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Basket / Ritorno romano: quello che non t'aspetti

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Lunedì 28 Ottobre 2019

 

virtus roma 2


Ha vinto Milano, ma con oltre 7000 spettatori Roma ha dato l’impressione di essere lì, nel gran ballo del PalaEur: non certo per essere al vertice, ma per giocare alla pari con tutti, divertirsi e divertire. In attesa degli italiani.

Carlo Santi

Festa romana per il mondo dei canestri come il PalaEur non ricordava da troppo tempo che ha visto riaccendere la passione. La Virtus Roma tornata in serie A ha riportato entusiasmo per il basket nella Capitale anche se la sfida con l’Olimpia ha dovuto consegnarla a Milano (73-79). Passi importanti per una città che troppo spesso sonnecchia per sport che non sia il calcio, svelta solo per Roma e Lazio, aspettando un altro Banco e un altro Larry Whright e un Valerio Bianchini per correre verso il titolo. Il grande Palazzo dello Sport adesso sembra essere tornato il ritrovo importante del basket romano, e la questione non è da poco. Questo mondo - e il campionato di serie A - ha bisogno di Roma per il salto di qualità anche se, almeno adesso, la Virtus non ha uno sponsor sulla maglia.

Probabile che, nonostante non si parli di cifre astronomiche per battezzare il nome della maglia della Virtus, nessuno si è fatto avanti. Qualche trattativa c’è stata, ma si è subito fermata. Il timore che non vi sia continuità, di risultati e di impegno da parte del club per continuare a crescere, è presente e fa desistere i possibili “acquirenti”.

La svolta. - Un club, quello dell’ingegner Claudio Toti, che ha voluto riaprire al basket il PalaEur lo scorso anno in una città in cui l’Amministrazione ha chiuso l’unico impianto disponibile, il Palazzetto dello Sport di viale Tiziano, out da maggio 2018 e adesso diventato ricettacolo per sbandati e inutile per lo sport.

Per Virtus-A|X Armani Exchange Milano - partita giocata alle 14, un orario non proprio comodo - al Palaeur c’erano 7591 spettatori, anche se 3100 di questi erano tesserati di società minori. In ogni caso, un lavoro importante, oseremmo dire straordinario il cui prossimo passo deve essere quello non solo di fidelizzare il pubblico alla squadra, ma di far crescere un tifo vero, più acceso, capace di spingere la quadra con quello che diventa il fattore campo.

Settemilacinquecento spettatori per questa squadra non li vedevamo da anni, dalla finale (persa) dalla Virtus contro Siena, anno 2008. Certo, non siamo ai numeri di Bancoroma-Billy Milano della finalissima del 1983 quando nel Palazzone accorsero 14.348 spettatori (record tuttora imbattuto, ma erano altri tempi per la capienza del PalaEur), ma l’entusiasmo sembra tornare anche se il mondo di oggi, con troppi stranieri nelle squadre che non riescono ad entrare nel cuore di tifosi, non aiuta di certo. Tanto per dare un numero, nella sfida Virtus-Olimpia nei primi due quintetti gli italiani erano due, Amar Alibegovic (che è bosniaco, ma ha passaporto italiano) e Amedeo Della Valle. Dopo, la situazione non è certo migliorata. Su questo aspetto occorrerà lavorare, e il compito è di Federazione e Legabasket.

La partita. Un tempo per capire, uno per diventare padrona. L’Olimpia Milano ha battuto la Virtus (73-79) e lo ha fatto dopo tanta sofferenza, dopo una prestazione incolore, senza coesione, senza difesa, senza lucidità in attacco. Tutto il contrario di quanto visto in Euroleague venerdì contro il Fenerbahçe. Milano è scivolata presto indietro contro una Roma che correva e si divertiva, con un Alibegovic splendido (un po’ meno lo è stato Kyzlink) e supportata di Jefferson.

La Milano di Ettore Messina sembrava non aver voglia di giocare, di impegnarsi. Era lì, ma ogni volta Scola o Micov mollavano la presa.

Nel terzo quarto la svolta per Milano che si appresta ad essere la padrona del torneo puntando forte per le Finali dell’Eurolega. Tarczewski, centrone americano di 213 centimetri era un ottimo pilota per l’Olimpia, capace di una bella risalita e, a 29” dalla terza sirena, di mettere davanti a Roma la faccia della sua squadra (58-59).

L’inerzia della sfida era cambiata, Milano era più lucida, Roma pur non andando in corto si capiva che era in difficoltà anche se, senza vergognarsi dei suoi limiti davanti all’Olimpia talentuosa, era capace di spaventare gli ospiti. Era Jefferson a 2’52” dal gong a illudere (72-71) ma il suo era un fuoco di paglia: Milano era lì, pronta a prendersi la vittoria facendo le cose giuste.

Ha vinto Milano, ma Roma ha dato l’impressione di essere lì, nel gran ballo: non certo per essere al vertice, ma per giocare alla pari con tutti, divertirsi e divertire.

 

 

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