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Piste&Pedane / I bilanci piangono, i giornali invecchiano

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Giovedì 19 Dicembre 2019

 

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La consegna a Davide Re del premio Cannavò: occasione, neppure tanto nascosta, per visitare la nuova sede di quella che fu un tempo la “Bibbia dello Sport”. Ma, che volete, tutto cambia, … e non sempre in meglio.

Daniele Perboni

Martedì pomeriggio, appuntamento in Piazzale Abbiategrasso a Milano. Linea verde della metropolitana. Dopo una quarantina di minuti vieni “sputato” fuori alla fermata di Crescenzago, estremo nord della metropoli. Il collega che ci accompagna, milanese Doc, si guarda attorno smarrito: «Mai stato da queste parti. Potrebbe essere Berlino o New York». Uno sguardo veloce a 180 gradi e individuo la grande insegna della RCS. Siamo sbarcati a queste latitudini per la consegna del Premio “Atletica Candido Cannavò” al quattrocentista Davide Re.

Queste le motivazioni che hanno spinto Franco Angelotti, presidente della “Bracco Atletica” e ideatore dell’iniziativa, ad assegnare il riconoscimento all’atleta ligure: “Campione in carica, ma anche esempio di correttezza e serietà per i più giovani. Miglior europeo nel giro di pista ai Campionati del Mondo di Doha, quest’anno ha ottenuto per due volte il record italiano dei 400 metri, facendo fermare i cronometri a 44”77, primo azzurro ad infrangere il muro dei 45 secondi”. Ventisei anni, soprannominato The King, Davide è studente alla Facoltà di medicina di Torino, si definisce “paziente e comprensivo nella vita di tutti i giorni, determinato nello sport”. Il suo motto è una frase di Walt Disney: «Se puoi sognare, puoi farlo!».

La cerimonia di consegna si è tenuta alla presenza di Andrea Monti, direttore della rosea e padrone di casa, la signora Franca e Alessandro Cannavò, rispettivamente moglie e figlio del mitico direttore di quella che fu la “Bibbia” dello sport, del Direttore Tecnico FIDAL Antonio La Torre, del vicepresidente FIDAL Vincenzo Parrinello e di Franco Angelotti.

L’occasione, per chi scrive, è più che ghiotta: visitare la sede della Gazzetta. Da quando ha lasciato la storica dimora di via Solferino non ci avevo mai messo piede. Ed è stata anche l’opportunità per rivedere vecchi amici persi di vista da quando il quotidiano ha cambiato pelle. Un ampio e luminoso ambiente, oggi si chiama open space, con alcuni antri laterali, include le varie redazioni. Il web ti accoglie appena entri (una ventina i giornalisti, quasi tutti under trenta. «La maggior parte di questi – confessa uno dei “vecchi” – guadagnerebbe di più se andasse a lavorare alla cassa di un supermercato»), a seguire ecco la redazione del calcio. Sterminata.

Faccio la conoscenza del redattore più anziano. Vecchia firma che seguiva l’Inter, ora “degradato” a tallonare il Toro: «Quando si invecchia vieni declassato, …», mormora con filosofia partenopea. Lateralmente ecco la piccola redazione di SportWeek, dove ormai la funzione dei redattori è passata in second’ordine, forse anche terzo o quarto, … «Si parte dalla fotografia, scelta dal Photo Editor, il resto viene di conseguenza», ci illumina l’amico che ormai si sente più un impiegato che un reporter. Triste fine di una professione celebrata, esaltata e invidiata.

Le sorprese non sono finite. La notizia è quasi un colpo al cuore, per chi, come il sottoscritto, ha sempre letto i resoconti dagli Stati Uniti di atletica, boxe, sci, basket, vergati dallo storico corrispondente da New York. Eccolo lì, presente in carne ed ossa. Dopo oltre trent’anni lo hanno fatto rientrare. «Alle soglie della pensione forse è stato meglio così». Per sanare i bilanci, il nuovo “padrone” ha deciso di cancellare alcune sedi estere. Tutto si livella. «Intanto il numero di copie vendute continua a diminuire» confessano sottovoce. Ma non è un mistero. Purtroppo il giornale cartaceo sembra sempre più unicamente “il” contorno di tutta una serie di organizzazioni e manifestazioni mirate a far i danè, come canta Vecchioni. I bilanci piangono ed esigono rinunce e sofferenze.

 

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