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Piste&Pedane / Cronache post-Covid: pellegrinaggio al XXV Aprile

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Martedì 2 Giugno 2020

 

xxv aprile 


In attesa degli effetti della fase-3, per credere nella ripartenza niente di più appriopriato di una visita votiva al luogo simbolo dell'atletica milanese, dei Cova e dei Panetta. Un mondo a parte.

Daniele Perboni

Finalmente il compagno è tornato, insostituibile di …anta viaggi e trasferte, dopo quasi quattro mesi trascorsi in Riviera, da “sfollato” privilegiato. Il primo whatsapp è emblematico: “Milano, una me … a”. Bella la vita in riva al mare! Freme il “vecchio”. La voglia di tastare con mano la nuova realtà virtuale del dopo Covid lo rende irrequieto. Così eccoci un pomeriggio di fine maggio a parcheggiare l’auto in via Benedetto Cimabue (pseudonimo di Cenni [Bencivieni] di Pepo). Insomma, quello conosciuto per il Crocifisso danneggiato dall’alluvione del 1966. Obiettivo del “periplo” Vigevano-Rosate-Milano-Rosate-Vigevano è il campo XXV Aprile.

Luogo mitico, sede degli altrettanti mitici allenamenti del gruppo Pro Patria che furoreggiava negli anni Ottanta-Novanta. Vi dicono qualcosa i nomi di Cova, Panetta, Rondelli? Tanto per citare i più conosciuti. Insomma, la contrada principe per chi nella metropoli lombarda vuole cimentarsi nel running più o meno agonistico. Tapascioni compresi, quelli posseduti dal diavolo della corsa a tutti i costi, in ogni luogo e qualsivoglia meteo. Ormai più numerosi delle ciliegie che maturano sull’enorme albero che con la sua ombra funge da ufficio di Gianni Perricelli. Un altro che in questo lembo di terra ha lasciato tracce incancellabili e sudore, fatica, impegno e tormento.

A las cinco de la tarde i due visitatori annusano l’aria del campo. Pochi atleti. Un paio di tecnici. Una ragazza solitaria prova rincorse e salti con l’asta. Il “liberi tutti” pare non abbia fatto ancora breccia nella maggioranza degli atleti. Si respira un’aria di desolazione. Il Palazzetto naturalmente è chiuso. «Il tetto è da rifare», ci informa un tecnico che sta per andarsene. «Inoltre il vento di questi giorni ha fatto cadere un tabellone pubblicitario, danneggiando la pista. La in fondo, sul rettilineo». Pochi minuti e non resta più nessuno. La ragazza con l’asta continua imperterrita e solitaria. Lì accanto, l’accademia giovanile di tennis è molto più frequentata.

Una panchina all’ombra ci accoglie. Attendiamo un’ora più consona. Le diciotto. Qualcosa si muove. Pochi gli arrivi comunque. 18,30: non più di una trentina di persone “affollano” il rettilineo d’arrivo. Un’ostacolista dopo qualche allungo affronta la barriera. Una, due, tre volte. Desolazione e abbandono.

Decidiamo di andarcene. Fuori dai cancelli qualcosa si muove, freme. Diversi “amatori” si scambiano saluti e iniziano una sorta di riscaldamento. Sotto il gigantesco ciliegio, Perricelli confabula con qualcuno. Dalla familiarità sembrano vecchi conoscenti. Da qualche parte spunterà, immaginiamo, anche Eleonora Giorgi. Anche il bronzo mondiale della 50 km di marcia ha eletto il XXV Aprile e i suoi dintorni come luogo ideale per la rincorsa alle medaglie. «No. Oggi non c’è – afferma Gianni sorridendo, mentre allunga le mani verso i rossi frutti, acidi e amarognoli – È andata qualche giorno a Bergamo con il fidanzato».

Eternamente allegro il vecchio ragazzo. Con il passare degli anni il suo viso somiglia sempre più al volto del marinaio greco di Lomello. Suo antico mentore. Quel Pietro Pastorini che ora sta trascorrendo la convalescenza post operatoria fra zanzare, rane (le poche sopravvissute ai diserbanti) e amici di gioventù. Quattro chiacchiere e scopriamo che ora il Gianni segue anche la preparazione atletica di alcuni atleti di prima fascia del ghiaccio.

Si è fatto tardi. L’atmosfera “annusata” non è ancora delle migliori, ma qualcosa si sta muovendo. Lentamente e con prudenza la vita sembra riprendere il ritmo consueto. Ne approfittiamo per assaggiare le ciliegie dell’ufficio: stanno inselvatichendo. Peccato.

 

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