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I sentieri di Cimbrico / Mai caduto il Muro del Miglio

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Martedì 5 Novembre 2019


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A spasso sui terreni arati del Miglio, tra miti perduti e involontari superstiti, con uno sguardo a ciò che c'era - ed è rimasto nella memoria - al di lĂ  del Muro abbattuto a Berlino trent'anni fa. 


Giorgio Cimbrico

La IAAF (pardon, la WA), il 21 novembre, a Montecarlo, riunisce (quasi) tutti i grandi migliaroli, quelli che hanno fatto la storia e scandito la progressione del record del mondo dopo il prodigio di Roger Bannister. Il meglio del miglio. O i miglio-ri. Rispettando la cronologia, personaggi e interpreti saranno Peter Snell, 81 anni, Michel Jazy, 83, Jim Ryun 72,, Filbert Bayi, 66, John Walker, 67, Sebastian Coe (padrone di casa) 63, Steve Cram, 59, Noureddine Morceli, 49 e Hicham el Guerrouj 45.

Gli assenti, a far data dal 6 maggio 1954, sono sir Roger Bannister, scomparso l’anno scorso, Derek Ibbotson, che l’aveva preceduto di un anno nel viaggio senza ritorno, John Landy, la cui tarda età, 89, ha sconsigliato il lungo viaggio dall’Australia, Herb Elliott, 81, e Steve Ovett, 64. Sconosciute le ragioni per questi ultimi due. Ancora una volta, come nella furibonda estate del 1981, il faccia a faccia Ovett-Coe viene rinviato.

Per formare una tavola da dodici apostoli, convocati anche due irlandesi (Ron Delany, 84, campione olimpico dei 1500 a Melbourne ’56, e Eamonn Coghlan, 67, “maestro dei legni” e primo a correre sotto i 3’50” al coperto) e Kip Keino detto King, 79, che accusò quattro secondi da Ryun l’8 luglio 1967 a Los Angeles (3’33”1 a 3’37”2, demolito il record romano di Elliott) ma si rifece con pesanti interessi olimpici poco più di un anno dopo, a Città del Messico.

Bannister sarà rappresentato da parenti, così come Diane Leather Charles che, 23 giorni dopo la storica giornata di Iffley Road, il 29 maggio 1954 Birmingham, campionati delle Midlands, diventò la prima donna a scendere sotto i 5’. Diane se n’è andata sei mesi dopo sir Roger, il 5 settembre dell’anno scorso. Alla serata sono state invitate anche Paola Pigni Cacchi, prima sotto i 4’30” nel ’73 e magnifica suffragetta del mezzofondo, e Gabriella Dorio, olimpionica nel miglio metrico a Los Angeles ’84.

°°°

Il Muro del Miglio e i suoi assidui scalpellatori e il Muro di Berlino, abbattuto 30 anni fa. L’atletica ne conserva ancora cospicue tracce: tre record del mondo (Marita Koch, 47”60 a Canberra, e le bordate dei discooli Jurgen Schult e Gabriele Reinsch tengono da 34, 33 e 31 anni) e un’interminabile serie di volti, di canottiere blu con il martello e il compasso, di un “Risorgeremo dalle rovine” non marziale, quasi malinconico, ascoltato e riascoltato nei loro anni tuono, di confessioni sull’uso del turinabol, di campioni premiati da Honecker con quella sua aria da diligente burocrate, di esistenze spiate (tutto narrato dolorosamente in “Le vite degli altri”), di collaborazioni richieste con la violenza in un sistema basato sulla delazione capillare, di imprese che hanno lasciato il segno.

Rosemarie Ackermann che scavalca 2,00, Uwe Hohn che spara il giavellotto molto al di là dei 100 metri, Heike Daute poi Drechsler che inizia vincendo il Festival della Gioventù Comunista all’Avana e passa attraverso almeno tre generazioni, sotto due bandiere: la seconda è quella della Germania riunificata. Il Muro e quello che stava al di là del Muro è Wolfgang Schmidt, un Robert Redford XXL, che conosce gli interrogatori della Stasi e la galera, è una ricerca tecnica che porta a risultati prodigiosi, e non è solo il doping a materializzarli.


Ricordo la prima volta che andai in DDR: era il 1980 e per qualche giorno non riuscii a capire niente. La chiave furono due parole: società e club. Le società erano una miriade, una galassia che inglobava l’attività di base degli studenti, dei lavoratori, dei militari, dei dopolavori. Per caso, mentre ero in visita alla piscina di Lipsia, domandai quanti erano i club di nuoto. “Sei” risposero le mie guide. E così aprii la serratura. I club erano i centri di alta specializzazione: Motor Jena, Dynamo Berlino, Empor Rostock. Per gli atleti, l’approdo esclusivo, riservato a pochi, impegnativo, elitario. La fabbrica delle medaglie, dei successi, dei record.

Si poteva nascere in Turingia o sul Baltico, ma se si sbocciava in piscina, la meta era Lipsia. Così come per l’atletica erano Jena e Berlino. Previsto sradicamenti, anche legati al nucleo familiare, se esistevano interessanti premesse, o se, come per Roland Matthes, detto Re Sughero, venivano constatate doti naturali di acquaticità. Il matrimonio con la bella Conne Ender costitui un trionfo di quel sistema sportivo incernierato sull’accurata, ossessiva selezione, per proporre al mondo il modello del piccolo paese in grado di battere gli Stati Uniti e di rivaleggiare con la “protettrice” Urss.

Rivista trent’anni dopo, la DDR ha l’aspetto di una creatura “in vitro”, un mondo di ricerca propagandistica, di scienza e, di magia nera, di eccessi. Ma non solo nella Germania sparita nell’autunno del 1989 hanno agito il professor Frankenstein o il dottor Stranamore.

 

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