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Bordo campo / Un aperitivo per il basket romano?

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Lunedì 1° Giugno 2020

 
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Voci dal parquet: se la Virtus Roma, oggi in liquidazione, trovasse una nuova proprietà nella Campari, si potrebbe aprirebbe una riedizione delle grandi sfide tra le due capitali d’Italia.

Carlo Santi

In tempi bui come questi, con lo sport messo a terra dal virus e in attesa di conoscere il futuro con una ripartenza che, al di là dell’euforia, non sembra essere brillantissima, il basket romano si interroga sul suo domani. Ci sono – o ci sarebbero – addirittura tre squadre tra serie A e serie A2. Sarebbero, perché il destino della Virtus, l’ex indimenticato Bancoroma, è incerto. Il patron Claudio Toti ha chiarito con un comunicato di non essere in grado di sostenere la società come ha fatto negli ultimi vent’anni. Adesso sembra essersi accesa una luce all’orizzonte per lanciare un’ancora di salvezza al club.

In tempi di aperitivi, riscoperti a gran voce dopo il lockdown, a farsi avanti è la Campari Soda, azienda di gran nome con un fatturato più che importante (nel 2018 pari a 1.711 miliardi di euro) e guidata da Luca Garavoglia, 51.enne milanese che possiede il 51% del gruppo ed il cui patrimonio personale è stimato in 3,4 miliardi di euro che ne fanno, nel 2020, il dodicesimo uomo più ricco d’Italia (e l’836.esimo del mondo).

L’operazione, se venisse conclusa (l’attuale proprietà per cedere il titolo chiederebbe una cifra vicina a 1,3 milioni di euro), porterebbe non solo un imprenditore di primissimo piano sulla ribalta nel mondo dei canestri, ma creerebbe un interesse enorme, con un possibile nuovo derby con Milano che ha in Giorgio Armani il leader, lui quinto tra i più ricchi d’Italia.

Sarebbe, l’ingresso della Campari nel basket, paragonabile a quello della Simmenthal negli anni d’oro delle scarpette rosse, azienda che fu costretta a lasciare anche perché dopo anni di sponsorizzazione veniva identificata con la squadra milanese e non più con le scatolette di carne che produceva.

Le altre due realtà romane, quelle di A2, navigano a vista e sono costrette, a differenza della Virtus che ha un accordo in corso per giocare al PalaEur, ad esibirsi lontano da Roma diventando, di fatto, le squadre di quelle realtà locali. Parliamo dell’Eurobasket e della Stella Azzurra, quest’ultima appena arrivata dopo l’acquisizione del titolo dal Roseto. L’Eurobasket giocherà ancora, come nell’ultima stagione, a Cisterna di Latina mentre la Stella, grande realtà romana dove sono cresciuti – e continuano a farlo – grandi giocatori, andrà a Veroli. Due maniere per essere dimenticati senza neppure poter essere le squadre di quei territori che le ospitano.

E a Roma, Eur a parte, cosa c’è? Nulla. Il Palazzetto di viale Tiziano è chiuso da 25 mesi e sulla riapertura nulla si sa. Il Comune, con l’assessore allo sport Daniele Frongia interessato al suo possibile nuovo incarico professionale a Sport e Salute (AD di Coninet) –, ossia in un ruolo di promozione dello sport ideale davvero per chi qualche tempo fa aveva detto No alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024 –, ha bocciato anche la proposta avanzata da un gruppo di privati legati alla Vis Nova e all’università Unicusano, per poter ristrutturare l’impianto. I privati non piacciono al Campidoglio e allora tanto vale chiudere tutto.

Dal basket all’atletica. Ritornerà il Golden Gala dopo essere stato cancellato dal calendario nella sua data stabilita, il 28 maggio. Si svolgerà il 17 settembre e la sede sarà Roma, allo Stadio dei Marmi. Lasciato in tutta fretta il San Paolo di Napoli e, prima ancora, l’Arena di Milano, si è scelto di gareggiare in quello che in passato è sempre stato il campo di riscaldamento del meeting.

La Federatletica afferma che sarà un’edizione ridotta, in linea con i tempi, e che avrà negli azzurri il piatto forte. Sarà un ritorno al passato, con i Marmi che tornano a ospitare un meeting dopo il Memorial Zauli del 1965 (programmato, allora, su dodici gare) mentre l’edizione del 1970, dopo aver gareggiato per anni all’Acqua Acetosa, si svolse all’Olimpico.

 

 

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