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Duribanchi / Montanelli e la sua storia? Controcorrente

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Mercoledì 17 Giugno 2020

 

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“Indro non aveva la fede. Ma conosceva la forza del perdono. Perdonò i brigatisti: figli della borghesia radical chic milanese che brindò a champagne il giorno in cui venne gambizzato. Anni dopo li perdonò.”

Andrea Bosco

Nelle Fiandre è toccato alla statua di Giulio Cesare. Negli Stati Uniti a quelle di Cristoforo Colombo e dei generali della Confederazione: vandalizzate. A Praga è stato lordato il monumento a Wiston Churchill. Siamo prossimi alla furia iconoclasta dei talebani contro le statue di Buddha, e a quella dell'Isis contro il sito archeologico di Palmira. L'ennesima morte violenta di un afroamericano per mano della polizia negli Stati Uniti (con relative altrettanto violente contestazioni sfociate in devastazioni e saccheggi) ha innescato l'emulazione degli europei. Che notoriamente arrivano “dopo”. Ma che spesso hanno dimostrato di saper fare “meglio”. Gli Stati Uniti convivono con molte piaghe, la questione razziale in primis. Ma gli Anni di Piombo, gli USA, se li sono risparmiati.

La pretesa di azzerare la Storia, “ripulendola”, ha toccato le anime tremule della Disney. Che ha provveduto a ritirare dalla sua library “Via col vento”, film pluridecorato agli Oscar, per i contenuti oggi reputati “politicamente scorretti”. In effetti Hattle Mc Daniel, l'attrice che vinse l'Oscar (ma che fu costretta a ritirarlo in una saletta riservata ai neri), che nei panni di Mami interloquisce con Miss Rossella in “negrese”, offre una rappresentazione caricaturale e deformata della gente di colore ai tempi della Guerra Civile Americana.

Sarebbe da ridere (Clark Gable fosse ancora in vita, forse avrebbe sibilato il suo celebre “francamente me ne infischio”) se non fosse tragico. Una azienda dolciaria elvetica ha pensato di ritirare dal suo catalogo dolcetti noti come “moretti”.

Il talebano che alberga in ogni “collettivo” ha preso di mira Shakespeare per via di quel suo geloso, omicida, Otello. A Manchester una studentessa ha ricoperto le parole della stupenda “If” perché anche il “Libro della Jungla” di Kipling è stato giudicato razzista. Dalle programmazioni radiofoniche potrebbero sopprimere l'ascolto di Edoardo Vianello perché i suoi Watussi sono definiti nel testo oltre “che altissimi” anche “negri”. Adesso del “nigger” se lo possono dare, tra di loro, solo gli afroamericani. I bianchi evitino anche il “black”. Afro, allora? Meglio “uomo”: per come la vedo io.

Fossi Luigi Brugnaro mi preoccuperei: in Piazza San Marco sulla Torre dell'Orologio a battere con un martello la campana delle ore ci sono due Mori. In realtĂ  sono due pastori: uno vecchio e barbuto, l'altro giovane. Visto che sono di bronzo e il tempo li ha inscuriti, a Venezia da secoli li chiamano Mori. Razzisti anche i veneziani? Rifacciamo tutte le guide turistiche chiamandoli Pastori? A proposito di talebani: quando a Venezia arrivarono i rivoluzionari di Napoleone pagarono gli scalpellini lagunari per far rimuovere numerosi Leoni. Bonaparte si fregò anche i diamanti incastonati nei bulbi oculari dei quattro cavalli della Basilica. Del resto i veneziani quei cavalli li avevano rubati ai bizantini: assieme a numerose colonne della basilica. Così facevano tutti: se andate a Cordoba, vedrete che la Mesquita è costruita su capitelli ionici, dorici, e da millanta altri. Tutta roba rubata da un esule arabo: Abd-al-Rahman. Cacciato da Damasco saccheggiò mezzo Mediterraneo per ampliare un precedente tempio visigoto. E visto che con quelli di Damasco ce l'aveva a morte, la Mesquita, l'emiro Abd-al-Rahaman invece che verso la Mecca, la fece costruire orientata verso sud. Insomma: la Mesquita dĂ  le “terga” alla Mecca.  

I Pisquanelli di Milano hanno chiesto al sindaco di rimuovere la statua di Indro Montanelli. Un Collettivo Studentesco è passato alle vie di fatto, rovesciando sul monumento del più celebre giornalista italiano vernice rossa e riprendendo il tutto in un video. Sanno chi sono. Ma resteranno impuniti. Come la black block figlia di papà con Rolex al polso immortalata, anni fa, in Corso Magenta a Milano intenta a sfasciare vetrine e ad incendiare automobili. La colpa di Montanelli? Nota: e da lui medesimo raccontata. In Abissinia, ufficiale degli Ascari, durante la guerra coloniale, sposò è “giacque” con una ragazzina quattordicenne, secondo le usanze tribali di “madamato” vigenti novant'anni fa nelle colonie dei paesi colonizzatori. Riprovevole? Certamente. Anche allora. Ma il Montanelli “assassino, capitalista, fascista, pedofilo, razzista, sessista” fa parte del repertorio di una parte politica affetta da stabile strabismo.

La storia non può essere riscritta. Garibaldi tornò in Italia (e l'attraversò) accompagnato oltre che da Anita da un servitore nero. Lincoln, simbolo dell'antischiavismo, nel 1862 a guerra civile in corso, promulgò un atto in base al quale ogni cittadino che ne avesse fatto richiesta avrebbe potuto ottenere nella terre “libere” del West un appezzamento di 170 acri (65 ettari). Solo che quelle terre non erano libere: appartenevano ai pellerossa. La Guerra Civile Americana non fu una guerra per l'abolizione della schiavitù. Fu una cosa molto più complessa. E Lincoln con l'Homestead Act, di fatto, mise una pietra tombale sul futuro delle Nazioni Indiane. Con i coloni arrivarono gli speculatori, i cacciatori di bisonti, i cercatori d'oro, gli allevatori e i razziatori. Arrivarono soprattutto le ferrovie interne. E per i Sioux, i Cheyenne, i Corvi e i Piedi Neri, fu la fine .

In poco piĂą di vent'anni gli indiani furono cancellati. L'ultimo, Geronimo, si arrese nel 1886.

I Pisquanelli vogliono riscrivere la Storia? Il materiale è sterminato: più lungo dell'elenco del telefono. In Italia e nel mondo. Attori, giornalisti, musicisti, pittori, registi, scrittori. Insospettabili politici della Prima Repubblica che “quando c'era Lui” insegnavano “mistica fascista”. Anche se va detto che in quella infelice stagione chi non aveva la tessera del partito unico, non poteva lavorare, spesso non poteva mangiare. E non tutti si chiamavano Sandro Pertini. Non tutti avevano il suo fegato. I Pisquanelli che vorrebbero rimuovere la statua di D'Annunzio a Trieste, non sanno cosa l'Italia debba al Vate. Se ogni domenica parlate di “scudetto”, cari Pisquanelli, lo dovete a lui. Idem quando vi ingozzate di “tramezzini”. E se salite sulla vostra automobile, beh, sempre lui scrisse al senatore Agnelli, spiegando che l'auto non poteva che essere, con “le sue forme sinuose” (il Vate “ci dava” da matti) che un termine “femminile”. E visto che siete di Milano, cari, almeno una volta nella vita avrete messo piede alla Rinascente: anche quel nome è una sua invenzione.

Un giornalista che sforna quotidiano umorismo ha definito la vernice sulla (non bellissima) statua di Montanelli un “gesto fascista”. E' vero: benché il vostro cuore batta a sinistra siete fascisti. Agite da fascisti. A volto coperto. Come i “manganellatori” che distribuivano olio di ricino nel Ventennio.

Ho conosciuto Indro Montanelli perché per cinque anni ho lavorato con lui. Detestava le statue e credo che dall'aldilà abbia recapitato all'ex sindaco Albertini (che la volle) le “sue”. Non ha bisogno di difensori. Quella di Montanelli, benché ai Gad Lerner in “servizio permanente” dispiaccia “la devozione di cui è fatto oggetto” è stata una lunga storia: controcorrente.

Storia che è zeppa di errori e di orrori. Piena di uomini che hanno sbagliato e che si sono redenti. Per quanto ne so Indro Montanelli non aveva la fede. Ma conosceva la forza del perdono. Perdonò i brigatisti: figli della borghesia radical chic milanese che brindò a champagne il giorno in cui Indro venne gambizzato. Anni dopo li perdonò. Lo fece pubblicamente. Ci fosse ancora, credo avrebbe liquidato i verniciatori con una citazione di Sterne che gli piaceva: “Solo i coraggiosi sanno perdonare. Un vigliacco non perdona: non è nella sua natura”.

La vigliaccheria: madre della crudeltà. Questa è di un francese. Ma questa, se proprio volete, cari Pisquanelli, cercatevela. Avete avuto (anche qui e per colpa mia) un immeritato spazio. In fondo chi siete? Per dirla con il Marchese del Grillo (è il centenario del grande Albertone): “Lui (Indro) era lui. E voi non siete un ca...”.

 

 

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