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Duribanchi / L'emergenza sanitaria e la decretazione sistematica

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Martedì 19 Maggio 2020

 
parlamento

Se è vero che col covid-19 il paese (il nostro) sta attraversando il peggior periodo della sua storia repubblicana, è altrettanto giustificabile che anche il parlamento sia finito in quarantena?

Andrea Bosco

“Circola un documento-manifesto della Fondazione Vargas Lllosa che ha avuto larga eco in Spagna, Francia e Oltreoceano, da noi pressoché ignorato, che ci ricorda un'ovvia regola storica: la situazione di emergenza (reale o fatta vivere per tale) genera per sua natura spinte autoritarie […]. Esautorato il Parlamento? Ma da quanti anni è in quarantena? Da quanti anni non svolge sostanzialmente altra funzione che quella di ratifica dei decreti dell'esecutivo? Una volta lo si diceva anticamera dei partiti – che almeno erano organismi politici – ma ora? […] Non vedo alcun segnale nella gestione di questa crisi di un possibile cambio di punto di vista. Nessun segnale che se ne voglia uscire con riforme radicali del Parlamento e del rapporto tra i diversi livelli dello Stato […].

Se nel mondo contemporaneo l'emergenza è endemica, al Sovrano, chiunque esso sia, e solo al Sovrano tocca decidere. Ritornano le antiche metafore della nave in tempesta e del suo nocchiero: è bene che uno solo comandi. Prima che sia troppo tardi, prima che adottare poco alla volta, mitridatizzandoci con giudizio, modelli cinesi o putiniani, prima di diventare tutti sostenitori convinti di Trump e dei suoi nipotini europei: pensiamoci”.

Gentilissimo signor presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quello che ho, qui sopra riportato, non è un mio pensiero. E' un estratto da un articolo di Massimo Cacciari pubblicato sul numero del 10 magio 2020 de L'Espresso.

Mi perdoni, presidente, se da questo (piccolo) forum, mi rivolgo direttamente (e in modo non rituale) a Lei. Non lo faccio per mancanza di rispetto. Ma uno degli articoli della Costituzione Italiana (articolo 3) recita che tutti “tutti i cittadini sono eguali, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali”. La Costituzione dice “davanti alla legge”. Ho sempre immaginato che i Padri Fondatori intendessero anche “un cittadino davanti al suo Presidente”.

Ho conosciuto e intervistato anni fa Massimo Cacciari quando era sindaco di Venezia. Ero in Laguna per raccontare la nascita del Mose. Ho sempre ammirato Cacciari, per la passione politica e l'intelligenza nelle analisi. Il suo scritto pone un problema, a me pare, non irrilevante: l'emergenza giustifica la decretazione sistematica?

Signor Presidente, se la Costituzione potesse parlare, qualche lamentela, immagino, la esprimerebbe. Le confesso: Giuseppe Conte, con il suo presenzialismo, non mi ispira simpatia. Ma reputo che in questa emergenza, neppure Alcide De Gasperi avrebbe, probabilmente, potuto fare meglio.

Signor Presidente: non crede sia arrivato il momento, per il governo in carica, di avviare una “Fase 2”, dopo la trimestrale quarantena parlamentare? Le racconto, se permette (pleonastico), signor Presidente un aneddoto personale. La scorsa settimana, esasperato, da mesi di “domiciliari” e dai millanta intoppi burocratici che ormai segnano il confine della nostra sopportazione, avevo da queste colonne espresso la volontà di vendere quanto possiedo e di andarmene dal mio Paese. Per fortuna ho una moglie che nei momenti difficili ha sempre saputo darmi conforto e speranza. E' una ex funzionaria di banca: le decisioni economico finanziarie, tra l'altro, le prende lei.

Ma, signor Presidente, il mio disagio è quello di tanti cittadini. Una riflessione me la conceda: continuare a procedere a colpi di decreti legge, come ha scritto Cacciari, ha sfibrato la nostra democrazia. Ha reso instabile la dialettica parlamentare. Soprattutto ha accresciuto la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni. Il pericolo non è quello di una nuova dittatura. Il pericolo, a mio parere, è che il Paese finisca per credere che l'esercizio del confronto (parlamentare) sia diventato superfluo.

La ringrazio per la pazienza, signor Presidente.

Con ossequio (credo si debba concludere così).

 



 

 

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