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Domenica 6 Ottobre 2019

 

doha-eugene

 

Il sesto posto nella 4x400 conclude il mondiale azzurro. Bilanci? Nei piazzamenti si risale in 26ª posizione mentre il conto delle medaglie resta fermo al bronzo della coraggiosa Giorgi, purtroppo in gara non olimpica. Ed ora al lavoro: Tokyo è dietro l’angolo.

Carlo Santi

DOHA (X G.) – Il coraggio di Yemaneberhan Crippa ha scavalcato il cavallino arabo Totò Antibo nell’albo dei primati italiani. I 10 mila metri di casa nostra adesso hanno un nuovo padrone: dopo trent’anni, da quando Antibo corse a Helsinki in 27’16”50 (all’epoca terza migliore prestazione di sempre al mondo), il primato è stato aggiornato. Tutto questo mentre il Mondiale saluta Doha, gare di grande livello, prestazioni degne dell’evento anche se nei primi giorni lo stadio è rimasto desolatamente vuoto, senza quell’atmosfera che l’evento chiedeva. (nella foto iaaf.org il passaggio del testimone da Doha ad Eugene).

Medagliere nelle mani degli Stati Uniti con 14 ori, 11 argenti e 4 bronzi davanti al Kenya (5, 2, 4) e alla Giamaica del dopo Bolt (3, 5, 3), con l’Italia al 31.simo posto con l’argento di Eleonora Giorgi nella 50 chilometri di marcia. Nella tabella a punti invariate le prime tre posizioni (310 punti, 122 e 109 rispettivamente) mentre gli azzurri sono al posto numero 26 con 16 punti. A Pechino 2015 ne totalizzammo 11 e due anni fa a Londra 9.

Super Crippa. – Sulla pista dello stadio Khalifa Crippa, finendo ottavo, ha corso in 27’10”76. Lo ha fatto mentre l’ugandese Joshua Cheptegei se la vedeva nella volata con l’etiope Yomif Kejelcha per l’oro (dopo l’argento di Londra due anni fa) conquistato in 26’48”37 davanti al rivale (26’49”34).

Crippa, il ragazzo arrivato dall’Etiopia e adottato da una famiglia milanese che per crescere lui e i suoi fratelli si è trasferita in Trentino e il cui nome in aramaico significa “mano destra di Dio”, ha usato la testa per realizzare quella che è davvero un’impresa. Quando dopo 7200 metri in otto hanno deciso di andare via, Yeman non si è perso d’animo, non ha mollato, ha mantenuto il suo ritmo e nell’ultimo chilometro ha creduto nella possibilità di lasciare un segno frantumando il suo primato che era di 27’44”21. Non ha smesso di spingere, ci ha creduto nell’ultimo chilometro e, soprattutto, nell’ultimo giro per prendersi il record.

«Mi sono accorto che potevo fare il record alla fine – ha detto Crippa – quando ho visto il tempo. La mia è stata una gara coraggiosa, mi sono anche messo a tirare quando sono rimasto da solo. Il riscatto? Dico che non essere entrato in finale nei 5000 metri non era previsto».

La staffetta del miglio. – La settima finale dell’Italia ha visto i ragazzi della 4x400 metri che puntava al record nazionale finire al sesto posto con 3’02”78. Davide Re ha lanciato la squadra, Vladimir Aceti ha corso la seconda frazione finendo però dietro prima di consegnare il testimone a Matteo Galvan mentre la Gran Bretagna cadeva e abbandonava la competizione. Davanti era, solitaria, la formazione degli Stati Uniti (Kerley, Cherry, London e Benjamin) che ha chiuso in 2’56”69 mentre al secondo posto si è piazzata la Giamaica (2’57”90) seguita dal Belgio dei fratelli Borlée (2’58”79). Edoardo Scotti, a cui è stata affidata l’ultima frazione, sul rettilineo finale ha superato la Francia.

Le staffette hanno visto lo strapotere degli USA: su cinque prove quattro sono state vinte dalle formazioni a stelle e strisce. Tutte tranne la 4x100 donne in possesso della Giamaica, e oggi la staffetta femminile del miglio le ha viste volare in 3’18”92 davanti alla Polonia che dopo aver temuto di perdere l’argento ha superato con la Sweity-Ersetic la giamaicana Shericka Jackson nell’acceso finale. W qui c'è stato un piccolo giallo: con la Giamaica in un  primo tempo squalificata (con bronzo andato alla Gran Bretagna) e poi nella notte ricollocata in terza posizione. Non la sola incertezza delle giurie a questi Mondiali.

Che lungo con le donne. – Malaika Mihambo è la predestinata a battere il record del salto in lungo della sovietica (naturalizzata poi slovacca) Galina Chistiyakova, il 7.52 datato 1988, e a succedere in casa della Germania a stelle quali sono state Rose-Marie Rosendhal e Heidi Drechsler, quest’ultima per tre volte nell’albo mondiale della gara. La tedesca di padre tanzaniano, 25 anni, studentessa di scienze politiche all’università di Mannheim, è atterrata nella sabbia dopo un volo di 7 metri e 30 centimetri. Ha staccato la seconda, l’ucraina Mariya Bekh-Romanchuk, di 38 centimetri.

Malaika lo scorso anno a Berlino era stata campionessa europea e quest’anno per migliorare in pedana si è dedicata assai alla velocità riuscendo a correre i 100 metri in 11”21 allenandosi negli USA, a Clermont, in Florida, con Lance Former.

I 1500 metri sono stati una corsa emozionante ma dopo 800 metri senza storia perché il keniano Timothy Cheruiyot ha deciso che era venuto il momento di andare a prendersi l’oro dopo essere stato secondo due anni fa. Lo ha fatto con un crono importante, 3’29”26, lasciando il secondo, l’algerino (prima medaglia per il suo Paese a Doha) e campione olimpico a Londra 2012 - ma anche argento negli 800 e 1500 a Rio - Taouflik Makhloufi a 3’31”38 con il polacco Lewandowski terzo (3’31”40).

I 100 metri ostacoli. – Nia Ali, trent’anni e un secondo posto alle Olimpiadi di Rio, ha sbaragliato il campo. La campionessa di Filadelfia lo ha fatto danzando sulle barriere in 12”34, primato personale dopo il 12”44 in semifinale neppure due ore prima e battendo la connazionale Kendra Harrison (12”46), ancora sfortunata perché nel 2016 ottenne a Londra, durante il meeting della Diamond League, il primato del mondo con 12”20 (superò di un centesimo il vecchio limite della bulgara Yordanka Donkova) ma non poté gareggiare alle Olimpiadi perché era stata bocciata ai Trials statunitensi. Festa in pista per Nia con i figli. Un’altra mamma vincente.

Non è arrivata in finale Luminosa Bogliolo. In semifinale la ragazza genovese ha cercato la gara della vita ma, almeno adesso, le altre sono di un passo diverso. Mentre la Harrison vinceva in 12”58, Luminosa era ottava con 13”06. «Ho voluto rischiare. – ha spiegato l’azzurra autrice di una stagione straordinaria – Sapevo che neppure con il record italiano (12”76, ndr) si poteva andare in finale». Allora, meglio tentare l’impossibile. «Ho dato tutto ma sono arrivata troppo sotto il quinto ostacolo che ho preso in pieno. Credevo di non finire la gara». Adesso Luminosa avrà tempo per festeggiare il suo 2019. «Mi godrò quello che ho fatto. Fin qui ero troppo concentrata su questo Mondiale. Nonostante questa delusione, provo gioia per la mia stagione».

Per tutti, rivincite e conferme iridate, appuntamento ad Eugene, anno 2021.

 

 

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