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Fatti&Misfatti / Il sale brucia sulle ferite

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Venerdì 31 Gennaio 2020

 

basket-rete


“Certo contro i bavaresi, allenati bene da un serbo, la Milano paziente ad un certo punto era pronta a far traslocare i suoi campioni del basket dalla comoda sistemazione a City Life alle case popolari”.

Oscar Eleni

Emissario segreto di metal Jacket Messina in Bolivia per trovare un posto adatto al prossimo precampionato dell’Armani. Trovato. Salar de Uyuni, un mare di sale dove ci sono “occhi” che, secondo la tradizione Inca, inghiottono le carovane dove c’è infedeltà, finta dedizione al lavoro. In giorni dove la caccia all’untore ha sostituito lo sputtanamento via citofono, nella settimana della merla dove i merli sono rimasti neri per il caldo, in origine prima del rifugio nei camini erano bianchi, perché, anche se non si respira, qui il riscaldamento tira al massimo, vi confessiamo che vedendo l’ultima Armani contro il Bayern Monaco, che chiude la classifica di Eurolega (79-78 in rimonta), ci è venuta la tentazione, sul meno 20, di guardare una rivisitazione della favola di Biancaneve in chiave pulp, con Charlize Theron regina cattiva.

Uno strazio quasi superiore a questo mese di mercato calcistico riparatore. Pagine, pagine, poi vai alle tabelle dei riassunti, spesso incomplete, sbagliate, e scopri che era tutto fumo, anche se qualche affare è stato fatto e a Milano si domandano cosa prende Ibrahimovic per sembrare molto più attivo di compagni che hanno dieci anni meno di lui. No, all’Armani sono riconoscenti e non vogliono chiedere al Muchacho Fernandez di andare da Zlatan, figurarsi al totem Scola. Certo contro i bavaresi, allenati bene da un serbo, la Milano paziente ad un certo punto era pronta a far traslocare i suoi campioni del basket dalla comoda sistemazione a City Life alle case popolari.

Vuoi vedere che con un po’ di fame, di rabbia, magari non giocano due tempi come quelli contro Dedovic e Barthel che mai erano andati così lontano nelle segnature? Difesa col piumino, una malattia contagiosa già vista al Forum nelle ultime due stagioni, attacco senza il dono che invece baciava le rime della squadra di chi aveva preceduto Ettorre. Ora se difendi male, quasi logico se in quintetto ne metti due che come i veterani Rod e Scol che sanno tutto del gioco, hanno arte, corazon, ma non gambe per stare dietro ai nemici, se poi aggiungi un Micov sfinito, allora capisci che tutto va in vacca.

Per fortuna la gente sulle tribune del maleolente palazzo era misticamente presa dal ricordo di Kobe, dalle massime che facevano del campione Lakers cresciuto fra i fondamentali nella scuola reggiana, anche se Reggio Calabria e Pistoia gli hanno dato credito per i primi tiri nel cestino, per cui vedendo che negli uomini di re Giorgio non c’era ossessione, furore, allora si sono messi a fischiare. Era ora. Cara gente avrete anche le chiappe al caldo, bei vestiti, stipendi di un certo livello per lo sport professionistico, ma qui, con tutti i precari che ci sono in giro, poveracci a cui non danno una mano i cacciatori di voti che sventolano la bandiera della paura, del diverso da colpire, la pagnotta ve la dovete conquistare.

Noi stregati dai nani cattivi di Biancaneve ci siamo invece rifugiati nel porto di quiete rappresentato dal numero di Basket Magazine uscito a fine mese, ultimo mensile sul gioco che combatte fra edicole in chiusura. Per fortuna sul tavolo avevamo anche il libro sui 50 anni del CMB Rho, la meravigliosa creatura inventata e protetta dalla fede di tanti, con Dante Gurioli come pontefice in una chiesa dove dovrebbero andare a cercare ispirazione i federali, anche Petrucci, quelli della Lega che faranno bene ad ascoltare il Christos che ora dirige le operazioni Armani, ma avrebbero pure bisogno di scoprire che i soldi non vanno a canestro e se manca la passione, la voglia di cercare, persino di imitare, allora si arriva alla separazione, ai fischi come quelli sentiti al Forum.

Certo all’Armani toccano anche straordinari pesanti, quasi tutto gennaio fuori casa, adesso questa serie infernale che prosegue a Brindisi dove masticano amaro per l’esclusione dalla Champions FIBA, poi subito dopo Berlino al Forum, sapendo che il Fenerbahçe se l’è cavata soltanto per la fiammata finale di Datome. Tutte partite da non sbagliare proprio nel momento in cui si fanno male troppi giocatori. Ora mentre guardiamo con angoscia la lista degli azzurri per il doppio impegno contro Russia, a Napoli, e poi in casa dell’Estonia fra il 20 e 23 febbraio, paura che nasce non dal fatto delle scelte coraggiose di Meo a cui Milano nega i suoi panchinari, ma dalla triste constatazione che fra i non tanti giocatori sopra i due metri convocati non abbiamo un pivot che ci garantisca di poter avere in campo squadre con dimensioni diverse e non schiave del pick, prigioniere del tiro da tre.

Pagelle

Il sale brucia sulle ferite e allora ci lasciamo con le pagelle della notte bavarese finita col barbera mentre altri si erano illusi di poter bere birra fino all’alba. Per fortuna perché la sconfitta sarebbe stata letale per la classifica che resta sempre una via dolorosa nella scomoda amaca fra settimo ed ottavo posto.

MICOV 6,5 – Parte nel sottoscala delle sue motivazioni, ma poi decide che la squadra ha bisogno del professore.

GUDAITIS 5,5 – Miccia sempre troppo corta, gli manca sempre qualcosa.

ROLL 6 – Qualcosa bene, qualcosa male, come sempre, purtroppo.

RODRIGUEZ 6 – Tira sempre male, ma il cuore non manca, certo non è in questi tormenti che recuperi in matador.

TARCZEWSKI 6 – L’anima c’è, le mani meno, combatte contro i mulini a vento che fanno volare compagni velina.

NEDOVIC 6 – Come il professore anche lui deve sentire il sibilo di sirene cattive per trovare qualcosa che non sia soltanto un tiro.

CRAWFORD 6,5 – Energia, coraggio, anche se in Turchia non deve aver lavorato troppo per tornare quello che era a Cremona durante il campionato, non certo nei play off, il grande mistero della stagione. Ma a Milano sapranno.

SYKES 5,5 – Fa tenerezza con i suoi occhioni sperduti cercando sempre il consenso di un docente come Messina che non perdona. Sbaglia tanto, si perde troppe volte.

SCOLA 5 – Difesa al nero di seppia, ma non basta, attacco con piccoli lampi. Giocare ogni 48 ore non è la cura per la tribù dei Federer.

MESSINA 6 – Lui si darebbe 4 per quei due tempi da incubo. Noi siamo più magnanimi, anche se capiamo il tormento e non approviamo proprio tutte le scelte che fa.

 

 

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