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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Duribanchi / Noi e Loro: l'importante e' esagerare

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Mercoledì 24 Giugno 2020

 

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“C'è una cosa che sta sfuggendo: Covid 19 ci sta imponendo maggiore virtù. Ci sta imponendo di rispettare la natura. Di aiutare il prossimo in difficoltà. Perché di Covid si può guarire, ma di egoismo si schiatta.”

Andrea Bosco

O noi. O loro. Siamo al set finale. E non sono previste rivincite. Il Covid ha cambiato le nostre vite. Niente sarà più come prima. Ma gran parte dell'umanità sembra non rendersene conto. La maggior parte “rifiuta” di accettare che saremo costretti a convivere a lungo con il maledetto virus. Basterebbe non considerare i numeri pura statistica, ma “persone”. Morti reali che i telegiornali quotidianamente appena sfiorano. Il nostro stile di vita non tornerà quello di prima, nonostante i ragli di questo o quel governatore, di questo o quel presidente. C'è una cosa che sta ai più sfuggendo: Covid 19 ci sta imponendo maggiore virtù. Ci sta imponendo di rispettare la natura. Di aiutare il prossimo in difficoltà. Perché di Covid si può guarire, ma di egoismo si schiatta. Quindi noi: o loro.

Noi che senza essere razzisti dicevamo “negro” per definire un uomo con la pigmentazione più scura. E che sognavamo davanti alla tv in bianco e nero di avere l'elevazione e i fondamentali di Oscar Robertson. E loro: con la coscienza sporca che stanno picconando la storia. Il monumento a Teddy Roosevelt, all'entrata del Museo di Storia naturale di New York troneggiante a cavallo, accompagnato da un nativo delle plains e da un afroamericano a piedi è diventato improvvisamente “intollerabile”.

Era lì dal 1940 e nessuno aveva finora osato discutere il presidente che diede il via libera alla costruzione del Canale di Panama. Che varò norme antitrust a garanzia della concorrenza commerciale. Che fece licenziare una legge per il controllo della qualità dei cibi. Che riformò il sistema fiscale statunitense, promuovendo l'imposta sul reddito. Che organizzò la macchina amministrativa della capitale, Washington. Che lanciò una grande battaglia per garantire il voto alle donne. Che per la sua mediazione nel conflitto russo-nipponico ricevette il Nobel per la pace. Che costituì il National Park Service: quei meravigliosi parchi americani che almeno una volta nella vita ognuno di noi dovrebbe visitare. Sì: l'uomo che andava a caccia di grizzly, consentì agli orsi, ma anche ai bisonti, ai puma e alle aquile, alle alci e alle capre di montagna di evitare, grazie a quei parchi, l'estinzione.

Noi: che consideriamo Gianni Brera un maestro. Punto. E loro: che si indignano per il suo (presunto) razzismo e per quel suo “squadre femmine” che le femministe hanno bollato come “irricevibile”.

Noi: che ci siamo sempre affidati con speranza alla giustizia e alla magistratura. E loro: i Palamara. La poco commendevole consorteria della quale abbiamo solo recentemente “scoperto” ma sulla quale in tempi non sospetti l'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga aveva ammonito: “una associazione a delinquere”.

Noi: che da 37 anni aspettiamo pietas e verità per la famiglia di Emanuela Orlandi. E loro: la “banda” di impuniti, che la sequestrò e la fece sparire perché aveva visto “qualche cosa che non doveva vedere”. Noi: che (senza commettere alcun reato) vogliamo continuare a pagare in contante, quello che ci pare, quando ci pare. E loro: che vorrebbero controllare anche quante sigarette fumiamo al giorno. Noi: che siamo disposti a morire per garantire la libertà di espressione e di pensiero di chiunque. E loro: che per un (odioso) insulto vorrebbero privare i cittadini della patente, della possibilità di accedere ai pubblici uffici, addirittura del diritto di voto.

Noi: che curiamo e tuteliamo i nostri amici a quattro zampe. E loro: che i cani li mangiano. Noi: che pensiamo che ogni forma di dittatura sia uno sconcio. E loro: per i quali quelle “del popolo” (specie se sudamericane) hanno mille giustificazioni. Noi: che vorremmo esercitare il diritto di andare a votare. E loro: che con la scusa del Covid hanno sospeso la democrazia, costellando di graffiti la Costituzione. Noi: stufi di essere dissanguati da un sistema fiscale iniquo. E loro: che considerano le tasse un bancomat. Noi: stanchi di corruzione che vorremmo vedere a Milano un metro di metropolitana esente da tangenti. E loro: che sulle tangenti campano, hanno sempre campato e continueranno a campare.

Noi: che paghiamo per poter tornare con la nostra auto a casa nostra, nel nostro privato parcheggio. E loro: che costruiscono inutili piste ciclabili. Che viaggiano su monopattini sui quali, passata la “moda”, nessuno più salirà. Noi: che se becchiamo una multa per divieto di sosta corriamo alla posta per pagarla. E loro: che sanno chi siano i vandali della statua di Montanelli, ma fingono di non conoscerli. Nella speranza che se fingeranno abbastanza a lungo la pubblica opinione se ne dimenticherà. Noi: che abbiamo avuto la fortuna di vedere Brigitte la donna “creata da Dio”. E loro: che reputano che la bellezza sia una donna creata dai chirurghi.

Noi: che da lui mai acquisteremmo un'auto usata. E lui: l'avvocato del popolo che con 35.000 morti sulle spalle e 163 medici deceduti spiega enfaticamente che “rifarebbe tutto”. Lui che “rende edotto il Parlamento”. Lui che quel Parlamento ha trasformato a colpi di Dpcm in un baraccone da “informare” a scadenze fisse. Lui, novello Re Sole che per una settimana ha incontrato patrizi e plebei a Villa Pamphilj “annunciando” di tutto e di più. Lui che fece addobbare con guida rossa in stile Eliseo il palchetto nel cortile di Palazzo Chigi nell'esercizio che preferisce: arringare i giornalisti. Lui che ha scambiato con i suoi press pack Piazza Colonna per Downing Street. Lui che giornalmente tracima dai teleschermi più di un assorbente o di un dentifricio. “L'importante è esagerare” cantava Jannacci. E lui lo fa: pochette incollata al taschino, mandibole alla Gagà di Montesano, naso al vento alla Pinocchio. Non spremetevi per individuare il Gatto e la Volpe. E' facile: sono “in società”. E secondo la vulgata governativa di “loro, ti puoi fidar”. O noi, o loro. Inevitabilmente.

 

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