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I sentieri di Cimbricus / Lanci come tamburi nella notte

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Domenica 6 Ottobre 2019

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"I lanci sono così belli – e così dannati dalla tv – che propongo una secessione tipo Stati del Sud e la formazione di una ITL, International Throws League, che preveda meeting di soli lanci."


Giorgio Cimbrico

Seguendo il consiglio del vecchio campagnolo Thomas Hardy, mi allontano dalla pazza folla che per ore incatena alle staffette azzurre (da ricordare solo il 44”4 di Davide Re, sempre più capitano coraggioso) tra gridolini di gioia e piccoli trionfi di sensazioni a buon mercato, il tutto ospitato nel recinto di Ciao Mama. La famigerata telecamera esclusiva Rai fa il resto. Solo intuita, la terribile bellezza (grazie a Yeats per l’accostamento di due parole tanto diverse) del peso: tre in un centimetro con botte che non si vedevano da trent’anni abbondanti, in un turbinio di storie.

La più commovente è quella di chi ha vinto, Joe Kovacs, il mortaio umano, il ragazzino che vide suo padre morire consumato dal cancro, che rimase con sua madre, una che d atletica ne capiva e che la trasformò in antidoto contro il dolore, in lunga parentesi consolatoria. Joe del mortaio ha la forma, lo stampo: non è alto e quel corpo sembra la canna corta e verticale da cui esce il proiettile. Qualche anno fa uscivano filmati con certe sue botte terrificanti. Qualcuno le stimava in 24 metri. Gli innamorati dell’esercizio – una tribù, una confraternita, un ordine cavalleresco, le registravano come immaginette da infilare nelle carte più care o come sacre reliquie.

Kovacs è finito in retrovia quando nuovi modelli di artiglieria hanno preso il sopravvento. Tom Walsh, ex-muratore di Timaru, isola sud della Nuova Zelanda, provincia di rugby e di atletica (Lovelock veniva da quelle parti), è un poderoso cannone da campagna, un 149 a tiro rapido. Ryan Crouser, ultimo capitolo di una famiglia dell’Oregon impegnata a lanciare pesi, dischi, giavellotti, martelli, magari anche tronchi, per la lunghezza dell’affusto, oltre i due metri, è una Grossa Berta che bombarda con parabole altissime.

Questi tre uomini che, messi assieme, non vanno lontano dai quattro quintali, e che con il quarto, il brasiliano Romani (fuori dal podio con 22.53, punto esclamativo, puntano verso la mezza tonnellata) sono stati capaci di una recita lunga, con uno scioglimento che pareva immediato (Walsh 22.90 subito, primato dell’Oceania) e che è stato rinviato sino gli ultimi palpiti quando Joe ha affiancato Alessandro Andrei al terzo posto di sempre e Ryan ha rischiato di rovesciare quello che era stato rovesciato finendo a un centimetro.

A questo punto è bene riassumere come si presenta oggi il vertice storico dopo l’altrettanto storica serata qatarina o qatariota: Barnes 23.12 (ma sospetto …), Timmermann 23.06, Andrei e Kovacs 22.91, Crouser e Walsh 22.90, Oldfield 22.86, Gunthör 22.75, Toth 22.67, Beyer 22.64. Romani, fuori dal podio, è anche fuori di primi dieci: 22.61.

I lanci sono così belli – e così dannati dalla tv – che propongo una secessione tipo Stati del Sud e la formazione di una ITL, International Throws League, che preveda meeting di soli lanci nei luoghi deputati: College Station, Tatabanya (o Szombately), Sollentuna, Neubrandenburg, Adler. Sono indeciso se ammettere il giavellotto, una faccenda da fighetti. Peso, disco e martello sono un’altra cosa. Se le cose di mezzofondo sono le canne dell’organo dell’atletica, i lanci “pesanti” sono le percussioni profonde, i tamburi nella notte che non vogliono farci udire.

 

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