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Racconto di Natale / Quel primo treno per Wigan

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Martedì 24 Dicembre 2019

 

treno-antico 


"Partiva da Euston alle 7 e mezza del mattino e così quella notte di novembre fu breve. Là lo aspettavano Liz, le bambine e il rugby del Vecchio. Aveva 21 anni e sentiva di avere ai piedi le ali che erano state strappate al Vecchio."

Giorgio Cimbrico

“Stai attento quando accendi la sigaretta”. ”Perché?” “Il bavarese è bravo a sparare: gli bastano tre secondi di fiamma dell’accendino per fotterti”. A Dick sembrava che il Vecchio esagerasse. Il Vecchio aveva 32 anni, era nelle trincee dall’autunno del ’14, uno dei primi ad arruolarsi quando sui muri era apparso il manifesto con Lord Kitchener e i suoi baffi a manubrio: “la British Army ti vuole”. E così erano nati i battaglioni di impiegati di Liverpool, degli snob di Londra (Artist Rifles), dei giocatori di rugby, Union e League. Il Vecchio era di Wigan e così veniva dalla League e grazie alla League mangiava e faceva mangiare la famiglia. Perchè era sposato e aveva due figli. “Bambine” gli scappò una volta.

Il Vecchio era uno che non parlava molto: puliva il fucile, stava attento che i topi non gli rosicchiassero le scarpe e le giberne, provava a tenersi pulito, e non era facile in quel posto che aveva un nome così gentile, Chemin des Dames, ma che di gentile non aveva nulla: degli alberi erano rimasti spunzoni neri e prima la brina ghiacciata e ora una spolverata di neve coprivano la distesa di fango. Il Vecchio aveva anche un nome, Ollie, ma non lo usava nessuno. Era il Vecchio e quando era necessario esser formali o fuori dal rifugio del capitano comparivano gli ordini di servizio, era il caporale Newbury, quello che di solito aveva l’incarico più pericoloso: andare a strisciare nella terra di nessuno e provare a prendere prigionieri. Di solito riportava qualche tremante unno che diceva ich freund, io amico.

Dick e tutti gli altri arrivati quindici giorni prima, sul finire di un autunno livido, di anni ne avevano tra i 19 e i 20, erano i novellini. Quando erano partiti, nessuno era andato a Victoria Station a cantare “God save the King” e a sentir pestare le scarpe chiodate sui marciapiedi, sulle banchine. Dopo due anni era inutile, assurdo andare a far festa per chi andava al macello. Dick veniva da una famiglia borghese, padre bancario, casa di proprietà, nella prima cerchia della periferia: il suo rugby era quello del Blackheath. Quando la faccenda era iniziata, aveva 17 anni e i campi si svuotarono. Dick non aveva mai conosciuto uno della League. Al club quelli erano visti come dei sacrileghi: si poteva accettare denaro per praticare la nobile arte del rugby? “La League è buona per i gaglioffi e per gli irlandesi”, sentiva dire e l’esistenza di quella dimensione gli era lontana, estranea.

Quella sera c’era calma. “Quasi Natale: gli unni se ne staranno calmi”, mormorò il Vecchio mentre con un dito faceva breccia in una busta, spiegava il foglio e iniziava a leggere. “Buone notizie?” buttò lì Dick, tanto perché il dialogo non cadesse. “Mica buone. Liz – Liz è mia moglie, sai – scrive che Mike è caduto a Gallipoli e che di Freddy non si è saputo più niente: era con il corpo di spedizione in Mesopotamia. Giocavamo assieme a Wigan. In campo ci si dava una mano e così, sai, dopo si andava al pub e Mike, che non aveva un cane di nessuno, a Natale veniva a casa nostra. Mi ricordo l’ultimo, nel ’13: avevamo giocato contro il Leeds, eravamo tutti pesti e Liz, mentre portava in tavola, continuava a dire: ma quando smetterete? E io allora le rispondevo che era meglio un occhio nero o un dente che ballava che stare in cantiere o all’altoforno. Ho provato e posso dire che il rugby è meglio. Tu lo conosci il rugby, ragazzo?”.

“Io ero nel Blackheath. Cioè, ero nei giovani, mica nella prima squadra”. “Roba da ricchi, da borghesi, Io a quel rugby non ci ho mai giocato, non l’ho mai nemmeno visto. Ricordo che Freddy una volta andò a Northampton per dare un’occhiata a una partita, un figlio di puttana lo riconobbe, fece la spia e uno dei dirigenti gli disse che non era gradito. Ho pagato il biglietto, disse Freddy: glielo rimborseremo, rispose quello. L’Inghilterra è così, ragazzo. E ora chissà dove è finito. Io di preciso so mica dov’è la Mesopotamia”. “È dove ci sono gli arabi”. “Più o meno ho capito. Piuttosto, perché tu non sei al corso ufficiali?” “Ho deciso da un momento all’altro, prima che mi chiamassero. Volontario. Mia madre ha pianto, mio padre ci è rimasto male. Era nella Yeomanry: avrebbe voluto il figlio nella cavalleria”. “Ti è andata bene: quelli della cavalleria li hanno fatti a pezzi a Messines”.

Fu allora che il Vecchio mise la lettera in una delle tasche della giubba (l’avrebbe riletta più tardi, sdraiato nella sua tana) e aprì lentamente il pacco di carta marron: “Pasticcio di carne, mandato da Liz. Quasi fresco, ragazzo. Scommetto che un boccone lo mandi giù volentieri. Meglio questo che il rancio di Natale, se è arrivato”. Dick rispose che un boccone lo avrebbe gradito, ma il Vecchio avrebbe dovuto attendere un attimo perché anche lui aveva una sorpresa. E quando tornò, dopo aver rovistato nel suo sacco, tornò con una bottiglia di vino che aveva comprato a Laon, prima di andare in linea. Lo stapparono, era aspro, invischiava la lingua. “È di quello che danno ai francesi prima di andare all’assalto, lo chiamano pinard”. “Meglio la birra del Nord”, fece il Vecchio. “Io ho appena avuto il tempo di assaggiarla”, provò a sorridere Dick.

A mezzanotte il capitano fece gli auguri alla compagnia: veniva dalle Midlands ed era un uomo senza arroganza, benvoluto dagli uomini: fece distribuire a tutti un gavettino di rum. “Ragazzi, non c’è molto da dire: Buon Natale”. Dall’altra parte, nel buio, i bavaresi cantarono Stille Nacht. E sino al Capodanno del ’18 su quell’angolo del fronte dell’Aisne regnò la calma. Quattro mesi dopo, quando venne il momento di dare la spallata, il Vecchio saltò fuori dalla trincea al primo colpo di fischietto e nessuno lo vide più. Dick salvò la pelle, due gambe e due braccia e quando tornò indietro, si fermò a casa solo il tempo per calmare il pianto della madre e valutare cosa provasse il padre nel rivederlo.

“Parto”, disse mentre sua madre si alzava per sparecchiare. Né l’una né l’altro seppero cosa dire e così toccò a Dick: “Ho preso un impegno. Sarebbe lungo spiegarvelo e forse non capireste”. Non uscì per le strade del quartiere – l’elenco delle perdite fornito dal padre l’aveva scoraggiato – e contò le ore nella stanza che ricordava a malapena, che sentiva estranea. Il primo treno per Wigan partiva da Euston alle 7 e mezza del mattino e così quella notte di novembre fu breve. Là lo aspettavano Liz, le bambine e il rugby del Vecchio. Aveva 21 anni e sentiva di avere ai piedi le ali che erano state strappate al Vecchio.

 

 

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