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Osservatorio / Un Programma per l'Atletica del futuro

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Venerdì 3 Gennaio 2020


generica 2 

Lo scopo? Provocare un incontro – anche forse uno scontro – tra le diverse forze in campo per arrivare ad un progetto comune da sottoscrivere per chiunque dovesse essere chiamato al “soglio” federale per il prossimo quadriennio. Solo una utopia?


Luciano Barra


Titolo impegnativo, vero? Ma l’ispirazione e la necessità sono maturate la settimana prima di Natale, leggendo la tabella dei contributi assegnati dal fu AD di “Sport e Salute”, Rocco Sabelli, dove l’atletica era una delle poche Federazioni al palo ed assistendo a Roma alla Consegna dei Collari del CONI. Ero seduto in fondo alla sala ed ho gioito nel vedere salire e nel sentire citare i nomi dell’atletica. Si trattava di Francesco Panetta, Assunta Legnante con una foto toccante di Elio Locatelli. Poi mi sono accasciato sulla sedia. Ma l’atletica è tutta qui? Non c’era neanche il presidente della FIDAL e solo due dei pretendenti al trono. E si, purtroppo il convento non passa altro, più che Collari a noi dell’atletica in questo momento toccano guinzagli e museruole.



Dentro di me il fuoco ribolliva non solo nel ricordo di un glorioso passato alla FIDAL, ma anche a quello del CONI quando, nel fare l’albero di Natale nell’atrio del Palazzo H (usanza subito cancellata, appena ho lasciato, come si fa in tutti i regimi totalitari), le palle natalizie dell’atletica, con il nome dei migliori atleti dell’anno, erano numerose. Allora mi sono detto: ma possibile che non si possa uscire da queste sabbie mobili? La parola sabbie mobili ha urtato la suscettibilità di Alfio Giomi che fra l’altro mi ha scritto “non siamo nelle sabbie mobili (anzi)”. Beato lui e il suo perenne ottimismo, la sua migliore qualità.

Ma torniamo all’argomento di questa nota: il “Programma per l’Atletica del Futuro”. Progetto ambizioso e difficile. Ma neanche tanto avendo letto con attenzione i documenti ricevuti dai contendenti già in campo. Il primo, quello di “Insieme per l’Atletica” che propone “Il Manifesto dei Volenterosi per l’Evoluzione dell’Atletica Italiana”. Il secondo, firmato da due dei candidati, intitolato “Un impegno per l’atletica. L’Atletica per le nuove generazioni”. E il terzo, di Stefano Mei: “Il Programma in Pillole. Una Federazione semplice per cambiare e libera per ascoltare”.

Li ho scorsi e devo dire che, pur non avendo trovato nulla che mi abbia fatto dire “Wow”, alcuni spunti interessanti non mancano. A mio modo di vedere, hanno però in comune almeno tre difetti:

• 1) Troppo guardinghi nel soffermarsi, criticare errori fatti ed approfondirne le cause, forse per paura di perdere l’appoggio di chi sta al potere. Ma non si possono usare delle medicine curative se non si evidenziano prima e chiaramente i mali.

• 2) Sembrano tutti e tre più che altro rivolti a chi dovrà votare e quindi molto populistici, quasi che fare delle proposte coraggiose e contro corrente possa causare inimicizie elettorali. Dire, o far trasparire, che “la Federazione è al servizio delle Società e non viceversa” è pura demagogia. Non è certamente vero il contrario, ma la FIDAL ha circa 3000 società con delle differenze abissali fra loro. È come dire che il Governo è al servizio dei cittadini, dimenticando che i cittadini eleggono le Istituzioni (nel nostro caso Parlamento o Consigli Regionali/Comunali) e le Istituzioni eleggono il Governo, e in qualche caso (per Regioni e Comuni) con elezione diretta dei Presidenti, che vengono eletti in base ad un programma.

• 3) Mancano di una visione per l‘atletica del futuro ed insieme alla visione, mancano delle proposte pratiche e concrete: presentano invece diverse enunciazioni di principio molto generiche.

Ma, soprattutto, non ho trovato nulla che disegni o getti le basi, oltre che per una nuova visione, per un nuovo modello per l’atletica italiana, assolutamente necessario se si vuole cambiare ritmo e progredire. Ambire ad un modello come quello messo a punto da tempo dalla Federnuoto è impossibile per tanti motivi, ma qualcosa bisognerà pure inventarsi. Persino la FIAT (o FCA), alla canna del gas, ha dovuto sposare la Peugeot per ideare nuovi modelli indirizzati all’ibrido o all’elettrico, e stiamo parlando di macchine e non di esseri umani.

Il programma che suggerisco ha ovviamente dei limiti dovuti essenzialmente:

• a) alla mia esperienza del passato e quindi datata (e di tanto in tanto la citerò anche come nota di colore e di esperienze vissute);
• b) alla mia convinzione che in Italia per esigenze culturali è necessario puntare all’eccellenza (vedi arte, architettura, prosa, pittura, scultura, musica, ecc.) se si vuole sfondare;
• c) alla mia spiccata esperienza e propensione a guardare cosa fanno altri all’estero;
• d) alla mia ferma volontà di disegnare qualcosa che sia proiettata nel futuro, anche ad un decennio ed oltre, e non limitata all’immediato;
• e) infine alla mia carenza di informazioni e fatti concreti dell’atletica di oggi.

Lo scopo del Programma? Provocare un incontro – anche forse uno scontro – tra le forze in campo per correggerlo, anche ribaltarlo, ma alla fine arrivare ad un progetto comune da sottoscrivere per chiunque dovesse essere chiamato al “soglio” federale. Se a qualcuno può far piacere, idearlo quasi fosse un contratto, come quelli che abbiamo visto firmare in TV da Berlusconi sulla scrivania di Bruno Vespa o a quello che era all’origine del precedente Governo (e che si vorrebbe ripetere per l’attuale).

Devo nel contempo essere molto chiaro: nessun protagonismo. Il programma che propongo non è, e non vuole essere, un modo per un’entrata personale in campo. Ma non si può neppure rinunciare a mettere a disposizione di altri le esperienze vissute e maturate.

Il testo sarà disponibile su www.sportolimpico.it a partire dal 15 gennaio. Un avvertimento: è piuttosto corposo, consistendo in circa 14 pagine, e quindi la sua sola lettura richiederà tempo, attenzione, un foglio bianco ed una matita rosso/blu. Ma soprattutto è sconsigliato a chi è pessimista sulle potenzialità del nostro mondo e a chi vede la realtà dal proprio buco della serratura. Quanto scritto e proposto è stato già realizzato in Italia ed all’Estero, da persone che nulla avevano a che fare con Einstein, ma che potevano contare solo su passione, visione e, non ultima, tanta voglia di lavorare. Thomas Edison diceva “il genio è per l’1% ispirazione, per il 99% sudore”. E soprattutto, ripeto, è scritto senza porre interessi personali in prima linea.

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