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Fatti&Misfatti / A chi tocca tocca, al tempo della pandemia

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Giovedì 7 Maggio 2020

 

rudic


Le veritĂ  nascoste sui mali dello sport di squadra svenduto per fare spettacolo, dimenticando il resto, partendo dalla mente, dal cuore, dai sentimenti, pur scoprendo il lato oscuro dei giocatori che sperperano tutto e annusano di tutto.

Oscar Eleni

Davanti alla colonna infame che ai milanesi dovrebbe ricordare la peste, una tragedia, ma anche un monito. manzonaniamente si va in giro pensando a chi tocca tocca, però, come dice Natalia Aspesi, la paura non è tanto per il virus ma per noi mentre veniamo schivati dalle moto urlanti, per quelli che tanto tocca ad altri. Con questa idea in testa, valutando l’isterismo della cagnetta, aspettando il consiglio federale del basket, due o tre considerazioni. Ratko Rudic ha chiuso come allenatore di pallanuoto, farà soltanto il consulente. Un grandissimo, uno che ha lasciato davvero un grande insegnamento, come Velasco, come Tanjevic, come i cirenei del rugby chiamati da terre lontane e mai aiutati dal sistema a cambiare davvero le cose anche se preferiamo cento volte le sconfitte del Sei Nazioni all’ipocrisia di chi governa danzando e lo sport nella scuola lo lascia sotto i banchi, così come è stato fatto rinunciando alla Scuola dello Sport che era davvero una cosa seria, bella, utile. Appunto.

Secondo pensiero ossessionante: i diversi giudizi sul lavoro americano per “L’ultima danza”, la Last Dance dei Bulls di Jordan e del loro guru Phil Jackson. Si poteva utilizzare meglio il grande materiale che avevano a disposizione, ma c’è un passaggio sui deliri di Rodman che meriterebbe di essere conservato. Parliamo del dialogo fra il giocatore ed un arbitro NBA. Lui, il tipo che catturava tutti i rimbalzi e che della sua vita faceva strage, chiede: “Ma non hai visto?” Il direttore di gara, un grande come vorremmo che fossero tutti gli arbitri, gli ha risposto deciso: “Non ho visto, non vedo molte cose, soprattutto le stronzate che fai tu in campo”.

Terza cosa importante mentre il calcio ulula o bela, a seconda dell’interesse personale, non certo dello sport e del sistema, sarebbe rendere obbligatorio prima delle riunioni delle varie Leghe degli sport professionistici rivedere “Ogni maledetta domenica”, capolavoro al cinema con Al Pacino, un lavoro straordinario di Oliver Stone, grande regista, grande appassionato di football. In quelle due ore ci sono tutte le verità sui mali dello sport di squadra svenduto per fare spettacolo, dimenticando il resto, partendo dalla mente, dal cuore, dei sentimenti, pur scoprendo il lato oscuro dei giocatori che sperperano tutto e annusano di tutto.

La televisione, i minuti di sospensione per vendere, per gonfiare portafogli. Lo spogliatoio invaso dai padroni che pensano al bilancio, mai alla squadra. Il medico che asseconda il giocatore e gli fa punture di ogni tipo, cortisone a gogo, perché il “ragazzo” cerca record, vuole soldi dai primati, se ne frega se la TAC ha detto che potrebbe rimanerci su quel campo. Verità nascoste anche dalla WADA che va a cercare dopati come untori ad ogni ora del giorno, ma, stranamente, non trova mai il tempo per essere dove ti aspetteresti che fosse, magari nei centri delle squadre ricche, in certi giardini privilegiati.

Aspettando di vedere quanto coraggio ha davvero Petrucci nella pandemia, ci torneremo magari domani, sperando che il progetto di Cremona, ispirato dal Vacirca per un Club Italia non si areni subito, vorremmo invitare tutti a rispettare impegni che vanno onorati anche se tutti sanno che in molti, da tanto tempo, non pagano gli ultimi mesi ai loro giocatori e tecnici protetti male dal professionismo, protetti ancora meno dal finto dilettantismo che ti porta in campo anche cinque volte in una settimana oltre alla partita. A porte chiuse in tanti non riusciranno ad aprirle quelle porte, ma peggio sarebbe vedere premiati i furbi e penalizzati quelli che hanno scelto di stare comunque dalla parte di giocatori e tecnici, anche se la professione sportiva sotto certi livelli è soltanto un gioco a perdere gli accelerati che passano vicino a casa.

Per chiudere il ciglione inumidito sul filmato della Misericordia, la scelta RAI di farci vedere il basket ai Giochi di Roma 1960 con Tito Stagno telecronista, le braghette corte e persino il maestro Pieri che perde due palloni nel finale sofferto, ma vincente contro la Cecoslovacchia.

 

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