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Fatti&Misfatti / A ricordo di Giancarlo Vitolo, un super-arbitro

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Venerdì 29 Novembre 2019

 

basket-20

Non sono stati in molti ad averlo ricordato: lo facciamo noi, rendendo omaggio a questo toscano nato a Roma, 500 partire in A, internazionale per 14 anni, sul parquet anche ai Giochi di Mosca. E molto altro. Lo meritava.

Oscar Eleni

Dalla collina di Spoon River per ricordare quelli che il basket dimentica così in fretta. Sarà colpa delle turbolenze al Ministero dello sport e salute con i nemici che dicono Petrucci trombato e gli amici, ma soprattutto lui, che fa sapere di essersi messo da parte perché non era un ruolo adatto al suo modo di pensare. Sarà per il peso del sorteggio nel torneo preolimpico che ci condanna a cercare uno dei quattro posti ancora disponibili a Belgrado, in casa della Serbia affidata a Kokoskov il mago del prodigio sloveno agli Europei, il primo di questo continente a guidare una squadra NBA, anche se a Phoenix era diventato carne da cannone preparando una squadra per chi veniva dopo.

In questa atmosfera figurarsi se poteva esserci rispetto ed un ricordo adeguato per un membro della casa italiana della gloria nel basket già piena di ragnatele. Un arbitro poi. Beh, anche se in vita ci siamo mandati accidenti reciproci, anche se non siamo sempre stati d’accordo, noi oggi salutiamo con tutti gli onori Giancarlo Vitolo che il 26 novembre, 80 anni di vita ben vissuta e combattuta, ci ha lasciato sotto il cielo plumbeo di Pisa, sette anni dopo il suo fedele scudiero in campo, amico nella vita, il tecnico di laboratorio ed ex canottiere Bruno Duranti.

Speravamo di leggere almeno un necrologio, ma soltanto Valerio Bianchini si è ricordato di questo arbitro toscano, nato a Roma, oltre 500 partite arbitrate in serie A, internazionale per 14 anni, presente ai Giochi di Mosca così come Duranti lo fu a Seul. Bella coppia, due veri, due che vanno ricordati nella grande scuola arbitrale italiana. Visto che ci siamo affidati a Lee Masters per Vitolo, rimpianto da tanti di noi, cominciando dal Cappellari che pure visse la traumatica esperienza dell’espulsione stile Vitolo al PalaDozza, nel giorno in cui Meneghin buttò i polsini in tribuna prendendosi due giornate, lasciando i bassotti di Peterson nudi per la sfida a San Siro contro la Virtus di Bucci che si prese la stella.

Per questo super arbitro, – ne abbiamo avuti tanti direbbe Gorlato ricordando la scuola veneta Zanon e Cazzaro, direbbero a Roma ricordando la grande coppia Martolini-Fiorito, lo penserebbero a Milano i sostenitori della coppia Zambelli-Solenghi della scuola Cicoria, – abbiamo scelto per l’addio quello che forse pensava lui davvero ricordando Cassius Hueffer:

Hanno inciso sulla mia tomba le parole:
la sua vita fu generosa, gli elementi
così mescolati in lui
che la natura avrebbe potuto levarsi e dire al mondo intero, questo fu un uomo.

Vi risparmiamo la seconda parte, quella del Vitolo velenoso contro l’ipocrisia che lo ha ucciso prima della malattia. Lui ci avrebbe detto che quell’epitaffio è stato scritto da uno sciocco mentre lui ha lottato sempre contro diffamatori, gli stessi che oggi non aiutano gli arbitri in un paese dove si tende a barare e, purtroppo, a dimenticare.

 

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