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I sentieri di Cimbicus / “Venite avanti, graziose mascherette”

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Giovedì 21 Maggio 2020

 

anonymous 


Viaggio a ritroso tra maschere e travestimenti. Non c’è nulla di nuovo da raccontare, semmai un perenne rinnovamento su un tema antico quanto l’uomo. Ma da non prendere troppo sul serio.

Giorgio Cimbrico

Non sono le mascherine ma i travestimenti a rendere irriconoscibili i Bassotti. Un esempio: uno dei Bassotti, in finanziera e cilindro, si reca da Paperone e si presenta come banchiere Ottobas, ha la mascherina nera e porta i soliti segni di una trascurata rasatura, ma Paperone non sospetta minimamente l’inganno e apre una trattativa. La maschera di ferro: ultimo a indossarla sullo schermo, Leonardo di Caprio. I moschettieri erano Gabriel Byrne, Jeremy irons, John Malkovich e Gerard Depardieu. Domanda da un penny: chi era Porthos?

La maschera di Anonymous utilizzata da movimenti di protesta di varie origini e matrici. E’ la stilizzazione del volto di Guy Fawkes che nel 1605 voleva far saltare in aria il Parlamento, re Giacomo I compreso: la Congiura delle Polveri. Come toccò ai suoi complici, doveva essere brevemente impiccato e squartato, ma ebbe un colpo di fortuna: gli si spezzò subito l’osso del collo e visse lo squartamento da morto.

Maschera d’oro cosiddetta di Agamennone: Heinrich Schliemann aveva la mania di appiccicare i nomi del mito omerico ai suoi ritrovamenti. Un romantico o un furbone? E’ al Museo Nazionale di Atene

La maschera d’oro di Tutankhamon: troppo nota per aggiungere qualcosa. E’ al museo del Cairo con il resto dell’arredo trovato da Carter e dal suo sponsor lord Carnarvon. Tesoro maledetto?

La maschera d’oro di Baldovino, re di Gerusalemme: la portava perché era lebbroso. Se ne sono perse le tracce.

“Venite pure avanti graziose mascherette, al ballo se vi piace v’invita il mio signor”: Leporello a Donna Anna, Donna Elvira e Don Ottavio, mascherati e in cerca di vendetta (Mozart-Da Ponte, Don Giovanni, atto primo).

La maschera della morte rossa: di Edgar Allan Poe, un classico, perfetto per questo periodo.

Masquerade, film del ‘67, tratto da Volpone di Ben Jonson. Senza h in mezzo. Lui scriveva, non correva e non si dopava.

La maschera di cera e tutte le altre indossate da Vincent Price. Con Peter Cushing e Christopher Lee stella polare dell’adolescenza di chi oggi è in età avanzata.

La maschera del fantasma del palcoscenico. Molto bella, ma tendeva a liquefarsi in fretta rivelando l’orrore del volto. Ultimo avvistamento: Liam Neeson.

La maschera di Belfagor, il fantasma del Louvre. Al tempo in cui audience e share non esistevano, fece saltare il banco: impensabile perdere una puntata. Tra gli interpreti, Juliette Greco.

Le maschere del carnevale di Venezia: c’era chi ne approfittava per regolare dei conti. Da qui l’etichetta “maschere e pugnali”. Inquietanti.

Le maschere rituali dell’Africa Occidentale e di Papua e Nuova Guinea: per chi è appassionato del genere, l’indirizzo giusto è il Musèe de l’Homme a Parigi, profondamente rinnovato dopo anni un po’ polverosi, ...

“Masque”: intrattenimento musicale di corte, di gran moda nell’Inghilterra del Seicento e in Francia sino alla metà del Settecento, con fastose scenografie e coinvolgimento dei reali, celati dietro preziosi manufatti. Hanno dato il loro apporto musicisti come Henry Purcell e Jean Baptiste Lull e architetti come Inigo Jones.

“Un ballo in maschera”: opera di Giuseppe Verdi martoriata dalla censura. Secondo la trama originale doveva svolgersi alla corte di Stoccolma ma finì per essere ambientata nella Boston del Seicento.

Maschere funebri: grande abbondanza, da Beethoven a Napoleone, da Goethe a Mahler.

Maschere per giocatori reduci da infortuni: danno un aspetto minaccioso, da saghe fantasy o da letteratura gotica.

“Ti conosco mascherina”: film di Eduardo de Filippo, album di Mina, slogan della DC durante la campagna elettorale del ’48.

 

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