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I sentieri di Cimbricus / Duplantis o l'elogio della normalita'

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Giovedì 6 Febbraio 2020

 

duplantis 


“Tutto è documentato in una narrazione filmica, in un album di famiglia. Registi, Greg, astista da 5.80 e Helena Hedlund, svedese, eptathleta dai punteggi rimarchevoli”.

Giorgio Cimbrico

Una creatura d’aria, un Peter Pan con ombra acclusa, un Mozart (per precocità degli inizi, per ambizioni paterne, per perfezione raggiunta alla velocità del fulmine), pronto a una rivoluzione copernicana: sabato sarà in pedana a Torun, la città dell’astronomo non troppo simpatico alla Chiesa del tempo. A 20 anni e tre mesi, lo svedese della Louisiana, tesserato per il club atletico di Upsala, rappresenta al fianco della diciottenne ucraina Yaroslava Mahuchikh (2.04 a Doha, 2.02 indoor, mondiale junior, ovviamente), un presente di correnti ascensionali che prende alla gola, che provoca amarezza a chi non avrà più molto tempo per gustarli sino in fondo.

Oggi diciamo 6.20 e 2.11 senza più avvertire, in quelle cifre, irrealtà, fantasia spinta, senza più ricorrere a racconti straordinari che confinavano con la leggenda, come quel 6.23 che Sergei Bubka avrebbe scavalcato in palestra, una corda in luogo dell’asticella. O il 5.94, sempre del giovane aspirante zar, nel deserto stadio Kirov di Leningrado (non più e non ancora San Pietroburgo, nel test prima di andare a Helsinki ’83 e conquistare la prima corona da sconosciuto). Igor Ter Ovanesian aveva buon occhio e gran fiuto.

Guardare l’atletica, seguirla, amarla, esser fieri di questa scelta rappresenta una serie di canoni e si trasforma in una collezione di gesti in cui la calligrafia finisce per diventare un’esigente maestra, così come spesso prendono il sopravvento i richiami al mito: Lewis era apollineo, Powell dionisiaco. Duplantis non è il dio della bellezza né quello dell’ebbrezza. È un fauno dagli occhi curiosi ed etruschi, è un elogio di normalità perdute (magretto, sotto l’1.80, sotto i 70 chili, almeno venti meno di uno dei suoi grandi avversari, il polacco Piotr Lisek detto Tarzan, urlo compreso), è il prodotto di uno sviluppo che per lo svolgimento e per le immagini che lo accompagnano assomiglia a un Truman Show meno invasivo: Armand che salta un metro e mezzo a tre anni, Armand che supera 3.97 a tredici da compiere e tra gli spettatori c’è Renaud Lavillenie. Capitato in quella palestra della provincia americana per un caso o per un richiamo del destino? Ecco l’Atteso.

Tutto è documentato in una narrazione filmica, in un album di famiglia. Registi, Greg, astista da 5.80 (nella parte di Leopold Mozart, buon violinista alla corte di Salisburgo) e Helena Hedlund, svedese, eptathleta dai punteggi rimarchevoli, pronti a trasformarsi in demiurghi di quel loro figlio dalle gambe lunghe e sottili, dal torace a cassetta. A vederlo, niente di speciale. Capaci di farlo desistere da trasgressioni (nel baseball), da convincerlo a seguire una parabola che non è solo metaforica e che lo porta ad allineare successi, record del mondo per tutte le categorie, dai 7 anni in su, sino alla scelta oculata di scendere in pedana per la Svezia: meglio evitare gli strali del destino che, anagrammati, sono i Trials.

Il risultato è una qualità tecnica senza pari: gli ultimi quindici metri di rincorsa creano l’effetto fionda che lo scaraventa in alto ed è proprio nella fase aerea, nell’ascensione, nella capovolta, nell’avvolgimento sopra o attorno all’asticella che Mondo esprime qualcosa di vicino alla perfezione, lo stesso continuum, senza strappi, con apparente facilità, che possiamo ammirare in un colpo di rimbalzo di Federer. Duplantis usa una forza che crea e innesca nel susseguirsi dei gesti, dei “pezzi” di cui è costituito un salto. Lo ha capito e rimarcato in fondo alla memorabile serata di Dusseldorf (5.80, 5.90, 5.95 e 6.00 superati con margini stordenti, 6.17 fallito per ... aver alzato il gomito, quello destro): “Alla prima gara dell’anno non era facile combinare tutto. Ora sono molto eccitato per quello che mi attende”. Il 6.05 berlinese di un anno e mezzo fa è un vertice provvisorio per chi, a pari età, lascia Bubka a trenta centimetri abbondanti, Lavillenie a quasi un metro. Attesi rapidi sviluppi.

 

 

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