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Venerdì 5 Giugno 2020

 

la torre-2020


La Torre: “Chiaro che si tratta di una iniziativa anomala e nessuno intende mantenerla per sempre. Occorre mettersi in testa che questi non sono i classici 800 che conosciamo. Ma in alternativa che cosa si poteva proporre?”

Daniele Perboni

I “due giri di pista” sono una delle prove classiche del programma atletico internazionale. Come test di efficienza richiedono un’alta combinazione di velocità, coraggio e intelligenza e offrono pertanto uno spettacolo pienamente godibile per intensità e giusta durata. […] Il senso del passo di corsa e la tattica giocano pure un ruolo importante […]. Così scriveva Roberto L. Quercetani su il “Mezzofondo. La magica storia degli 800 metri e dintorni”.*

Sono passati quasi tre decenni, sei Giochi Olimpici, quattordici Campionati Mondiali, una pandemia, il record del mondo apparteneva a Seb Coe con 1’41”73 (in cima ora troviamo il keniano David Rudisha a 1’40”91). Corrisponde ancora alla realtà quanto scriveva lo statistico/storico fiorentino? Già, perché da ieri, causa Covid-19, la World Athletics (ex IAAF) ha accolto i suggerimenti proposti dalla FIDAL per correre gli 800 interamente in corsie alternate (con buona pace della tattica, …), oppure a cronometro, con partenze distanziate di otto secondi. Come sostiene qualcuno sarà come “Ciücià un ciod rüsan” (succhiare un chiodo ruggine) oppure l’inizio di una nuova storia?

«Mettiamoci in testa un dato – sbotta Antonio La Torre, DT della Nazionale –, gli atleti ci chiedono di competere, vogliono gareggiare. Guardate cosa si sono inventati gli astisti per esempio o in altre parti del mondo. E dato che dobbiamo sottostare a regole sanitarie e politiche – che travalicano anche i confini nazionali, aggiungiamo noi – abbiamo dovuto correre ai ripari. La nostra soluzione, avallata dalla Federazione Internazionale che si è complimentata, grazie anche al bellissimo lavoro di Luca Verrascina, Fiduciario Nazionale GGG, non è arrivata per caso, ma è stata la risposta ad un bisogno degli atleti».

«Chiaro che si tratta di una iniziativa anomala e nessuno intende mantenerla per sempre. Occorre mettersi in testa che questi non sono i classici 800 che conosciamo. Ma in alternativa che cosa si poteva proporre? Ad un anno dalle Olimpiadi lasciamo i ragazzi senza gareggiare? Tutti auspichiamo un ritorno al passato, ma, ripeto, nel frattempo? La soluzione quale era? Mettere la testa sotto la sabbia e attendere tempi migliori? Mi chiedete se con questa formula verranno meno l’agonismo e la tensione in gara. Rispondo che per assurdo la carica agonistica potrebbe essere esasperata».

Fiducioso e positivo il DT. D’altronde la carica che ricopre non permette di abbassare la tensione. Doveva “smettere” i panni del capo a fine anno ed ora si è visto prolungare l’incarico di altri dodici mesi. «E con questa pandemia e lo smart working sto lavorando anche sedici ore al giorno».

«Chiaro che non saranno più gli 800 di prima – sottolinea Gianni Ghidini, responsabile nazionale del mezzofondo veloce (tecnico di Amel Tuka, Bosnia-Herzegovina, argento a Doha 2019, 1’42”51 di personale e, prima ancora, di Andrea Benvenuti, campione Europeo a Helsinki ’94 –, sarà una gara totalmente diversa: diventeranno un 400 corso due volte. Prova snaturata? Forse, ma non più di tanto. Anche prima, con le lepri si vedevano manifestazioni falsate. La proposta che abbiamo presentato è nata dopo aver ascoltato i tecnici ed i migliori atleti di ogni categoria: dagli allievi ai seniores. Da tutti è arrivata un’unica indicazione: gareggiare, indifferentemente in corsia o a cronometro».

«Con queste novità – continua La Torre – abbiamo contribuito a tener viva l’attenzione sul nostro sport e sugli atleti. Insomma, ci siamo inventati nuove opportunità. Prendete le visualizzazioni sulle nostre piattaforme. Fra Facebook, YouTube e Instagram stiamo viaggiando verso due milioni di visualizzazioni, trenta, quarantamila al giorno. Un’arma in più da usare per le prossime contrattazioni con i vari sponsor. E i seminari tecnici sul web (webinar)? Sino ad ora abbiamo avuto diecimila presenze, segno che gli argomenti proposti sono più che interessanti. E i contenuti rimarranno a disposizione per tutti».

Stando ai numeri sciorinati la curiosità è tanta. La fatica sarà ripagata?

* Vallardi & Associati, Milano 1992 – pag. 350

 

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