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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Osservatorio / E se i Giochi si facessero a febbraio?

Mercoledì 5 Febbraio 2020

 

foro 


Non sappiamo se il CONI, oggi messo alle strette, avrà la forza di chiedere alla politica la restituzione delle proprie competenze e il finanziamento pubblico diretto per Scuola e Sociale. Ma deve provarci. In caso contrario, …

Luciano Barra

Nonostante tutte le cose negative che si dicono su Roma ogni tanto bisogna andarci, anche perché lì il venticello (od il ponentino) romano ti dice tante cose. Ho così ho approfittato dell’Assemblea dei Pensionati CONI – ben diretta da un collega come Massimo Blasetti –, per fare questo tuffo nel passato e rivedere tante facce di amici che tanto mi hanno dato nei miei quasi 40 anni sulle due sponde del Tevere. Occasione in cui è stato presentato il libro Testimonial & Memorabilia curato da Augusto Rosati, che è una raccolta di ricordi per tener sempre viva ed attiva la memoria sullo Sport Italiano. Ovviamente ho profittato di questa mia “calata a valle” per “auscultare” tante altre persone.

E mi sono convinto, mixando il tutto con quanto si legge sui giornali, dalle dichiarazioni del ministro Vincenzo Spadafora a quelle del nuovo presidente & AD di “Sport e Salute” Vito Cozzoli che nelle prossime settimane si decideranno le sorti dello Sport Italiano. E tutto dipenderà dall’atteggiamento che saprà prendere Giovanni Malagò.

Lui si trova, nel bene e nel male, davanti ad un momento storico. Nel bene, finalmente vedremo lo Stato occuparsi di quella parte di sport di sua competenza, come persino Giulio Onesti aveva sognato; nel male, non vedrà il panettone del prossimo Natale.

Mi spiego. È vero che la forma di come tutto ciò si è materializzato, in particolare nel periodo a cavallo fra il 2018 e il 2019, ha creato sconcerto e, soprattutto, ha spinto ad arroccarsi nel fortino tutti quelli (come noi di SportOlimpico) che hanno a varie epoche contribuito alla crescita dello Sport Italiano. Ma è anche vero che, nella sostanza, è proprio quello che tutti auspicavano da decenni. D’altronde il modello a cui il Governo si ispira (forse involontariamente, questo andrebbe detto) è quanto in atto in Paesi molto simili al nostro, come Germania. Francia e Spagna. Che loro ci siano arrivati dall’inizio della loro storia sportiva è un fatto e che noi ci si debba arrivare in modo diverso è un altro.

Tuttavia, nell’accettare questo nuovo "modello", Giovanni Malagò deve ottenere fondamentalmente due cose: la prima che il “perimetro” del CONI rieni ad allargarsi alla Scuola dello Sport, all’Istituto di Medicina dello Sport, ai Centri di Preparazione Olimpica e al Marketing. Ognuno di questi settori è strettamente legato alla Preparazione Olimpica, rispettivamente nella formazione dei quadri tecnici di alto livello, nella cura della salute dei nostri atleti di punta, nei luoghi dove si allenano e nelle risorse provenienti dall’utilizzo dei marchi CONI e CIO.

Dispiace dirlo, ma negli ultimi venti anni, in particolare nei primi quattro del nuovo Secolo, sono decaduti e si sono trasformati in circoli didattici del tempo libero, quasi una alternativa delle USL locali e dei centri per vacanze e turismo. E chi ha perseguito e permesso tutto ciò (nomi e cognomi sono arci noti) non ha più diritto di parola.

La seconda cosa la deve ottenere mettendo sul tavolo molte delle cifre che abbiamo citato nei nostri ultimi articoli, in parte contenuti anche nel “Libro Bianco” (versione I e II) presentato nel 2012 da Raffaele Pagnozzi come avvio della sua campagna elettorale (che lo vide sconfitto proprio da Malagò). Per fare cosa? Per garantirsi che le risorse attribuite al CONI siano quelle appropriate e che lo Stato si decida a robuste iniezioni economiche per finanziare Sport nella Scuola e Sport Sociale.

Che la distribuzione delle risorse alle Federazioni sia una competenza di “Sport e Salute”, purchè in totale condivisione con il CONI – come avviene in Germania, Francia e Spagna – non è uno scandalo. Si prosegua pure all’anomalia del finanziamento pubblico alla Federcalcio a condizione almeno che si inserisca una norma per cui le 500 squadre professionistiche del calcio siano obbligate a devolvere un minimo dell’1% a favore di attività sportive agonistiche del proprio territorio.

Non vedo via d’uscita e l’illusione che i decreti attuativi, in caso di nuove elezioni, possano tradursi nel Titanic della Riforma, è una pia illusione. Questo Governo – e ancora più quello che potrebbe venire (e che potrebbe portare proprio Giorgetti all’economia, ...) in caso di nuove elezioni – non cederanno su questo punto.

Auguriamoci che Malagò ascolti le voci “interne” che gli consigliano questo atteggiamento. Deve sapere che sarà difficile difendere le posizioni attuali di fronte ad un inatteso “codicillo” che potrebbero farlo inciampare.

               

 

               

 

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