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Duribanchi / Perche’ insisto ancora a stupirmi?

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Martedì 3 Dicembre 2019

 

sardine 


La complicata esistenza di un cittadino a zonzo tra gli accadimenti della settimana, sportivi e meno: tra eccitati branchi di sardine e qualche tonno, col rischio di poter incrociare anche degli squali.

Andrea Bosco

Se permettete parliamo di strade. Quelle della Liguria martoriata dal maltempo e massacrata da perizie che “omettevano” in nome del dio denaro, delle carriere e del solito scaricabarile italico: cento diverse competenze, in modo che la responsabilità non risulti di alcuno. In entrata dalla Francia a Ventimiglia, sabato ho trovato 7 km di coda. Come d’estate. La ragione: si circola su una sola corsia. Tutto il viadotto che porta alla frontiera in entrata e in uscita è stato transennato. Come lunghi tratti dell’intera A10.

Ora che i vivi hanno pianto i morti di Genova, ora che la minaccia è quella della revoca delle concessioni, ora che la magistratura ha appurato cose che (se confermate) appaiono indicibili e vergognose, ora si appone la foglia di fico dei transennamenti. Ora sull'autostrada ligure trovi quegli operai che prima, un anno fa, raramente vedevi.

Capisco il rammarico dei Benetton. Ma qualcuno ha sbagliato: se per incapacità professionale o per tornaconto (personale o di qualcuno) lo stabilirà la magistratura. E se qualcuno ha sbagliato è giusto paghi. Non per i disagi causati agli utenti che dell'autostrada si servono. Quella è robetta. Ma per quelle decine di morti che attendono giustizia. Quel ponte a Genova è non crollato per una fatalità. Quel ponte aveva problemi gravi. E qualcuno che sapeva ha omesso di correre ai ripari. Di prevenire. Evitando di giocare con la pelle delle persone.

Ma del resto, perché ancora insisto a stupirmi? Persino alle Poste funzionava una cricca dei “furbetti delle raccomandate” ai danni degli utenti.

Il passaggio pedonale servito da due semafori in Via Vincenzo Monti a Milano, angolo via Boccaccio, lungo qualche decina di metri invece (a parte qualche buca), è agibile. Con un problema: la taratura dei semafori. Verde, due secondi e compare il giallo. Un anziano dovrebbe avere i razzi sul fondoschiena per “tenere” la tempistica. Per non parlare di chi, magari viaggia, con un bastone per sostenersi ed è fisicamente impossibilitato a “scattare” al verde. Domanda (retorica, ovviamente): l’assessorato competente, la “tempistica” dei semafori la fa controllare?

A Milano (secondo le stime) si sono radunate in Piazza Duomo 25.000 “sardine”. Ormai da Bologna in poi, in tutta Italia, migliaia di persone si sono pacificamente (e spontaneamente?) date appuntamento per affermare di non essere “legate”. Chi manifesta pacificamente va rispettato: la protesta pacifica è una bella cosa. L'obiettivo della protesta è il leader della Lega e la sua politica. E questo è lecito considerato che il “messaggio” che arriva dalle “sardine” non è privo di ironia e di autoironia. Tuttavia: cosa propongono le “sardine” oltre alla protesta?

Dai tempi dell’università (‘68 e dintorni) ho visto decine di movimenti di protesta. Tutti un minimo di proposta, l’avevano. A Padova volevamo i piani di studio. La mensa universitaria. Una sessione estiva a Pordenone che non fosse “lucrosa” perché non tutti potevano economicamente permettersela. Volevamo che gli affitti in città fossero (per gli studenti) “calmierati”. Volevamo un rappresentante degli studenti nel consiglio di facoltà. Arrivare ad una sintesi tra l'anima barricadera e quella trattativista fu complicato. Ma le proposte ci furono. Magari anche solo quella, velleitaria, di chi ipotizzava di occupare sine die l’Università. Cosa propongono le “sardine”? Mi piacerebbe saperlo. Perché, diversamente, si sarebbe autorizzati a pensare che dietro alle sardine ci siano i tonni. E dio non voglia, qualche squalo.

In ogni caso, guardarsi dai falsi profeti, dalle false illusioni. Reddito di cittadinanza: spesi tre miliardi per mille posti di lavoro. Mille rispetto alle 700.000 che ricevono assistenza. Tra questi anche gente con barche di lusso e piscine in casa. Con i soldi di Pantalone. E poi il mestiere del secolo: gli influencer. Solo in Italia sono 600.000. Ma pochi sono in “regola”. Le truffe sono in quantità industriale. Con fatturati gonfiati e falsi follower. All’italiana che più all’italiana non si può.  

Ho apprezzato molto il ricordo di Oscar su Vitolo. Ha citato Zambelli che per me è stato il migliore della sua epoca. E ha citato un altro, bravissimo: Paolo Zanon. Che era mio compagno alle medie al Marco Foscarini a Venezia. Magari una volta racconterò la storia di un topo, di un pezzetto di formaggio e di una prof di francese: credo la rammenti anche Paolo.

Basket: non mi addentro in una stagione in chiaro scuro. Anche per i predestinati. Ma l'ennesima sconfitta di Venezia contro la cenerentola Pistoia fa capire che il male della Reyer non è “oscuro”.

Venezia oggi ha altri gravi problemi. Referendum sulla separazione tra Venezia e Mestre (ennesimo quorum non raggiunto) a parte, ha gli enormi danni provocati dall'acqua alta. Ha la fragilità di una città che va messa in sicurezza. Ha un turismo da non demonizzare ma certamente da regolamentare. Ha il problema delle Grandi Navi che qualcuno poco responsabilmente aveva affermato di poter risolvere in “quindici giorni”. Avrebbe anche il problema degli impianti sportivi che non ci sono o sono inadeguati. Ma oggi le priorità necessariamente sono altre. Ho appena finito di leggere “Leonardo Donà, l’antipapa” dove si parla di quel doge, di Interdetto, di Paolo Sarpi, di sovranità della Repubblica mai “svenduta” nonostante le pretese del Papa e della sua Inquisizione. Altri tempi. Altra Venezia.

Francamente non ho (da incompetente, lo confesso) parole per definire la stagione della Ferrari. Leclerc è promettente e Vettel sembra ai saluti. Ma la Rossa da tempo, ad ogni Gran Premio, ha un problema in un campionato ormai condizionato da troppi fattori. La verità oggi resta comunque amara: la Mercedes è più affidabile e veloce della Ferrari ed Hamilton è un pilota di una qualità superiore. La prossima stagione? La Ferrari dovrà fare miracoli per provare a vincere. Grandi miracoli. E i mesi per migliorare sono pochi.

Infine, il calcio che ha riconsegnato un’Inter capo-classifica ai danni di una Juventus incapace di battere in casa il Sassuolo. Tale Boga beffa con scavetto in corsa il monumento Buffon. Mentre dall’altra parte il classe 2001 Turati (cognome caro a qualsiasi riformista) nega gol e vittoria a gente come Ronaldo, Ramsey e Dybala. Cenere sul capo di Sarri che qualche cosa ha sbagliato. Ma non ho mai sentito un allenatore nostrano dire: “E' colpa mia”.

Conte sta facendo più di quanto la sua rosa consentirebbe. Conte è bravissimo ad inseguire e a far sentire i suoi calciatori i più bravi del mondo. Il difficile comincerà adesso: in testa al gruppo.

Segnalo la vittoria del Milan a Parma: con una giocata da flipper. Per Pioli una boccata d'ossigeno.

La calciatrice della Juventus Aluko se n’è ritornata a Londra. La signorina che è anche una apprezzata giornalista ha accusato Torino, né più e né meno, di essere razzista.

Ora il problema esiste ed è grave. Non è solo un problema italico, ma in Italia l’intolleranza sta assumendo connotati preoccupanti.

Aluko ne ha parlato solo al “commiato”. E per quanto vale la mia opinione, ha fatto male: doveva farlo prima. Alla prima occasione nella quale “entrando in un negozio si è sentita come fosse una ladra”.

In ogni caso la Juventus Women sta volando anche in questa stagione. A differenza dei maschi, le ragazze non sbagliano quasi mai. In Italia, perché in Europa il gap è ancora grande. Ma senza professionismo resterà a lungo, grande. Professionismo? Citofonare Gravina. Ammesso sia in casa. E abbia voglia di rispondere.



 

 

 

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