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Piste&Pedane / Personaggi: Brittney ovvero ogni tanto va bene perdere

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Sabato 5 Ottobre 2019

 

brittney reese 2 


“Di solito vinco io. Sono la regina del campo, non possono battermi. Mi sento triste quando perdo. Se finisco seconda o terza in una gara, prima di andare a dormire guardo il video per vedere cosa è andato storto”.

Daniele Perboni

Tania Vicenzino e Laura Strati, miseramente naufragate nel lungo, si possono consolare pensando che non sono le sole a “piangere” per la mancata finale. Nell’arco di tre ore scarse, ben tre campioni olimpici, infatti, hanno abbandonato la compagnia: Brianna McNeal nei 100 ostacoli (Rio 2016), squalificata per falsa partenza, Thomas Rohler nel giavellotto (Rio 2016) e Brittney Reese (Londra 2012). Lo sport è una “livella”. Ma probabilmente chi maggiormente mancherà è la ragazza di Inglewood (California), 33 anni, quattro volte iridata outdoor e tre “sottotetto”: Brittney Reese, quattro volte iridata nel salto in lungo.

Trasferitasi in Mississippi a tre anni, in un caldo pomeriggio di 14 anni dopo Brittney è in fila con tutta la squadra di basket del Gulfport High School Girl’s. L’allenatore di atletica le vuole vedere saltare. In palio una Coca Cola. Sta cercando una lunghista. Si suda, il sole picchia duro. Nessuna possiede la pur minima tecnica di salto. Quando è il suo turno la ragazzina atterra a 18 piedi (come dire 5.4864). Il tecnico, strabiliato, chiede di rifare il salto. Uguale al primo. La fresca bevanda è sua. Cinque anni dopo la ritroviamo ai piedi del podio (6.76) ai Giochi di Pechino.

Ecco i suoi “comandamenti”:

1) L'amore per la competizione. «Mi piace misurarmi con gli altri. Solo così riesci ad essere competitiva e io lo sono in qualsiasi cosa faccio. Gioco a basket (1 contro uno) con il mio allenatore. Nessuno di noi due vuole perdere ed entrambi affrontiamo il gioco molto seriamente. Di solito vinco io. Sono la regina del campo, non possono battermi. Mi sento triste quando perdo. Se finisco seconda o terza in una gara, prima di andare a dormire guardo il video per vedere cosa è andato storto. E se le cose vanno male non ho problemi a cambiare».

2) Essere allenabile. «Come atleta professionista di alto livello devi essere in grado di adattarti a qualsiasi condizione e variazione. Sono orgogliosa di questa mia capacità. Se il tecnico fa qualche osservazione sull’atterraggio sono in grado di correggermi rapidamente».

3) Credere. «Nella mia carriera ho continuamente avuto la convinzione di poter essere la migliore. Anche quando sono in difficoltà, penso sempre di poter vincere. Guardate i Campionati del Mondo di Mosca. Ho faticato nelle qualificazioni, approdando in finale con la undicesima misura (6.57). Eppure avevo la convinzione di poter vincere il titolo, cosa che ho fatto (7.01)».

La Reese non ha mai dimenticato il suo passato e l’ambiente da cui proviene. «Sono stata cresciuta dai miei nonni ed ho mantenuto la vecchia mentalità di restituire e non dimenticare mai da dove vieni e cosa ti hanno dato gli altri. Per questo lavorerò sempre con i giovani. Il sogno della mia vita è di diventare un allenatore. Mi piace essere in grado di restituire qualcosa di buono e bello alla collettività».

Il 14 novembre 2011, Reese ha donato cento tacchini a varie organizzazioni religiose e senza tetto di Gulfport per "restituire" del bene alla comunitĂ  che l'ha sostenuta in tutta la sua carriera sportiva. Voleva rendere il giorno del Ringraziamento un po' piĂą felice, in una zona dove ci sono poche risorse per i piĂą svantaggiati. Il 26 ottobre 2012, in collaborazione con il Gulfport School District che celebra il "Brittney Reese Day"; Reese ha creato la B. Reese Scholarship, una borsa di studio che viene assegnata ogni anno a uno studente maschio e una femmina accettato in un college.

L'atleta statunitense organizza regolarmente progetti giovanili comunitari nella sua città oltre che allenare gli atleti del college giovanile a San Diego. «La mia ispirazione è sicuramente la gioventù. Gli atleti sono modelli e sento che i bambini sono il futuro». Lo scorso anno Reese ha noleggiato un intero cinema per 78 bambini svantaggiati della sua città per vedere il film Black Panther.

La quattro volte iridata ha un figlio di 10 anni che, naturalmente, ammira particolarmente la madre e i suoi successi. «Mio figlio è un vero sportivo, attualmente è appassionato di baseball e calcio. Ho tutte le mie medaglie in una bacheca in salotto, così che possa apprezzarle, ma devo fargli capire che ogni tanto va bene perdere», ma aggiunge con un sorriso ironico: «Non riesce a vedermi perdere così tanto». Doha è una di quelle poche sconfitte.

Brittney Reese in cifre

• Campionati Mondiali: 4 (Londra, Mosca, Daegu, Berlino).
• Campionati Mondiali indoor: 3 (Portland, Istanbul, Doha).
• Olimpiadi: 1 a Londra 2012); 2 Rio 2016.
• Diamond League: 12 vittorie (8/7/2010 - 26/5/2017).
• Campionati nazionali USA: 8 + 4 indoor
• Primati personali: 11”40/100 (11”20w); 1.84/alto; 7.31/lungo (9ª All-time mondiale); 13.16/triplo; 44”78/4x100.

 

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