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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Osservatorio / A proposito di “finanziamenti” statali allo Sport

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Sabato 1° Febbraio 2020

 

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Ritorno su quanto scritto sui rapporti economici tra sport “sociale” (S&S) e sport “agonistico” (CONI e Federazioni). Ampliando i termini del dibattito con qualche considerazione e soprattutto con molte cifre. Argomento che merita più di una riflessione.

Luciano Barra

Il mio articolo di stamani sul finanziamento dello sport ha provocato diverse osservazioni. Tra queste, l’attento Giuseppe Antonini – un Maestro dello Sport di razza –, mi ha fatto notare che non avrei dovuto porre un punto interrogativo nell’oggetto della mia domanda, ma un punto esclamativo. E soprattutto avrei dovuto citare la situazione ai tempi nostri che una volta di più conferma che è lo Sport a finanziare lo Stato e non viceversa. Come qualcuno ritiene e cerca di accreditare.

Osserva Antonini che, a decorrere dall'anno 2019, il livello di finanziamento del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e di Sport e Salute SpA è stabilito nella misura annua del 32 per cento delle entrate effettivamente incassate e messe a bilancio dello Stato, registrate nell'anno precedente, comunque in misura complessiva non inferiore a 410 milioni di euro annui. Cifra derivante dal versamento delle imposte ai fini IRES, IVA, IRAP e IRPEF nei seguenti settori di attività: gestione di impianti sportivi, attività di club sportivi, palestre, piscine e altre attività di carattere sportivo.

Parte delle risorse di cui al primo periodo sono destinate al CONI nella misura di 40 milioni annui (legge 145 del 31.12.2018). Se ai 410 milioni base sommiamo i 68 aggiunti a fine anno dalla manovra Giorgetti, la cifra sale a 478 milioni: vale a dire che lo Stato - a fronte di quell’esborso - ha incassato un miliardo e 462,5 milioni di euro, ...

Ma non finisce qui, perché bisognerebbe tenere a mente alcune altre considerazioni:

• le entrate fiscali derivanti dall’industria legata allo sport (solo quella per gli sport invernali per il 2018 ha prodotto 800 milioni di euro, perciò solo di IVA parliamo di un gettito di 160 milioni);

• le entrate fiscali derivanti da tutti gli spostamenti necessari per partecipare o assistere a manifestazioni sportive (numeri riscontrabili dai rapporti Istat);

• il risparmio ottenuto dal lavoro di circa un milione di volontari distribuiti ovunque sul territorio;

• le entrate derivanti dalle scommesse sportive (un fenomeno da monitorare nel suo insieme e soprattutto poco tassato e che sfugge ai controlli)

• il risparmio per le spese che si accollano le famiglie per consentire ai propri figli di praticare attività sportive (iscrizioni, attrezzature, frequenze, visite specialistiche, trasporti, alimentazioni, ecc.).

Alcuni anni fa, Antonini fece uno studio sull’argomento e, con una stima al ribasso, sostiene che il rapporto fra investimenti pubblici e interventi privati poteva dirsi di 1 a 10! Comunque un campo ancora da esplorare a fondo.

Quindi, caro Giovanni (Malagò), non abbiamo alcun motivo per un atteggiamento remissivo di fronte a queste continue invasioni di campo e, soprattutto, dovremmo a gran voce esigere dallo Stato risorse proprie per lo Sport nella Scuola e per quello cosiddetto “sociale”, ricordandogli che non dovrebbe tentare di risolvere quei problemi appropriandosi di quel poco rimasto a vantaggio dello “sport agonistico”.

 

 

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