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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Duribanchi / Pansa ovvero il coraggio di “cambiare idea”

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Martedì 14 Gennaio 2020

 

pansa 


"Non un voltagabbana, non un trasformista: solo un uomo che cercando la verità, ne aveva trovate alcune di inconfessabili. E aveva avuto il fegato di raccontarle, fare domande, cercare risposte. Come dovrebbero fare (sempre) i giornalisti."

Andrea Bosco

Puntuale, anche quest'anno, la Dakar ha ottenuto la sua “libbra di carne”. La Dakar è una assurda mattanza dove chi partecipa arrischia di morire su percorsi inverosimili e dove purtroppo sistematicamente si muore. Mentre Federica Brignone continua a volare sugli sci, il calcio nostrano registra gli infortuni di Zaniolo e Demiral. Gravi lesioni che terranno lontani, dai campi di gioco, i giovani calciatori di Roma e Juventus per diversi mesi. Sono gli incerti di chi fa questo mestiere, ma la caduta di Zaniolo è stata impressionante. E per certi versi ha rammentato quella drammatica di Ronaldo il Fenomeno.

Basket: niente di nuovo (o quasi). Messina ritrova la sua Armani, Teodosic continua a spingere la Virtus, Venezia vincendo la seconda in trasferta in stagione (giocando maluccio ma senza Daye), celebra un piccolo evento. Forse Venezia si potrà riprendere. I suoi tifosi fremono, dimentichi che i due scudetti in tre stagioni sono stati l'eccezionalità della storia Reyer. La norma è stata altra: anche con grandi mecenati come Ligabue o mister Carrera. Anche con giocatori eccezionali come Steve Hawes, Spencer Haywood e Praja Dalipagic. I miracoli li hanno fatti (pur in un basket decaduto) Brugnaro e Walter de Raffaele. E i giocatori che Wdr allena.

Si può dire qualche cosa a Brugnaro? Molte cose buone, per quanto ha fatto. E due in controtendenza. Scegliere da Avellino Filloy e non Sykes (sfavillante a Milano) è stato in estate un errore. La seconda: si impegni il sindaco-patron per un nuovo Palasport. Il Taliercio non può più essere la casa della Reyer. Non di una Reyer che sta pensando in grande.

A Milano il sindaco Sala sta “ponzando” se sia a o meno il caso di intitolare una strada a Bettino Craxi. Direi che le speranze per amici e parenti del defunto segretario socialista del quale ricorre il ventennale della morte, siano pari allo zero. Se Sala non è riuscito ad intitolare l'ex Palalido a Cesare Rubini, non vedo come potrà (o vorrà) ottenere una strada per Craxi. Tornato al centro del dibattito anche per un film (poca politica, molto privato) di Gianni Amelio con uno straordinario Favino truccato alla perfezione.

Le vicende di Craxi, prima, durante e dopo Tangentopoli sono note. E qualsiasi sia il giudizio che su di lui si possa dare, stupisce che la politica italiana non sia ancora riuscita a fare i conti con la sua storia. Quella di Craxi (e più in generale di Tangentopoli) resta, per la politica italiana, una vicenda squisitamente giudiziaria. Una storia di mazzette, di corruzione, di processi, di suicidi, di gogna mediatica, di evaporazione di grandi partiti. Ma Tangentopoli è stata anche altro. E fino a quando la politica non ne prenderà atto resterà, per usare una celebre espressione degli anni Settanta “in mezzo al guado”.

“Non posso tacere” ha detto Papa Benedetto XVI citando Sant'Agostino a proposito del celibato dei preti. L'ossessione della Chiesa di Roma per il sesso in generale e per il celibato dei preti in particolare ha radici lontane. La Trinità è composta dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. La Madonna concepisce restando vergine. Giuseppe è un padre putativo. Ma il sesso è una cosa naturale, insita nell'istinto umano ed animale. Negarlo ai preti, pretendendo il celibato appare innaturale.

Nondimeno, non serve essere un “baciapile” per essere irritati dalla nuova serie televisiva di Paolo Sorrentino dedicata ai “suoi” Papi. Dove le monache in minigonna sono imbellettate e in tacchi a spillo, i Papi (sono due) girano in mutande, i cardinali sono macchiette ossessionate da Maradona, sesso e fornicazione si sprecano con accenti felliniani.

Per carità, la storia insegna che OltreTevere, nel corso dei secoli, ne hanno combinate di tutti i colori, non escluso l'uso di sicari e veleni. Quanto il “ghibellin fuggisaco” ha scritto su Bonifacio VIII è lì, inciso nei versi della prima cantica della Commedia. Tuttavia vedendo Sorrentino (e pur apprezzandone la capacità artistica) un senso di fastidio e di smarrimento prende persino il “dubbioso” che sta cercando l'Onnipotente.

Non approvo ma capisco. Nulla è come sembra. Ad una sfilata di Zegna la “cifra” è stata quella del sesso incerto. Uomini (?) con stivaloni e tacco 14 che al petto invece di una sciarpa o una cravatta esibivano un reggipetto. Ad ognuno la sua sessualità, i suoi gusti, le sue passioni e le sue perversioni. Nondimeno è difficile dire se quella di Zegna sia stata una denuncia o una compiaciuta constatazione.

Se nulla “è come sembra”, allora tutto finisce con l'essere relativo. Allora si può invocare la cannabis legalizzata mentre gli indicatori rivelano che l'uso delle droghe in Italia è in costante aumento, anche in età adolescenziale: “erba” in primis.

Allora si constata impotenti la protervia della burocrazia. Dove maestre impaurite dal “politicamente corretto”, assistenti sociali incapaci, giudici prima frettolosi e successivamente lentissimi, possono separare famiglie, traumatizzare bambini, recare danni smisurati e quasi certamente farla “franca”: nessuno li punirà.

Allora ci si indigna per la medesima burocrazia che tagliando i fondi di sostegno impedisce ad un ragazzo disabile di andare a scuola. Che vuole cacciare un novantenne (uno di 90 anni per la miseria!) dalla casetta di 40 metri a lui assegnata dopo che il terremoto aveva spianato la sua casa. Che vuole (qui la burocrazia è vaticana) sloggiare quattro monache di clausura dal loro convento, “per ricollocarle” in un ordine più “numeroso”. C’è da firmare da qualche parte? Io sto con le monache. Viva le monache di clausura che hanno messo in pista gli avvocati e che dalla loro “casa” non vogliono andarsene.

Ho scritto la scorsa settimana della consigliera PD ostile al termine “buon padre di famiglia”. L'ossessione sessista di certa gente è andata oltre. Ormai alcuni termini vengono completati dai puntini. Se il sindaco è donna si scrive “sindac***”. Se il ministro è femmina “ministr***” eccetera. Ma andare con la scopetta sul bagnasciuga, proprio no?

Mentre l'Australia continua a bruciare e il fuoco ha sterminato milioni di animali, mentre nel Mediterraneo si continua ad annegare tentando di arrivare in Italia sui barconi, mentre eruttano i vulcani e la Libia è un campo di battaglia sulle cui spoglie Russia e Turchia si apprestano a banchettare. Mentre a Bologna dopo le “sardine” in piazza si attendono anche i “sardoni” (metafora per definire i settantenni che “non si legano”), mentre Bonacini candidato PD in Emilia Romagna incontra in incognito il segretario del suo partito, Zingaretti, quasi fosse una vergogna. Mentre a Brescello, Salvini bacia con convinzione la statua di Peppone, (e Guareschi probabilmente si sta rivoltando nella tomba), mentre mezzo mondo si chiede (come faceva Maurizio Crozza mettendo in satira Kazzenger Giacobbo) “come caspita sia mai possibile che Luigi Di Maio sia diventato ministro degli esteri del governo italiano”, mentre Conte (non senza alcune “grezze”) media ai disastri internazionali, mentre il mondo è ormai di fronte al “bluff” iraniano che ha lanciato petardi contro le basi USA, ma ha abbattuto (per errore) un aereo civile provocando la morte di quasi 200 inermi passeggeri, il marinaio che tanto vorrebbe al suo fianco l’orso Sebastiano Venier, si congeda con una “suggestione” e un ricordo.

A Milano nuove rivelazioni portate in tribunale sul Bunga Bunga di Arcore. Il Cavaliere (secondo un testimone) avrebbe pagato: per il sesso e per il silenzio. Non si sa quali siano gli effettivi riscontri, la solidità di questa testimonianza. Certo che un Cav “cavalcato al buio” da una decina di fanciulle alla volta “è uno spettacolo difficile da immaginare. Anche con l'eventuale smisurato uso di “pastiglie azzurre”. A meno che, visto che la “pratica” sarebbe avvenuta al buio, il Cav al suo posto non mandasse un “vice”. E come faceva l'ambasciatore inglese a Venezia (con Giacomo Casanova e una monaca amante di entrambi), non si limitasse da uno spioncino a guardare. Il più grande puttaniere della storia che si dava “da fare” nel celebre Casin nell'isola di Mazorbo, là dove a lungo visse (con Fiora Gandolfi) in epoca recente, Helenio Herrera.

A 84 anni ha “salutato” Giampaolo Pansa. In vita l'ho incontrato alcune volte per interviste sui suoi libri. Scriveva benissimo Pansa ed era un uomo “ruvido”. Con un grande pregio: il coraggio di “cambiare idea”. Non un voltagabbana, non un trasformista: solo un uomo che cercando la verità, ne aveva trovate alcune (a lungo per altri) di inconfessabili. E aveva avuto il fegato di raccontarle. Ovunque si vada “dopo”, beh immagino che anche da quelle parti, Pansa comincerà ad indagare. A fare domande. A cercare risposte. E ad insistere fino a quando non le avrà trovate. Come dovrebbero fare (sempre) i giornalisti.




 

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