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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Osservatorio / Vengono prima i “programmi” o prima gli “uomini”?

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Giovedì 16 Gennaio 2020


masters 


Per quanto si voglia provare ad immaginare il futuro del nostro sport, avventurarsi in analisi e progetti, casomai ipotizzando convergenze di idee e di risorse, alla fine ad emergere sono sempre le persone, con le loro idee e – perché no – con i loro limiti. Proprio inevitabile?

Luciano Barra

Il mio recente “saggio” – che offriva degli spunti per un programma per l’atletica italiana – ha ricevuto, come era facile immaginare, molti commenti. Spazzo subito il campo: nessun insulto, anzi molti e moderati complimenti. Ma nello stesso tempo ha sollecitato un dibattito da parte di più d’uno. La domanda del giorno: vengono prima i programmi o prima gli uomini? La mia risposta immediata al primo interlocutore è stata: “ma questa è l’annosa domanda se sia nato prima l’uovo o la gallina”!

In una recente riflessione Gianfranco Colasante ha sottolineato proprio il problema degli uomini (nello sport) quando ha rilevato che le scelte di manager esterni allo sport avvenute per Sport & Salute, per il Comitato Organizzatore di Milano & Cortina, per la Lega Calcio, e di quant’altro, sta a dimostrare la profonda crisi di personaggi nel mondo dello sport che possano ambire a quei ruoli.

Perché? La domanda è lecita, soprattutto considerando che lo Sport ha avuto nel cinquantennio post-bellico grandissimi dirigenti. Farei sicuramente degli errori e delle dimenticanze se li citassi. E perché ora invece no?

I motivi sono per me semplici ed ho avuto già modo di scriverne. Innanzi tutto la Legge Melandri che – populisticamente – ha azzerato i requisiti per essere eletti alle cariche federali: oggi basta un tesserino vecchio di due anni per potersi candidare anche a Presidente del CONI (per chi ha poca memoria, ricordo che è accaduto di recente).

Il secondo è uno scellerato passaggio che ha separato le Federazioni dal CONI, impedendo a tutti i livelli quell’osmosi necessaria per rinvigorire le proprie strutture. La superficialità con cui nel primo decennio degli anni Duemila sono stati accettate candidature, sia in Giunta CONI che alla presidenza delle Federazioni, resta di bassissima qualità. Per non parlare di nomine di Segretari Generali che al massimo erano delle ottime segreterie dei Presidenti. Ed infine la mancanza, intorno agli organi ufficiali del CONI, di quel corollario di Comitati e Commissioni al cui interno maturano e si motivano i dirigenti.

È vero che l’attuale presidenza di Giovanni Malagò si staglia in maniera fulgida, visto il carisma del personaggio, anche se a lui, come abbiamo già scritto, manca qualcosa e la differenza con chi gli sta intorno è abissale. Ma fra le varie riforme da proporre al Governo, oltre a quella di togliersi di dosso tutta una serie di orpelli che poco hanno a che fare con le competenze di un Comitato Olimpico, soprattutto riguardanti la Scuola e le varie “attività sociali” per la terza età, non meriterebbe rintrodurre un minimo di requisiti professionali e sportivi per ambire e concorrere alle cariche federali?

Durante le feste Natalizie mi sono lanciato in questa “opera magna” per provocare un dibattito di idee sul futuro dell’atletica italiana, sotto terra in quanto a risultati ed idee. È stato faticoso, ho consultato di tutto, mancava solo la Treccani, ... E poi? Poi, lo stesso giorno in cui SportOlimpico pubblicava il Programma, mi arriva un documento firmato da parte di due dei candidati alla Presidenza della FIDAL (di cui per carità di patria non cito i nomi).

Si trattava, e si tratta, di approfondimenti del programma di quei candidati. Il primo approfondimento, otto pagine con tanto di schede colorate in power point riguarda “Il Movimento Master”, con un sottotitolo esemplificativo: “L’Atletica per le Nuove Generazioni” [sic!]. Bastava leggere la prima frase per capire le priorità: “La Federazione che vogliamo costituirà un dipartimento dedicato all’attività Master, dotato di budget e risorse umane con competenze tecniche e organizzative specifiche per le manifestazioni nazionali ed estere”. Vi pare che quello dei Master sia oggi il problema primario dell’atletica italiana? Oppure non sia una scelta volta a solleticare, diciamo così, alcune tendenze “politiche”?

Allora ho capito che ho perso del tempo e che più che i Programmi – per uscire dalla palude – pare che servano gli uomini.

 

               

 

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