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Osservatorio / BO-FI-GE: la candidatura una e trina per il 2032

Lunedì 2 Dicembre 2019

firenze


Con un convegno tenuto lo scorso 22 novembre ha preso il via l’ipotesi di candidare "congiuntamente" Bologna, Firenze e Genova ai Giochi del 2032. Tra rischi e prospettive, proviamo ad osservarla senza pregiudizi od entusiasmi, ma con una buona dose di realismo.

Luciano Barra

Premetto che avendo collaborato con i promotori di 7 candidature olimpiche (Roma-1 per il 2004 – Torino per il 2006 – Madrid per il 2012 – Salisburgo per il 2014– Chicago per il 2016 – PyeongChang per il 2018 ed infine Roma-2 per il 2020) ritengo che la fase di predisposizione del dossier di candidatura sia una delle esperienze più esaltanti ed utili per crescere professionalmente. Amo meno la parte di lobbying per "cercare" i voti. Soprattutto ti fa anche capire le diverse realtà politiche, le differenti legislazioni, i vari modelli sportivi ed organizzativi.

Tuttavia è anche necessario capire i diversi momenti in cui è giusto ed opportuno intraprendere tale avventura. È vero che di recente il CIO ha allargato le maglie, ampliando la possibilità a candidature “geografiche”, anche se oggi le stesse norme capovolgono la piramide e sarà il CIO ad avvicinare e scrutinare le eventuali proposte e non viceversa. È un sistema che stanno usando anche le varie Federazioni Internazionali, vedi la IAAF, oggi World Athletic, dopo le traumatiche esperienze del passato. Il tutto fa abbassare i costi delle candidate ed allontana i tentativi (avvenuti) di corruzione.

Personalmente ho considerato rischiose le Candidature di Roma-3 (per il 2024) e di Milano/Cortina, solo per un motivo. Ha posto, per motivi politici, sotto schiaffo il CONI che pur di ottenere avalli, approvazione e finanziamenti si è visto costretto a cedere la propria autonomia e la propria indipedenza. Non ho dubbi su cosa avrei scelto. Ma queste sono responsabilità o meriti che la storia dirà a chi attribuire o accreditare.

Ora dopo aver visto assegnati a Taranto, senza colpo ferire, i Giochi del Mediterraneo del prossimo ventennio (vogliamo parlare della città più ventosa d’Italia e dell’attuale situazione sociale ed economica di Taranto?) è nata la cosiddetta BO.FI.GE., vale a dire la candidatura ai Giochi Olimpici del 2032, in stretto ordine alfabetico, di BOlogna, FIrenze e GEnova.

A tal riguardo ho raccolto la “chiamata alle armi” che Mauro Checcoli ha fatto nei confronti dell’Accademia Olimpia e dell’Accademia dei Maestri dello Sport (quest’ultima la sola organizzazione pensante dello sport italiano, tanto pensante che il CONI ad oggi non l’ha ancora riconosciuta). E quale membro dell’Accademia Olimpica sono stato ben lieto di dare il mio, del tutto volontario, contributo a lui e ad Eugenio Giani (persona di cui ho grande stima e che avrei ben visto alla Presidenza dell’asfittica FIDAL). Così ho mandato una memoria scritta, non potendo essere al convegno tenuto a Firenze una decina di giorni or sono, in quanto in contemporanea con il Gala della IAAF a Montecarlo.

Nella memoria, dopo aver ricordato le nuove norme CIO, non tanto sull’argomento geografico delle candidature, come oggi viene opportunisticamente cavalcato, ma sul rovesciamento della piramide da parte del CIO, mi sono domandato se ne vale la pena.

Ne vale la pena? – La mia risposta è SI, ma solo se si parte sapendo che è molto difficile vincere e soprattutto se si è convinti che candidarsi può essere comunque utile per il miglioramento degli aspetti urbanistici delle Regioni e per lo sport del Territorio. Una candidatura, se ben fatta, qualcosa d’importante lascia sempre. In questo momento un punto debole è che si discute di una candidatura di Firenze e Bologna alla vigilia delle elezioni nelle due Regioni. Questo rende poco credibile l’approccio ed io consiglierei un passo indietro in attesa dei risultati elettorali.

Utile, come? Facendo innanzi tutto partire la candidatura dal basso e non come una candidatura che deve soddisfare ambizioni personali, sia politiche che sportive. Il CIO ora richiede che PRIMA di presentare la candidatura, città o chi altro, indicano un “referendum” e non un poco credibile “sondaggio”.

Per questo motivo, e per tanti altri, sarebbe necessario che invece di parlare di dove collocare i vari sport si facesse a livello di scuole, società, associazioni, quartieri, una vera promozione dei valori olimpici. Ogni giovane rappresenta un nucleo familiare allargato di oggi e un cittadino di domani. Al riguardo meriterebbe analizzare quanto fatto da altre candidature ed in particolare da Brisbane & la Gold Coast, che da mesi sta studiando di proporsi per il 2032, cosa che avverrà con l’approvazione del Governo australiano nelle prossime settimane.

Sarebbe da sbizzarrirsi sulle cose che si possono fare prima di decidere di candidarsi, tutte cose di grande valore educativo, culturale e sportivo. Perché non organizzare a livello scolastico un torneo sportivo fra Firenze e Bologna (ed ora anche Genova) intitolato, che so, “Verso il 2032”? Allora la candidatura sarebbe un volano importante ed avrebbe un valore superiore al fatto stesso. Od un concorso fra gli abitanti sulle migliori idee per migliorare la vita quotidiana dei cittadini.

Che cosa fare? – Spesso, ed anche in questo caso è già avvenuto, si avvia la candidatura parlando soprattutto di quali impianti utilizzare per i singoli sport. Ciò è una maniera per rendere banale la candidatura. I Giochi Olimpici non sono solo un fatto sportivo, ma qualcosa di più e se non si evidenzia questo aspetto si parte con il piede sbagliato.

Gli aspetti più importanti dovrebbero essere in ordine di importanza:

a) Spiegare perché Firenze e Bologna (ed ora Genova) vogliono candidarsi; questo richiede la creazione di una motivazione storico-culturale che giustifichi la candidatura (i.e. Barcellona si candidò per il 1992 per celebrare i 500 anni dalla scoperta dell’America; Parigi vuole celebrare i 100 anni dei Giochi del 2024, ecc.). Qui storici e sociologi si possono sbizzarrire: d’altronde la culla del Rinascimento è a Firenze, Garibaldi è partito da Quarto e l’Emilia è stata una delle patrie della Resistenza.

b) Il concreto coinvolgimento di esperti professionisti che diano sostanza alle necessità urbanistiche delle tre città (e non mi riferisco agli impianti sportivi, ma a ben altro). Parliamo di città di media grandezza che sono dei musei a cielo aperto e quindi anche molto delicate da toccare. Non dimentichiamo che i Giochi si DEVONO svolgere fra luglio ed agosto, periodo proibitivo per calore ed affluenza turistica soprattutto per Firenze. Pensate cosa potrebbe significare aggiungere alla esistente (difficile) mobilità oltre 200.000 accreditati (di cui 25.000 fra media e televisioni con esigenze particolari), senza voler parlare dell’affluenza turistica che i Giochi creano.

c) Approntare uno studio di fattibilità economica della candidatura; anche qui merita sottolineare che uno studio di impatto economico non deve solo tener conto delle “voci hard” ma anche di quelle “soft”. I Giochi costano, non c’è dubbio, e sostenere diversamente è dire il falso. Portano dei vantaggi spesso non quantificabili economicamente. Persino Atene 2004 che approfittando dei Giochi ha costruito un nuovo Aeroporto, tre linee di metropolitana, due tangenziali urbane, ecc., ricevendo enormi vantaggi urbanistici, spesso difficili da calcolare e contabilizzare, come il fatto che oggi gli ateniesi impiegano oggi 40’ di meno per andare ogni giorno al lavoro. Anche Torino 2006 ha portato degli importanti benefici “soft”. Leggete la lettera di Livio Berruti alla Sindaca di Torino (pubblicata sul nostro giornale) che considera il Master di Tennis superiore agli stessi Giochi Invernali.

Va anche ricordato che Parigi 2024 e Los Angeles 2028 hanno presentato candidature con il 90% di impianti (inclusi quelli temporanei) già esistenti e per Brisbane & Gold Cost si parla di un 85%. Vista la nostra situazione impiantistica nelle tre città, ed i problemi di mobilità, le soluzioni sono possibili solo grazie ad un importante intervento finanziario del Governo nazionale (ma quanti ne cambieranno da oggi al 2032?). Tralascio di sottolineare l’attuale “amore” politico verso Firenze, la situazione logistica e ambientale della Liguria e l’attuale clima politico ed economico dell’Italia in genere.

Meriterebbe ampliare ed approfondire di più i tre argomenti: gravissimo sarebbe, per chi deve ideare ancor prima di lanciare la candidatura, ignorarli come orpelli filosofici e culturali. D’altronde, da qui a quando il CIO dovrà decidere (verso il 2025), mancano sei anni e quindi c’è il tempo e la possibilità per approfondire il tutto, a costo zero.

Il ruolo del CONI. – Invece di “subire” le candidature, come ha fatto in questi ultimi anni, dovrebbe svolgere un diverso ruolo. Poiché è il CONI il solo autorizzato a presentare le candidature stesse (compresa quella di Tarano ed i Beach Games di Pesaro) può mostrare il suo interesse se le forze politiche regionali e nazionali lo chiedono e SOLO le viene modificata la cosiddetta riforma governativa dello sport.

Infine, tutti gli interessati è bene che capiscano che in campo internazionale non c’è “trippa per gatti”. Questa non è una partita di calcio dove la palla è rotonda. È qualcosa di più e con il “clima” che c’è in Italia e con il rischio di essere giudicati alla maniera di “Report” è meglio stare bene attenti e valutare prima di imbarcarsi seriamente in un’avventura del genere e, soprattutto, prima di spendere un solo centesimo di denaro pubblico.

 

 

 

               

 

 

 

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