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Piste&Pedane / Elogio della liberta' (sino alla prossima pandemia)

Martedì 19 Maggio 2020

 

runners 


Lo sport (o quel che ne resta) al tempo del coronavirus ovvero il trionfo del virtuale. Dal Giro d’Italia alla corsa individuale o di gruppo: tutto su tablet o smartphone (compreso il pacco-gara, ovviamente).

Daniele Perboni

Mi sono rotto, se permettete. Sì, mi son proprio rotto i “cabasisi”, per usare un termine tanto caro a Camilleri. Dalle mie parti si pronuncerebbe un meno elegante “am’son rut i ball”, ma dall’identico significato. Di che cosa sto parlando? Del mondo sbocciato con il nascere e il perdurare della quarantena che ci ha costretti ad abbandonare le consuete e tanto amate abluzioni pedestri, per abbracciare un altro universo, sino a pochi mesi addietro frequentato dai classici nerd (termine della lingua inglese con cui viene definito chi ha una certa predisposizione per la tecnologia ed è al contempo tendenzialmente solitario, … Wikipedia docet): il “virtuale” naturalmente.

Già, perché ormai di manifestazioni simulate ne stanno nascendo in ogni dove e con frequenza esasperante. A cominciare dal Giro d’Italia Virtual, quello che per ora sostituisce il “vero” Giro d’Italia, rimandato a ottobre dopo i Mondiali di ciclismo svizzeri (20-27 settembre).

Il tutto era iniziato con pagliacciate (ci scusino i lettori più sensibili, ma non sappiamo come definirle meglio, …) di giri attorno al tavolo da cucina, avanti e indietro sul balcone, circumnavigazione del piatto doccia, esplorazioni di giardini domestici abitati da esseri sconosciuti e spaventosi: lumache, a scelta con e senza guscio, funghi, insetti volanti vari, lombrichi, coccinelle, afidi, cimici, mosche, ragni, zanzare, mantidi religiose.

La schizofrenia poi era esplosa portando i nuovi esploratori a vivere avventure fantastiche in ultramaratone o circuit training in camera da letto (niente sesso, per carità, siamo runner), corse in salita scalando impervie e infide lavatrici e rispettive discese sull’asciugatrice. Solo per i più fortunati però. Insomma, la fantasia al potere cinquant’anni dopo il ’68.

Esaurita la vena aurifera dei pionieri, ecco spuntare, lentamente ma inesorabilmente, il virtuale. Ci si piazza davanti allo schermo di un computer, tablet, smartphone e via. Con un clic si parte, stando attenti a non farsi cogliere dai classici crampi, alle chiappe, e dal tunnel carpale, incidente professionale per gli inesauribili leoni da tastiera. Per ultimo ecco giunta nelle nostre case la corsa individuale ma di gruppo, su distanze predefinite. Di cosa si tratta? Semplice, ci si iscrive ad una data piattaforma, si corrono i chilometri scelti e si inviano i dati. Che vinca il migliore. Dimenticavo. Previsto anche il pacco gara. Virtuale pure quello naturalmente. Almeno in questo caso si corre. Per davvero!

Divertimento, entusiasmo? Personalmente pari allo zero. Una gran rottura di maroni (emme rigorosamente minuscola). Tranquilli. Ora che tutto è tornato alla (quasi) normalità, si possono riprendere le consuete attività motorie: correre, sudare, sputare (stupiti? Voi non espettorate mai quando correte?), smoccolare nell’incrociare la solita auto lanciata che vi accarezza il gomito, sorridere, con gli occhi, nell’incrociare un vostro simil podista, darsi un’aria da professionista dello jogging nell’imbattersi con un gruppo di giovani signore, fermarsi un attimo per ammirare quel fagiano multicolor che lascia il nido, fotografare indignato la classica discarica abusiva in piena campagna. Insomma, libertà. Sino alla prossima pandemia.

 

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