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Persone&Storie / Bruno Grandi, poche parole e molti fatti

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Martedì 7 Gennaio 2020

 

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Con questo articolo apriamo una nuova rubrica su quanti hanno contribuito all'affermazione dello sport olimpico italiano. Cominciamo con un dirigente che è stato l’anima della Ginnastica nel mondo, commissario del CONI in un periodo drammatico, ma soprattutto una persona dalle grandi qualità umane.

Giorgio Lo Giudice

Prima che un grande dirigente, Bruno Grandi è stato una grande persona. Un amico sincero dello sport che amava oltre ogni dire, la sua Ginnastica. L’ho conosciuto giovane insegnante quando frequentava la federazione, ancora non ero giornalista ma un semplice scribacchino e lui era un tecnico. Aveva sempre idee nuove, era allegro e pronto alla battuta. Ricordo che mi dette una mano non da poco, perché un giorno parlando della professione, quella vera (da insegnante), gli confessai che avevo problemi con la ginnastica.

Stavo frequentando l’ISEF e, dal momento che già insegnavo, mi capitava ogni tanto di saltare qualche lezione. Il professore non voleva darmi la “firma” per il secondo esame (il primo l’avevo superato cavandomela bene). Caso volle che era romagnolo come lui e lo conosceva bene. Proverò a parlarci – disse – ma non ti prometto niente. Invece il professore alla fine mi dette la sospirata “firma” e anche un 26 accettabilissimo. Andrai ovviamente a ringraziarlo e lui rispose che fra amici era giusto aiutarsi.

Ci incrociammo di nuovo al momento dell’assemblea federale, avevo preso a scrivere e venni spedito dal mio capo Michele Galdi a fare la cronaca. Il favorito, almeno sulla carta, era Silvano Silvy, simpaticissimo medico romano, diventato poi sanitario della Roma calcio. Bruno era invece tranquillo: mi disse nell’intervista che avrebbe vinto perché conosceva l’anima e l’atmosfera che permeava la ginnastica mentre Silvano – bravo, ma fuori dall’ambiente –, avrebbe fatto fatica ad entrare in un mondo molto particolare, fatto di sacrifici, di ore di lavoro in palestra, di poche parole e molti fatti.

Aveva ragione, vinse Grandi per il bene della Ginnastica, riuscendo a introdurre molte novità in un mondo dove regnava la tradizione. Le sue idee trovarono adepti anche fuori dall’Italia dove Bruno prese ad essere stimato e a conquistare posizioni. Quando capitava di parlare e scambiarci idee, lui era sempre pragmatico, realista, niente voli pindarici, niente promesse che non si potevano mantenere, ma solo fatti.

Organizzò negli anni Settanta, un viaggio in Giappone per un gruppo di giornalisti, scherzando: visto che Palumbo mi aveva scelto a far parte della spedizione, gli chiesi perché voleva farci fare una vacanza gratis e lui risposte, tranquillo, che imparare come organizzano e si muovono gli altri, specie una nazione da sempre tra le prime tre del mondo, era una esperienza utile e comunque sarebbe stato un impatto positivo per fare promozione alla ginnastica. Aveva ovviamente ragione.

Poi l’avevo perso di vista quando era diventato gran capo mondiale, ma nelle rare occasioni, c’era sempre una battuta pronta, un sorriso e via. Verso la fine lo avevo incrociato un po’ affaticato e confessò: “È stata una grande esperienza, ma che fatica”. Le ultime parole di una persona retta, scomodo, non a tutti simpatica, ma che ha sicuramente fatto fare un salto di qualità alla ginnastica, quella mondiale e quella di casa nostra, provando tra l’altro a darle credibilità laddove c’è sempre il momento di crisi e di sussurri, le giurie. Ma quello forse resterà un problema insoluto fino a che sarà l’uomo con le sue dita a premere i tasti dei punteggi.

 

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