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Duribanchi / La speranza e' un sogno fatto da svegli

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Mercoledì 1° Aprile 2020


porta-brandeburgo 2



Al tempo del Coronavirus stanno venendo meno le certezze. Non deve venir meno la speranza. Solo sperando si può uscire dal tunnel e ripartire.

 
Andrea Bosco

Non ho fatto alcun “tampone”, ma segregato a casa non presento “sintomi” da Covid-19. Quindi, per ora, il maledetto figlio di madre incerta, non dovrebbe essere penetrato tra le mie mura. L'immagine del Papa che celebra messa da solo in Piazza San Pietro è un quadro che resterà “appeso” nella mente di tutti. Quella di un uomo che è sembrato caricarsi sulle spalle il dolore del mondo. Vorrei essere indulgente. Ma i cinquanta danzatori di Posillipo, non sono idioti: sono criminali. La denuncia è troppo poco.


Quelli che vanno in strada in spregio ai divieti (anche le mamme con i passeggini in zona Fiera a Milano) sono un pericolo per la collettività. Si dirà: ma le garanzie costituzionali, eccetera, eccetera. La Costituzione, da gennaio 2020 è stata oggetto di ripetuti sfregi. Quindi lasciamo stare. Serve un “uomo forte”? No: gli uomini forti sono pericolosi. Per dimostrarsi sempre più forti assumono steroidi e vanno fuori di melone. Serve un uomo competente. Servirebbe un governo, competente. Scorri i curricula di chi governa e ti chiedi come sia potuto accadere che gente simile rappresenti l'Italia.

Un governo competente metterebbe in sicurezza per prima cosa gli ospedali, gli scienziati, i medici, gli infermieri, i paramedici. Se crolla il baluardo degli eroi senza nome che da settimane sono in prima linea, crolla tutto: altri ottocento e rotti morti, anche poco fa. Alcuni sono medici e infermieri.

Un governo competente, snellirebbe ogni protocollo burocratico. E' vergognoso che un milione e mezzo di mascherine sia rimasto bloccato in una azienda piemontese perché non aveva i “timbri” competenti. In una situazione, in cui, ancora oggi se telefoni alla tua farmacia di riferimento, ti dicono che di mascherine “neppure l'ombra”. In una situazione nella quale alcuni governatori rivelano che quelle che la Protezione Civile (smantellata in una sorta di cupio-dissolvi nel post Bertolaso) ha mandato sono roba “da carnevale”.

Il Paese è allo stremo. Sono scomparse le “sardine”, ma è ricomparso dopo due mesi di silenzio il Grande Guitto, con l'immancabile ricetta. Chi è indigente va aiutato. Non si possono lasciar morire di fame le persone. Si apprestino consegne alimentari e farmaceutiche a chi ne farà richiesta. Ma si eviti l'indiscriminata elargizione a pioggia. Non è così che si aiuteranno le persone.

Tavolo politico di “unità nazionale”? Sarebbe auspicabile. In un tavolo del genere si dovrebbero accogliere le migliori proposte. I tavoli con gli “ascari” o i “notai” non servono. Anzi: sono dannosi. Ci vorrebbe la consapevolezza che non sarà “la storia” a giudicare. Sarà la cronaca.

Stanno venendo meno le certezze. Non deve venire meno la speranza. Solo sperando si può approntare un progetto che ci faccia uscire dal tunnel.

E benché Aristotele sostenesse che “la speranza è un sogno fatto da svegli”, converrà continuare a darle corpo.

Non ci sono ricette alternative (a meno di non cancellare il debito dei paesi indebitati) a quella suggerita da Draghi, per salvare l'Europa. Istituzione che si sta sbriciolando sotto il peso degli egoismi. Ho cominciato a sentir parlare di Stati Uniti d'Europa che avevo i calzoni corti. Una unione caldeggiata da giganti quali Adenauer e De Gasperi. Durò poco.

La Germania ha finito per dimenticare i danni di guerra mai pagati. Poi quella clausola, in calce e truffaldina (rivelata da La Malfa) che sanciva “la non responsabilità della Banca Centrale Tedesca”, benché il governo di Bonn avesse sottoscritto il contrario. Poi la “riunificazione”, dopo il crollo del Muro di Berlino, “pagata” dall'Europa intera. Oggi la Germania luterana (al pari dell'Olanda calvinista) dal grande surplus commerciale, non vuole aiutare i cattolici di Italia e Spagna. Oggi i cattolici ungheresi e polacchi le sono accanto, rifuggendo il “contagio” con i paesi mediterranei. E' più corto il tragitto tra Tunisi e Lampedusa rispetto a quello tra Tripoli e Varsavia.

L'Europa degli sprechi, con due capitali (Bruxelles e Strasburgo) in omaggio alla grandeur francese che non poteva tollerare che il centro del Continente fosse indicato in un paese “meticcio” come il Belgio, ormai sull'orlo della disintegrazione. Ominicchi hanno preso il posto dei giganti e prodotto errori. Non aver mai creato una vera banca centrale. Non essersi dotati di un'unica fiscalità. Non aver approntato un comune sistema giudiziario. Non avere una sanità, una scuola, un esercito con elementi identitari. Neppure un comune protocollo sanitario contro il virus sono riusciti a varare. I burocrati perdono tempo a discutere della lunghezza delle cozze in una Europa in coma vigile.

Sono un sovranista? Non lo sono. Non sono interessato a sostenere le idee di chi vorrebbe “fare da solo”. Ma sono realista. Non posso ignorare che la globalizzazione è risultata una pericolosa alterazione degli equilibri: economici, politici, sociali.

L'Europa vagheggiata dai tempi di Carlo Magno, è una idea mai realizzata. E che temo mai si realizzerà. Visto che “solidarietà” resta una parola dal relativo significato. L'Albania, la Cina, Cuba, la Russia hanno mandato all'Italia veri aiuti. Qualcuno si è meravigliato della “sanità” di Cuba. Senza sapere che anche ai tempi di Castro, cinque erano le eccellenze cubane. Con la grafica, la musica, lo sport e le puttane, anche la sanità: gratuita per tutti.

Paesi europei appena o per nulla sfiorati dal contagio, si sono viceversa girati dall'altra parte. Quando lo tzunami terminerà nulla sarà più come prima. E converrà – Europa o meno – ripensare il modello produttivo italiano. A cominciare dalla sanità. L'emergenza ha svelato che in Italia necessità quali le mascherine erano state appaltate in Cina. Perché? Perché la mascherina in Cina costa uno e in Italia dieci. In qualche regione anche venti o trenta. E come mai? Perché in Cina il costo del lavoro è più basso. E perché è più basso? Perché mancano le garanzie sociali a cominciare dai sindacati. E perché, viceversa, in Italia è così elevato? Perché la tassazione è più alta. Metà degli stipendi li incamera lo stato. Per farne cosa? Assistenzialismo, pensioni, servizi. Sprechi? Anche. Ruberie? Di più. O no?

Nota sullo sport, fermo causa virus. La Juventus ha concordato con i suoi giocatori e con il suo allenatore il taglio dei prossimi quattro mesi di stipendio. Nessun altro club in Italia ne ha, al momento, seguito l'esempio. Ha ricevuto la Juventus, con qualche complimento, anche critiche. Nessun paese al mondo ha una stampa altrettanto “contagiata” dal tifo. Non ci si potrà allenare (minimo), fino all'inizio di maggio. Quasi certamente la stagione salterà. Ma Lotito è “irremovibile”: vuole tornare a giocare. Zero commenti.

La storia di basket narrata da Oscar Eleni mi ha infiammato il cuore. E mi ha fatto ricordare la mia imbattibile Quinta Ginnasio. Della quale, forse, racconterò le imprese. Che interesseranno a pochi, ma emozioneranno me nel rammentare. Un tempo che sembrava insopportabile, con quella “maturità” che non arrivava mai. E che invece era una stagione da incorniciare.

Sfrutto “l'invito” di Cimbricus e offro qualche coriandolo di cultura. Quella che piace a me. Per   la musica “The 'In' Crowd” del Ramsey Lewis Trio. Volendo, Domenico Modugno, Anna Maria Mazzini, in arte Mina e “Like a rolling stone” di Bob Dylan. L'omonima rivista la definì la piĂą bella canzone mai scritta. Non saprei: certo che il testo mette i brividi.

Romanzi: “Il giovane Holden” di Salinger. E le impareggiabili Satire di Orazio: quella dello scocciatore che ad un certo punto recita “Est tibi mater?” è strepitosa. Ma essendo io veneziano, anche i sonetti di Giorgio Baffo. Se non altro, stante l'età, per non dimenticare completamente, “com'era”.

Cinema: mi piacciono i western. “Squilli al tramonto” è un piccolo, dimenticato capolavoro, al pari de “I sette assassini” e di “Solo sotto le stelle”. Mi piace anche James Bond: il migliore a mio parere è “Dalla Russia con amore”. Anche se “Missione Goldfinger” merita di essere rivisto. Si faccia avanti chi non ha desiderato fare un giro su quella gran “gnocca” di Aston Martin che (già) aveva il “navigatore”. Mi piace “Il settimo sigillo” per via di quel cavaliere che gioca a scacchi con la Morte. E visto il mestiere che faccio “L'ultima minaccia” con Bogart. Ho avuto un direttore simile a lui. Non diceva ai cattivi: “E' la stampa, bellezza”, ma quando ci lasciò, Giannelli, sul Corriere della Sera fece il più fantastico dei “coccodrilli”. Nuvola, santi, Paradiso. Uno spiega: “Capo, sta arrivando Montanelli: quello che le canta ai Padreterni”.

In fatto di “nuvole parlanti” se ne avete la possibilità, “Kinowa” l'eroe con la maschera, è da sfogliare. I libri d'arte sono infiniti. Io mi sto concentrando sulla “Battaglia di San Romano” di Paolo Uccello. Che una volta era trina. Oggi è suddivisa tra Firenze, Parigi e Londra. Sarebbe bello che dopo il virus, fosse (in una mostra) riunificata.

Chiudo con una segnalazione per una buona causa. Alla Biblioteca Nazionale di Torino (le opere si possono vedere sul sito) continua ancora per qualche giorno l'asta on line delle opere (dal timbro alla Chagall) del pittore e stilista Roberto DeWan. Il ricavato andrĂ  a sostenere gli istituti che a Milano sono in prima linea contro il Covid-19.





 

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