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Piste&Pedane / Personaggi: l'uomo dal braccio d’oro

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Lunedì 7 Ottobre 2019

 

peters 


Se è vero che il talento non ha latitudini, una conferma l’ha data a Doha il ragazzo dei Caraibi che ha vinto nel giavellotto, Anderson Peters: ai suoi inizi lanciando pietre per raccogliere i mango.

Daniele Perboni

Mar dei Caraibi sud-orientale, 344 chilometri quadrati. Poco più di 104.000 abitanti. Monarchia parlamentare (fa parte del Commonwealth) con a capo la regina Elisabetta II. Lingua ufficiale l'inglese, anche se si parla una forma di creolo-inglese. Circa il 10-20% della popolazione usa ancora un creolo spagnolo, residuo della prima colonizzazione iberica. È il secondo stato più piccolo del continente americano, ma anche secondo produttore di noce moscata al mondo. Solo un terzo dei grenadini vive in patria. Gli altri? Sparsi per il mondo. Avete scoperto di chi stai al parlando? Ma del primo giavellottista americano a vincere un titolo iridato: Anderson Peters, 22 anni il prossimo 10 ottobre. (foto iaaf.org).

Se qualcuno nutre ancora dubbi sull’universalità dell’atletica, beccatevi qualche altro dato: in questi Campionati, i diciassettesimi di una storia iniziata a Helsinki nel 1983, 17 nazioni sono salite sul gradino più alto del podio e trentuno sono andate a medaglia. Alla luce di tutto ciò, la sorpresa della vittoria del grenadino può assumere altri contorni.

Per esempio che quel piccolo angolo tropicale può ringraziare i suoi alberi di mango. «Per me è sempre stato naturale lanciare. Da bambini eravamo soliti tirare sassi per recuperare i manghi. E i nostri alberi sono veramente alti, ...». Ai suoi futuri tecnici non è restato quindi altro che riconvertire quella capacità e potenza in lanci orizzontali e ora Anderson può festeggiare l’oro, conquistato con un primo lancio a 86.69 e definitivamente confermato al quarto turno con 86.89.

La prima volta che ha preso in mano l’attrezzo aveva dieci anni, stabilendo immediatamente il record scolastico. Tuttavia questo successo non ha spinto Peters verso i lanci. Il suo sogno era emulare Usain Bolt. Dotato di una buona velocità vanta, infatti, un 10”89 ventoso già a sedici anni. Crono che gli ha aperto le porte per la 4x100 ai Cariftia Games. Ma una serie di infortuni lo hanno definitivamente spinto verso il giavellotto. Purtroppo al suo paese scarseggiavano impianti e attrezzi, tanto da costringerlo ad allenarsi sull’erba e ad andare a recuperare l’attrezzo dopo ogni lancio. «Il mio allenatore scherzando mi ripeteva che quell’andare e venire era un ottimo allenamento».

Fortunatamente per Peters il tecnico era l’esperto Paul Phillip, l'uomo che ha permesso ai decatleti grenadini Lindon e Kurt Felix di lanciare oltre i 70 metri. «Paul ha avuto una grande influenza sulla mia carriera – confessa il ragazzo – e ancor di più nella mia vita. È più che un semplice allenatore, è una figura paterna. Abbiamo ancora una relazione molto stretta e siamo quotidianamente in contatto».

Nel 2016, grazie all’oro nei Carifta Games under 20 e al bronzo, sempre nei mondiali di categoria, è stato notato dai talent scout dei college statunitensi. Così nel gennaio 2017 si è trasferito alla Mississippi State University, sotto la guida di April Thomas, che aveva visto per la prima volta il giovane Peters ai Campionati Panamericani juniores di Edmonton 2015, dove aveva ottenuto l’argento. «Era fantastico vederlo lanciare. Un giorno, mi sono detta, mi piacerebbe allenarlo».

Sotto la guida della nuova allenatrice, pur coadiuvata continuamente da Phillip, Peters ha fatto enormi passi avanti, stabilendo, a soli 19 anni, tre record nazionali con un miglior lancio a 84.81. Il 2018 è iniziato con il bronzo ai Giochi del Commonwealth (82.20) e il successo agli NCAA (82.82). Ed eccoci al 2019. Prima il successo ai campionati NCAA under 23 in Texas il 5 giugno (86.62), poi l’oro ai Giochi Panamericani di agosto con il “personal best” di 87.31, ottava prestazione mondiale stagionale di una lista guidata dall’estone Kirt con 90.61 (secondo a Doha) e dal tedesco Vetter con 90.03 (secondo in Katar).

Ora i suoi sogni si allungano ulteriormente. Futuro? «Quello che amo del giavellotto è l'incertezza su quanto lontano può davvero arrivare. Il record mondiale è vicino ai 100 metri (98.48, Jan Zelezny, Jena 25/5/96), ma penso ancora che un giavellotto con le specifiche attuali potrebbe andare oltre. Questo mi spinge a lavorare ancora di più per poter lanciare, un giorno, proprio oltre i 100 metri».

Una possibilità che i suoi tecnici non escludono. «Quello che abbiamo visto finora è solo la punta dell'iceberg».

 

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