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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Piste&Pedane / Leggiamola come un passaggio verso Tokyo 2020

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Lunedì 7 Ottobre 2019


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Un’ampia disamina finale sulla numerosa squadra azzurra schierata ai Mondiali n. 17: luci ed ombre inevitabili e a misure variabili, anche se gli atleti da copertina indossavano magliette dai colori diversi dai nostri.

Carlo Santi

DOHA – Hanno danzato per dieci giorni, forse troppi per mantenere attenzione e concentrazione in uno stadio troppo spesso vuoto se non negli ultimi giorni quando, correndo ai ripari, gli organizzatori sono riusciti a riempire le tribune del Khalifa al cui interno grazie al condizionatore era primavera. Non hanno invece potuto aggiustare un programma orario a dir poco folle, con pause eccessive tali da rendere l’evento non solo non spettacola ma noioso.

Ci sono state notti d’incanto, gare con grande pathos come quella del lancio del peso vissuta sul filo del centimetro, e prestazioni di straordinaria qualità: il 7.30 nel lungo della tedesca Malaika Mihambo e il 48”14 nei 400 di un’altra ragazza, la splendida Salwa Eid Naser, seguita da Shaunae Miller-Uibo con 48”37.

Tutto questo in un Mondiale, il numero 17 di una storia cominciata nel 1983 a Helsinki, che è diventato il migliore di sempre. Lo dicono i numeri, lo confermano l’analisi dei risultati e dei punteggi relativi che portano Doha2019 in cima alla classifica. Comanda Doha con 195.869 punti, seguono Pechino 2015 con 194.547, Londra 2017 con 193.426, Mosca 2013 con 192.664 e Berlino 2009 con 191.168.

Straordinarie. – Gare da togliere il fiato, belle e affascinanti come lo è stata la finale maschile del lancio del giavellotto, il rush nei 3000 siepi tra Kipruto e Girma, la finale del lancio del peso per non parlare dell’asta maschile. Anche qui c’è una classifica, non del cuore ma delle tabelle.

In campo maschile la guida il pesista statunitense Joe Kovacs con il suo 22.91 che vale 1295 punti. Lo seguono il neozelandese Tom Walsh e il suo amico Ryan Crouser, tutti e due con un lancio di 22.90 (1294 punti), quindi c’è il 9”76 nei 100 metri di Christian Coleman (1291 punti) e il 43”48 nel giro di pista del bahamense Steven Gardiner (1289 punti).

È la tedesca di padre tanzaniano Malaika Mihambo la leader tra le donne con il 7.30 nel lungo (1288 punti) seguita da Salwa Eid Naser del Bahrain con il 48”14 nei 400 metri (1281 punti) e da Shaunae Miller-Uibo di Bahmansa con 48”37 (1272 punti). Quarto posto per l’olandese Sifan Hassan che ha corso in 1500 metri in 3’51”92 (1271 punti) e, quinta in questa classifica, la britannica Katarina Johnson-Thompson nell’eptathlon con i suoi 6.981 punti che nelle tabelle ne valgono 1269.

Questo Mondiale è stato un bel banco di prova per le prossime Olimpiadi. A Tokyo le condizioni di clima che si troveranno saranno anche peggiori, e lo stadio non sarà condizionato come quello di Doha.

Volti nuovi. – Abbiamo visto i volti nuovi di un’atletica che fatica a trovare visibilità e attenzioni, quelle di cui godeva soprattutto negli anni Ottanta e Novanta quando era riconoscibile per i suoi campioni. In seguito, Bolt con la sua potenza, i suoi sprint favolosi e irraggiungibili, ha catalizzato su di se tutta l’attenzione “uccidendo” di fatto il movimento. Adesso il lavoro dei dirigenti dovrà essere proprio questo: stimolare i giovani senza stravolgere troppo i programmi delle competizioni e i loro format perché l’atletica deve rimanere l’atletica, senza cioè dover cercare formule magiche e poco rispettose dei valori della competizione.

Il futuro, abbiamo detto, con i volti che saranno protagonisti a Tokyo. Detto della lunghista tedesca Malaika Mihambo e della quattrocentista del Bahrain Salwa Eid Nasar, 25 e 21 anni, Steven Gardiner nel giro di pista dove è venuto meno il ventunenne Norman, Brazier negli 800, quindi l’astista Mondo Duplantis che ha aggiunto, lui secondo, altra esperienza alla sua giovane carriera.

Doha ha dovuto occuparsi anche della questione legata alla squalifica per quattro anni di Alberto Salazar, l’ex campione statunitense d’origine cubana impegnato adesso nella veste di coach. Da anni il suo nome era accostato a pratiche sospette; la USADA lo ha fermato e messo sotto la lente i suoi atleti, tutti al vertice come l’olandese Hassan che qui ha centrato un’insolita (e straordinaria) doppietta, 1500 e 10.000 metri, con prestazioni da sballo: 3’51”95 e 30’17”62. Non era la sola ad essere seguita dal 61.enne Salazar: tanti altri come la tedesca Klosterhalfen (terza nei 5000 metri) senza dimenticare Mo Farah. Un vero ciclone è atteso a breve.

Il Mondiale degli azzurri. – Spedizione nutrita, 65 atleti, sette finalisti, 31 tra eliminati e ritirati al primo turno, ossia il 47,7 per cento. Una percentuale eccessiva, anche perché la squadra è apparsa numerosa e condizionata, come ha spiegato il presidente della FIDAL, Alfio Giomi, dal voler gratificare le società convocando i loro atleti. Sa tanto di prima repubblica questa considerazione.

L’Italia ha fatto passi avanti rispetto al recente passato anche se la strada da percorre è molta e non si può, ogni volta, rimandare tutto all’esame successivo.

Le pagelle. – Spetta a Eleonora Giorgi il voto più alto: 8,5. Ha vinto una medaglia, il bronzo nella 50 chilometri di marcia dopo diverse delusioni per via delle squalifiche nelle competizioni internazionali nella 20, la marciatrice lombarda che in maggio ha stabilito il record europeo della gara più lunga in maggio con 4h04’50” al debutto, ha allungato. Peccato che la prova non sia nel programma delle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020.

Dietro di lei, con un voto alto e meritato, 8, Yemaneberhan Crippa. Il suo ottavo posto nei 10.000 metri lo riteniamo un capolavoro. Crippa ha realizzato il primato italiano che era di Totò Antibo e lo ha fatto con estrema attenzione, rimanendo nella gara con una presenza da campione navigato. Quando è rimasto solo ha tenuto il ritmo, quando è stato nel primo gruppo non ha pensato di accelerare inutilmente. E nell’ultimo chilometro (e ultimo giro) ha dato tutto per raggiungere il record con 27’10”76.

Diamo 8 anche a Davide Re, escluso dalla finale dei 400 metri per 8 centesimi (per lui il nono tempo dopo le semifinali, quindi primo degli esclusi) e poi bravissimo a trascinare in finale la 4x400 grazie ad un fantastico finale.

Anche Filippo Tortu merita 8 per il suo Mondiale che lo ha visto raggiungere la finale dei 100 metri. Ha chiuso, unico bianco al via, in 10”07 prima di dare il suo contributo, pur acciaccato, alla staffetta del record. Da lui ci si attende un 2020 diverso, volto maggiormente alle competizioni internazionale, il solo ambiente dove poter crescere.

A Tamberi e Stecchi, entrambi in finale ed entrambi ottavi (alto&asta) diamo 7,5. Stesso voto per Gimbo e Claudio per la loro costanza, con Tamberi bravo a saper gestire una stagione non proprio felice, con gli ultimi tre mesi e mezzo alle prese con un infortunio che non gli ha permesso di gareggiare. Stecchi, anche lui in ripresa dopo un inverno ad alta quota (5.80) ha spedito un buon segnale.

Meritano 7 le staffette 4x100, con le donne che hanno raggiunto la finale (poi settime con 42”98) dopo aver migliorato il record italiano in batteria (42”90) che era vecchio di 11 anni (43”04). Gli uomini hanno fallito l’accesso alla gara delle medaglie nonostante abbiano anche loro migliorato il record nazionale con 38”11, pur senza poter disporre di Desalu in prima frazione.

Al pesista Leonardo Fabbri, che ha lanciato in qualificazione a 20,75, diamo 6,5. Dopo le qualificazioni era 13.simo, primo degli esclusi (17 i centimetri per il passaggio del turno), ma il giovane fiorentino allenato da Paolo Dal Soglio (che alle Olimpiadi di Atlanta 1996 finì quarto con 20.74 dopo aver condotto in testa fino all’ultimo lancio) ha fatto un grande passo avanti nella sua crescita.

Sufficienza per Luminosa Bogliolo, Yadisleidy Pedroso, Aymide Folorunso, Marcell Jacobs e Hassane Fofana per il loro impegno e per essere riusciti ad accedere alla semifinale. Peccato per la Bogliolo che dopo la bellissima stagione e il buon 12”80 in batteria abbia un po’ sciupato – non l’occasione, che era al momento fuori portata – ma la possibilità di realizzare un bel risultato cronometrico (ha chiuso in 13”06).

Sei meno invece alla 4x400 maschile che ha raggiunto la finale grazie a Re al quale è stato chiesto, nella gara per le medaglie, poi di correre la prima frazione per non allontanare troppo la squadra dalle posizioni di testa, ma subito dopo Vladimir Aceti e Matteo Galvan hanno dovuto correre di rincorsa prima che Edoardo Scotti, ultimo frazionista, da settimo ha tagliato il traguardo al sesto posto. Scelta tecnica e tattica non proprio felicissima.

 

 

 

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