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I sentieri di Cimbricus / La perversa creativita' dei Signori dei Diamanti

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Giovedì 7 Novembre 2019


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Tra squilli di trombe e rullar di tamburi è stata annunciata la versione 2020 (pardon, Venti-Venti) della Diamond League. Un passo in avanti verso la demolizione dell'essenza stessa dell'Atletica. Ma che volete, così vuole chi ci mette i soldi, ...


Giorgio Cimbrico


Da un paio di giorni l’atletica è stata messa in una gabbia. Dorata, pardon, tempestata di diamanti,come in un vecchio film di 007 o come un uovo di Fabergé. Senza più spazio per la fantasia, affidata agli indici di gradimento. Le distanze lunghe? Eliminate. Il martello? Figurarsi, ha già il suo challenge. Il disco, il triplo e i 3000 siepi? In fondo alle classifiche. Alla gente, hanno stabilito, piacciono i 100, l’alto, il lungo e, a seguire, asta, 200 e 400.

E ora la gabbia, giĂ  progettata da tempo, è pronta per la Diamond League 2020, prego VentiVenti, come dicono quelli al passo con i tempi: 100, 100hs/110hs, 400, 800, 1500, 3000, alto, asta, lungo, peso e giavellotto, per uomini e per donne. Sempre e comunque in 14 appuntamenti sempre uguali che dureranno 90’ perchĂ© “vogliamo serate veloci, dinamiche, eccitanti”, dice Sebastian Coe che è presidente della IAAF e siede al vertice del circuito, molto attento al marketing, ai social media tanto da confidare che ci sia sempre maggior legame – connessione, please â€“ tra gli atleti e gli appassionati. “Come stai, Christian?” “Bene, mi sono allenato proprio bene”. “Quanto farai, Sifan?’ “Io vedo di fare sempre il mio meglio”. Eccitante, non c’è che dire. Direi che era meglio quando si faceva un po’ di coda per un autografo o semplicemente per dare una pacca sulle spalle.

Coe ha tenuto a ringraziare i dieci meeting che ospiteranno i 200 e i 3000 siepi e i quattro che, sbuffando un po’, daranno spazio a quelle menate pazzesche che sono il triplo e il disco. Con un’avvertenza, però: il segnale internazionale televisivo comprende solo le discipline ufficiali. Le altre potranno essere proposte dalle televisioni nazionali. Il Continental Tour, nuovo nome dato al circuito dei meeting di seconda schiera, potrà supplire a chi è costretto a notare che la specialità cui si è dedicato è stata espulsa dal giardino dell’Eden o è stata piazzata ai margini. Gli organizzatori di Ostrava, sempre propensi alla creatività, hanno ancora spazio di manovra. Meno male.

I Signori dei Diamanti auspicano che aumentino i City Events, traducendo le gare fuori dallo stadio, tipo l’asta sotto le volte in acciaio della stazione di Zurigo o il peso nella Grand Place a Bruxelles. Per Roma propongo una corsa di quadrighe al Circo Massimo. C’è un giovane palestinese di sicuro avvenire, un certo Ben Hur.

Giusto una battuta in uno scenario che al massimo può permettere un’allegria di naufraghi. L’atletica diventa un prodotto di rapido consumo, stereotipata, ripetitiva, affidata sempre alla stessa compagnia di giro che tra qualche mese verrà rifornita di una divisa dai nuovi colori, molto spesso uguali per i settanta per cento dei partecipanti. A questo aspetto quelli che obbediscono alle imposizioni delle tv non hanno mai avuto il tempo di pensare. Sono piccole cose, lo so, ma non è che tutto il pubblico, specie di fresco conio, riconosca le strutture, le silhouette, l’assetto degli atleti.

Lo sport del nostro tempo ha ucciso il tempo dell’attesa, dell’imprevisto, della sorpresa, della creatività a volte dettata dalla necessità: se a disposizione c’erano pochi quattrini, uno metteva in scena un bel 1500, un buon salto in alto e poi riempiva alla bell’e meglio. Da questi pomeriggi alla buona che rimpiangiamo sono uscite pagine che hanno eccitato, commosso, che nessuno ha dimenticato: certe Pasque dell’Atleta, certi pomeriggi formiani, certi appuntamenti a Coblenza, certe corse vibranti a Malmoe e a Rieti, certe cose che non abbiamo visto ma abbiamo pensato di aver visto a Iffley Road, a College Station, a Jena. Più o meno la differenza tra una vera chianina e un hambuger di McDonald’s, tra un buon Nebbiolo e una bottiglia da 1.99.

 

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