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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Osservatorio / Ma lo sport italiano somiglia davvero all'Alitalia?

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Mercoledì 11 Dicembre 2019

 

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Una lunga catena di errori e di incapacità programmatiche, ed ora gli insipidi diktat di due Governi di opposto colore, stanno condannando lo Sport Italiano a perdere la sua identità e, soprattutto, la sua collocazione di vertice. Possibile che non si possa fare nulla per impedire che finisca come la compagnia di "bandiera"? 


Luciano Barra

Che brutto presentimento! Vedo lo sport italiano scivolare in basso come l’Alitalia, la nostra ex compagnia di bandiera. Quante similitudini e comuni denominatori. Con una piccola differenza che all’Alitalia sono serviti 20 anni, e tanti manager illuminati e ben pagati, per finire dove è finita. Allo Sport Italiano (maiuscolo, per rispetto), che ora non è più solo il CONI, ne stanno bastando solo due di anni. Quali i sintomi? Tanti, ma su tutti uno: la consapevolezza che dopo la seconda guerra mondiale grazie ad un politico e ad un dirigente sportivo ambedue illuminati ed ambedue di nome Giulio (Andreotti ed Onesti) e grazie a due leggi (quella istitutiva del CONI e poi quella sul Totocalcio) il CONI fu sottratto alle influenze politiche che l’avrebbero fatto diventare uno dei tanti carrozzoni pubblici fallimentari di cui oggi il Paese è cosparso. Oggi invece questo sta accadendo (è accaduto?).

Un profondo ed obbiettivo esame di coscienza ed un’analisi oggettiva colloca la crisi anche per il CONI e lo Sport Italiano, agli ultimi venti anni. SportOlimpico ne ha scritto più volte con alcuni episodi che rimangono alla base dell’attuale crisi: la nascita dello spezzatino tv nel calcio, l’avvento della Melandri (sponsorizzata da Visco e Veltroni che tutti insieme hanno costituito il WM), l’uxoricidio da parte dello Stato del Totocalcio grazie anche alla nascita del Superenalotto, il mancato coraggio della dirigenza di allora (Petrucci, Carraro, Pagnozzi) di battersi per ottenere la garanzia di entrate pari a quelle degli anni Novanta. Infine, non aver saputo “profittatre”, per creare i giusti anticorpi (leggi riforme), prima di politici amici (Gianni Letta) e poi di Presidenti del Consiglio (Matteo Renzi) alleati. Basta?

Ovviamente l’ultima riforma voluta dal Governo gialloverde ed implementata ora dal Governo giallorosso è stata la sentenza politica finale. Ma le mazzate culturali di questi ultimi mesi stanno corrodendo alla base il sistema, senza che nessuno dica qualcosa, al di là di alcune battaglie per conquistare qualche poltrona.

Vi cito solo due episodi, agli estremi opposti, che ai miei occhi risultano illuminanti. A coronamento delle informazioni lette sulla distribuzione dei contributi pubblici alle Federazioni Nazionali, alcuni messaggi meritano una riflessione. Tralascio di ricordare che nel passato criteri e decisioni in materia erano compito di Commissioni, Giunta CONI, riunioni informali di Presidenti e Consiglio Nazionale del CONI, mentre ora sono emanate di fatto da un ente monocratico – “Sport e Salute” –, con l’accompagnamento di indicazioni politiche discutibili.

A coronamento delle scelte di “Sport e Salute”, di cui speriamo che verranno presto resi pubblici i criteri adottati, in considerazione del fatto che l’accusa al CONI era quella di mancata trasparenza, abbiamo letto di indirizzi politici quanto meno esilaranti. L’epigono personale dell’AD di Sport e Salute, Valerio Piccioni, ci parla “della impostazione ‘sabelliana’ che è un invito all’efficientamento”. È chiaro che l’influenza del calcio (‘Sarrismo’) sta spopolando e che si annaspa nel ridicolo pur di pungolare le Federazioni. Che le Federazioni abbiano troppi dipendenti è certo, ma la carenza più grave è la qualità degli stessi, per cui al posto di uno bravo e preparato ne servono tre mediocri. Più che “impostazione sabelliana” sarebbe da auspicare un nuovo motto: “meno è meglio”.

E qui mi si consenta una breve chiosa a proposito proprio dell'AD/Presidente di "Sport e Salute". L'ultima chicca è stata la diffusione (Corriere della Sera di ieri) di una sua telefonata col presidente della FIGC, Gravina, nella quale scherniva il segretario del CONI Mornati e si faceva beffe della Giunta. Affermazioni gravi tanto più che seguono di pochi giorni l'esaltazione della stessa FIGC a seguito della presentazione del "bilancio integrato" della federcalcio. "Un documento strutturato, moderno e d'avanguardia", queste le bizzarre affermazioni dell'AD, come si è letto. A riguardo non sarebbe male invece ricordare che l'intero "sistema calcio" - come riportato sul Report/FIGC '19 - ha un indebitamento superiore a 4 miliardi. Malgrado sia l'unica federazione calcistica europea a ricevere denaro pubblico.

Tornando alla "razionalizzazione" dei contributi, il massimo è stato l’annuncio di uno stanziamento di 7 milioni per i progetti scolastici e circa 18 per iniziative legate a “Sport di tutti”, progetto su cui “Sport e Salute” punta moltissimo, cosa che tra l’altro poco si coniuga con l'ausopicata riduzione di personale e che in sostanza si traduce in briciole sparse nell’oceano. Meno male che entrando nella soglia degli 80 anni ci ha pensato Franco Carraro – nella sua intervista al Corriere della Sera – a sentenziare: “1) che è il ministero della Pubblica Istruzione e l’organizzazione scolastica che decidono se incrementare o meno lo sport nella scuola; 2) che la salute la gestiscono le Regioni con i soldi dello Stato”. O almeno dovrebbero.

E qui arriviamo al secondo episodio: sulla falsariga del grido “al sociale, al sociale”, due Enti di Promozione lanciano: a) un corso di Fitness per la terza età (200 euro 10 ore di lezione) “unico corso ufficiale NSF in Italia con rilascio di diploma Nazionale”. Il corso è riconosciuto dalla AICS – EPS CONI con esame teorico e pratico e con rilascio di Diploma Nazionale emesso direttamente dalla ICS EPS CONI con la qualifica “ISTRUTTORE - ALLENAMENTO PER SENIOR”. Per non essere da meno: b) l’ASI lancia (248 euro anche in 12 rate da 28 euro, con 24 ore di corso) un corso per Istruttori della Terza Età. E su queste cose nessuno dice nulla. Ma l’AD di “Sport e Salute” non dovrebbe, casomai con il supporto professionale della Scuola dello Sport, regolamentare ed approvare questi corsi che abusano della dizione CONI e che hanno il solo scopo di produrre reddito per gli Enti stessi?

Ma che hanno a che fare le Federazioni con lo “sport sociale”? Sono competenze dello Stato e questa è una maniera per distrarre le stesse dai loro compiti istituzionali che sono principalmente lo “sport agonistico, la formazione dei quadri tecnici e dirigenziali federali, l’associazionismo sportivo, la qualificazione dell’impiantistica e l’organizzazione di manifestazioni sportive ai diversi livelli”.

Distrarre le Federazioni dai loro compiti istituzionali è estremamente rischioso. Fra meno di 8 mesi si aprono a Tokyo i Giochi Olimpici n. 32. Una aggiornata e professionale proiezione fatta all’estero sulle medaglie (basata sui risultati dei Campionati Mondiali del 2019) non ci dà fra i primi 10 del medagliere. Ripeto quanto già scritto altre volte: è inutile vantarsi di essere tra i primi 10 paesi al mondo, in quanto è impossibile non esserlo. Ma in base a questa proiezione siamo al 13° posto, superati da nazioni (come Olanda, Ungheria e Nuova Zelanda) che mai ci erano arrivati davanti.

Si prevedono solo 8 possibili medaglie d’oro che sono quelle che fanno la classifica (nel dettaglio: Angelo Crescenzo nel Karate; Diana Bacosi nel Tiro a segno; Simona Quadarella, Gregorio Paltrinieri e Federica Pellegrini nel Nuoto; la squadra di Pallanuoto maschile; Vito Dell’Aquila nel Taekwondo e Frascari/Bassaro nella Vela). La mia personale esperienza (compilo e seguo queste proiezioni da 25 anni) mi dice che l’Italia, nell’anno precedente ai Giochi, ha sempre avuto numeri più alti di quelli effettivamente conseguiti poi sul campo, per il semplice motivo che le nostre Federazioni – sempre fra le più ricche al mondo – negli anni precedenti ai Giochi partecipano al 100% ai vari Campionati Mondiali, cosa che non avviene per tutti gli altri paesi.

Tutto compromesso, allora? Assolutamente no! Noi arriveremo tra i primi dieci ma a condizione che in questi mesi che mancano all’appuntamento olimpico scattino alcuni meccanismi che al momento mancano. Basta parlare (e scrivere) solo della “Riforma” e di quanto a contorno dei Giochi ‘26 di Torino & Cortina! L’ultima Giunta del CONI ha approvato la nuova lista del Club Olimpico, ma perché non pubblicarla con tanto di conferenza stampa? La Gazzetta, il giornale sportivo più importante che abbiamo, non ha mandato un suo inviato (credo sia la prima volta) gli Europei di Nuoto di Glasgow e non pubblica i risultati della Coppa del Mondo di Biathlon e via di seguito. È necessario ripetere che a parte l’allenamento ed il frusciare di dollari di premio, le medaglie si vincono grazie alle motivazioni esterne ed interne che si creano?

O qualcuno pensava ancora una volta – come accadde alla vigilia di Rio – che un marciatore multi-squalificato potesse tornare veramente a gareggiare ai Giochi?

 

               

               

               

 

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