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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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I sentieri di Cimbricus / La maionese impazzita sopra l'incertezza

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Venerdì 6 Marzo 2020


bach-conf.stampa


Lo scivolamento di un mese dei Giochi potrebbe rientrare nello scenario, ma l’uomo che dirige uno dei più potenti consigli d’amministrazione del mondo (Thomas Bach) lo esclude adottando il motto: “The Games must go on”.

 

Giorgio Cimbrico

Ho più di 65 anni e così il 14 marzo starò a casa. Non l’avrei fatto non avessero procrastinato a data da destinarsi Italia-Inghilterra del 6 Nazioni. Mi consolo pensando che se sarò ancora vivo, se saremo ancora vivi, l’autunno sarà vivace: il recupero di Irlanda-Italia, tre test con Sudafrica, Australia e Uruguay e il match con gli inglesi, a occhio ai primi di dicembre. Mi domando cosa capiterà prima, evitando accuratamente di occuparmi di calcio, una sfera, una dimensione a parte che interessa soltanto i potenti e gli arroganti che lo gestiscono e le greggi che lo seguono.


A dire il vero non vedo bene neanche il resto dello sport, sottoposto a una mercificazione spaventosa, costretto a un calendario senza più senso. Ne venissero più spesso di coronavirus per concedere un po’ di requie, senza arrivare al requiem.


Stupirsi, sconcertarsi non è più consentito in questo mondo brutale, cinico, profittatore nel senso di dedito al profitto a ogni costo, spacciatore di sostanze e di strumenti che cancellano la memoria, la minima capacità di analisi, persino la lingua che abbiamo imparato nell’età dello sviluppo. Alt, e parliamo di cose più spicciole, di sport olimpico, ad esempio.


In queste settimane il CIO si è comportato, rimanendo nel campo del lieve, con evasività. Bach (Thomas, non Johan Sebastian) ha offerto sempre la stessa cantata: “Le Olimpiadi prenderanno il via il 24 luglio e finiranno il 9 agosto. Non sono previste cancellazioni né ritardi”. Persino una ministra giapponese ha fatto capire che lo scivolamento di un mese potrebbe rientrare nello scenario, ma l’uomo che dirige uno dei più potenti consigli d’amministrazione del mondo esclude adottando, senza citarlo, il motto di Avery Brundage: “The Games must go on”. In quelle occasioni c’erano di mezzo un mare di sangue, quello di piazza delle Tre Culture, e la strage di Settembre Nero, nel cuore del Villaggio Olimpico.

Oggi il CIO è enormemente più ricco. Più potente, non so. Autonomo nelle sue decisioni, no di certo. Troppi obblighi con i mastodonti televisivi e con gli sponsor dai marchi giganteschi. È sufficiente dare un’occhiata al sito del CIO/IOC per rendersi conto cosa ci sia in ballo e quanto oggi debba essere il lavoro sotterraneo e subacqueo di chi tiene i rapporti con gli erogatori di risorse. Rassicurarli, fornire garanzie e, in parallelo, rivolgersi a rinomati studi della City, esperti in assicurazioni, ridiscussioni di contratti, penali.

Tutti sanno che le due guerre hanno cancellato tre edizioni, nel 1916, nel 1940 e nel 1944, e che tre Giochi di fila (1976, 1980 e 1984) hanno subito mutilazioni gravi. Non tutti sanno che una legge restrittiva sull’importazione in Australia degli equini obbligò, nel 1956, all’organizzazione di un’Olimpiade ippica a Stoccolma. Come tutte le isole, l’Australia temeva la possibilità di un contagio e di una diffusione. Oggi siamo passati dalla possibilità alla certezza, punteggiata da tutte quelle parole – cluster, spot, link – su cui gli addetti ai lavori, siano essi tecnici o politici, si sono avidamente gettati per arricchire la loro superficialità e il nostro smarrimento.

E così, mentre in Italia lo sport si ferma o si affida a una dimensione sartriana – a porte chiuse –, mentre in Europa e in molte aree del mondo ci si domanda cosa potrà accadere, da Losanna sin novedad. I Signori degli Anelli sono molto potenti, ma molto deboli.

 

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