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Piste&Pedane / E' sempre africana la Maratona mondiale

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Domenica 6 Ottobre 2019 (Notte)

 

doha-marat 


In una notte non troppo calda si impone il trentenne etiopico Desisa. Dopo le affermazioni negli USA (New York e tre volte Boston) coglie a Doha il titolo mondiale che aveva sfiorato sei anni fa.

Carlo Santi

DOHA (IX G.) - Etiopia, Etiopia e Kenya. La maratona mondiale è sempre dell’Africa: Lelisa Desisa, che ricordiamo argento nella maratona iridata di Mosca 2013 e ultimo vincitore della maratona di New York, ma anche tre volte a Boston, è il nuovo campione iridato con 2h10’40”. A un chilometro dalla fine ha lasciato la compagnia del connazionale Mosinet Geremew, che ha staccato di 4”, e del keniano Amos Kirputo (2h10’51”). Di nuovo giù dal podio, e per lui un’altra “medaglia di legno” proprio come nell’edizione di casa a Londra due anni fa, l’inglese Callum Hawkins (2h10’57”) che al quarantesimo chilometro, dopo una portentosa rimonta, è andato a condurre ma subito il terzetto africano gli ha fatto capire che la sua mossa era azzardata.

Yassine Rachik, bronzo agli Europei di Berlino, ha chiuso in dodicesima posizione con 2h11’41”, Eyob Faniel due posti oltre con 2h13’57” mentre Daniele Meucci si è arreso poco dopo il trentesimo chilometro quando era in compagnia di Faniel. Per lui di nuovo problemi gastrici.

La gara, disputata in una notte non caldissima e neppure umida, con una temperatura mai superiore ai 30 gradi, ha vinto Derlys Ayala subito in fuga con un passo assai veloce, non certo adatto per questa maratona. L’atleta del Paraguay, che vanta un primato di poco superiore alle 2h10’, ha tentato la carta della sorpresa ma la sua azione è durata metà gara. Al ventesimo chilometro Ayala si è arreso.

Doppietta dell’Etiopia che torna così a vincere l’oro mondiale dopo l’ultima volta a Edmonton nel 2001. Africa sempre leader della maratona e se Hawkins ha cercato di imporsi, nelle battute finali quando s’è decisa la partita, erano in cinque. Con il corridore britannico e con gli uomini del podio correva anche il sudafricano Kokoka, poi quinto. Dietro, c’erano l’eritreo Tadese, che ha animato la gara dopo la prima metà, e il marocchino Sahli.

Lì, Rachik, il ragazzo di Castelli Calepio, era undicesimo. Yassine, che era in buona condizione, ha detto di aver corso in progressione. Lui, che lo scorso aprile a Londra aveva corso in 2h08’05”, ha spiegato che «al 34esimo chilometro non riuscivo più a spingere per un problema all’anca. Ho temuto di dovermi fermare. Ma ho tirato fuori la grinta. Era il mio primo Mondiale, non potevo fermarmi».

Geoffrey Korir, il keniano campione in carica, ha chiuso in 14.sima posizione in 2h13’54”.

 

 

 

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