciso. Così è e deve essere. Altro punto a capo.

Cosa ci dicono queste “piccole” curiosità? Probabilmente nulla, ma possono fornire spunti sull’approccio agonistico, sulla preparazione atletica dei due campioni e sull’enorme attenzione che suscita ogni mossa del primatista italiano. Dalle parole e dagli atteggiamenti di Filippo e del suo entourage non traspare nessuna sorta di fastidio e di nervosismo per questa continua “caccia all’uomo”. Conoscono perfettamente i “meccanismi” che muovono tali attrattive e le usano a meraviglia, sfruttando ogni occasione utile. Legittimamente. Ma sotto sotto il ragazzo potrebbe anche esserne contrariato, disturbato, tediato con conseguente penalizzazione delle sue prestazioni.

Per ora non resta che attendere altri confronti agonistici. Il che avverrà il 16 luglio prossimo a Savona. Pista da sempre favorevole a ottimi risultati. Allo stadio della Fontanazza avrà come avversario quel Marcel Jacobs che già lo sopravanzò fra le fotocellule nel 2016 (10”23 a 10”24) e perse di poco nel 2018 (10”08, 10”04 in batteria, a 10”03). Insomma una sfida fra i due azzurri più veloci degli ultimi anni. Per entrambi si tratterà della seconda uscita stagionale (esordio di Jacobs sabato 11 luglio sulla pista di Rieti), nella speranza che gli organi di informazione diano uno spazio adeguato ad entrambi. Anche se più di un dubbio già ci assale.

 

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