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Duribanchi / Al gran ballo delle ipocrisie

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Venerdì 4 Ottobre 2019

 

einstein-bici

“Potreste dire: ma che c'azzecca con lo sport olimpico sta roba che hai scritto? Glisso sull'olimpico. Ma quanto allo sport, quella che ho descritto è la più antica e feroce disciplina del mondo: lo spargimento dell'ipocrisia”.

Andrea Bosco

Il marinaio è sbarcato e si è avviato verso la montagna più alta dell'isola. Prima di incamminarsi mi ha dato le chiavi di un forziere inabissato a dieci metri di profondità dentro ad una grotta. E mi ha detto: “Resterò sulla montagna fino a quando la grande pioggia non pulirà la sporcizia. È già successo. Dentro al forziere c'è la conoscenza. Serve non disperderla. Anche questo è già accaduto”. Ho timore a recuperarlo, quel forziere. Qualunque cosa contenga ignoro se il marinaio abbia stivato al suo interno anche l'antidoto all'ipocrisia: virus letale. Gide sosteneva che “l'arte ha avuto il massimo splendore nelle epoche più ipocrite”. Oggi sarebbe sorpreso: dalla non-arte e dal dilagare dell'ipocrisia.

Potrei e dovrei parlare di Tortu, settimo uomo più veloce al mondo, invitato da Lewis in Texas a migliorarsi. Di Gimbo, rinato. Dovrei parlare di un argento conseguito con forza e sofferenza nel ciclismo. Di una ragazza che nella sauna di Doha è andata oltre i suoi limiti conquistando il bronzo.

Dovrei parlare della musata di Milano e della splendida Brescia. Di Messina che non ha cercato alibi e che nel giorno del suo compleanno si è regalato il totem Scola. Di Venezia che si lagna dimenticando il caso Stone. Dimenticando i giocatori che benché iscritti a referto non si alzano e difficilmente si alzeranno dalla sua panchina. Dovrei parlare di Mezzanotte, lungo di talento sbocciato a Trento e degli altri ragazzi in giro per la penisola e all'estero che ci stanno provando pur abbandonati da un Palazzo interessato solo ai voti. Dovrei parlare del rugby azzurro che prova a scalare il K2 sudafricano: auguri.

Dovrei parlare di Salisburgo che è una bella città, dove si fa annualmente ottima musica classica e nella quale gioca una squadra che produce un calcio fantastico. Senza avere stelle e top player. Ma con un norvegese che segna a raffica e che sembra un misto tra Nordhal e Charles.

Dovrei parlare del “principino” Marchisio che lascia il calcio, neppure da “vecchierello” segnato da un infortunio di quelli che non ti fanno mai più tornare come prima. Gran giocatore e un uomo di “stile”. Quello che aveva anche il patron Squinzi battuto, alla fine, a 76 anni dal solito male “bastardo” che prima o poi troverà pane per i suoi denti. Un grande dirigente, un grande industriale, l'inventore del Sassuolo, un cuore milanista che spesso ha visto i suoi allenatori “bastonare”, senza pietà, proprio il Milan. L'uomo che si è “regalato” (e ha regalato a Sassuolo) Berardi, rinunciando, ripetutamente, a casse di dobloni.

Dovrei parlare di Barcellona e di Inter. Di arbitri e lamentele, di stadio che “intimidisce”. Conte “piangente” peggio del Sarri che perdeva gli scudetti sul divano. Scollino: si segnala ad Antonio Conte che difendere su Messi “di sistema”, è stata (e in generale, è) una pessima idea. Magari fa “virgola” per 80 minuti. Poi gli girano gli zebedei, si accende, riduce gli avversari a paletti da slalom speciale e sei fritto: perdi la partita. Si può fermare, Messi? Se è in giornata, no. Ma braccarlo ad uomo, pur con i “gialli” che incombono, tutto sommato è una buona idea. Quanto meno, un poco di ossigeno, glielo togli.

Dovrei parlare del ricorso (l'ennesimo e inutile) della Juventus. Non mi addentro nei fatti e nei misfatti della stagione di Calciopoli. La materia del contendere è manzoniana: la decisione di un presidente federale di “decidere di non decidere”. Le pieghe della legge italica sono più multiformi del labirinto del Minotauro. Qui non c'è ombra di Arianna: figuriamoci del suo filo. Lenendo e sopendo tutti si dichiarano “incompetenti” a decidere, sul ricorso. Come si chiamava quello di Don Lisander? Conte zio, mi pare.

Ora: comprereste un'auto usata da Tacchia? Il dilemma è questo. Tacchia non è la mezza calzetta messa in satira ogni mattina dalla consolle di Barbarossa. Tacchia è (la sua parte) gesuita. Oltre-Tevere è stato definito “la linea del Piave”. Sull'altra sponda non ci sono crucchi ma sovranisti. Tacchia ipocrita? Come quelli di prima. Toh: c'era anche lui con quelli di prima.

Le tasse aumentano, la spesa pubblica aumenta. Di conseguenza il debito. Di tagli neppure a parlarne. Vade retro, Cottarelli. Quindi si parla di lotta all'evasione (campa caballus direbbe Marco Velleio Patercolo), di merendine, di Nutella, di bibite gassate. Tacchia aveva promesso di congelare l’Iva? Contrordine, compagni: sarà “rimodulata”. Tradotto: Tacchia ha fatto provviste di vaselina. Ma i prezzi saliranno. Le “Iene”, oltre che consegnare buste di parmigiano, chiedano a Tacchia conto dell'Iva. Ipocrisia galoppante.

Quelli che vorrebbero risolvere i problemi “a casa loro”, là dove c'è la guerra, la carestia. E non case: neppure capanne, ci sono. Quelli che viceversa li vorrebbero “tutti” a casa nostra: intesa come Europa. Con conseguenze facilmente immaginabili. C'è una sacrosanta giornata: quella dedicata al migrante. Per i migranti si fa poco. Troppi migranti muoiono annegati. Di malattie e per la guerra. Una piaga rispetto alla quale il cosiddetto mondo “civile” frequentemente si gira dall'altra parte.

Io, alla faccia degli ipocriti, vorrei tuttavia anche un'altra giornata: quella dei tartassati. Quella degli operai senza lavoro, dei pensionati spremuti, delle imposte più incredibili e più “stronze” affibbiate ai cittadini. Gli evasori sono una piaga. Ma lo stato-maglio lo è di più.

Volete recuperare soldi evasi? Lottate davvero contro le mafie. Insieme rappresentano una delle prime dieci aziende del Paese. In certe regioni, sono la prima. Lottate contro le mafie. Ma prima fate leggi adeguate. E non siate ipocriti: lottare contro le mafie, significa andare in guerra.

Un rischio finalizzato ad ottenere un paese migliore. Ma un legislatore che concede dopo 10 anni, ad un ex terrorista, di percepire un “reddito” non è un buon legislatore. Che tu sia di destra, di sinistra, di centro o liberale, riformista o verde. Che tu sia cattolico o musulmano, buddista o luterano. Bella idea quella della “riabilitazione”. Ma si può perdonare chi non si è mai pentito? Chi non ha mai avuto una parola di pietas per le vittime che ha causato? Siamo uomini fragili e la santità è per pochi. Attenzione alla collera dei miti. Attenzione a multare chi ha messo dei fiori dove è morto, con altre decine di persone, un figlio.

E attenzione anche alla decenza. In spiaggia si va in costume e a torso nudo: ovvio, se non sei un nudista. Ma se hai una dimensione pubblica, se “rappresenti” un bel po' di gente, sei tenuto a comportamenti conseguenti. Non basta dire: “non sono illegali”. Se ti invitano a cena e ti metti a ruttare a ripetizione, sei un “legale” cafone. E verosimilmente la prossima volta, con il rischio di beccarsi il tuo alito puzzolente, non ti invitano più.

C'è un elemento filosofico che spiega bene la guerriglia in atto, in questo momento, nel Paese. C'è chi la vita la vorrebbe “multipolare” (chissà, magari su altri pianeti ci sono più di due poli) e in “perenne divenire”. Ovvietà, visto che si nasce, si cresce, si invecchia e si muore: senza il consenso dei partiti. Per ora.

Idea rubacchiata ad Einstein: “La vita è come andare in bicicletta: bisogna sempre muoversi”.

Semplice e logica, come tutte le idee del grande Albert. Con un codicillo: la bicicletta deve essere in ordine. Se ti salta la catena sono cazzi. In bicicletta devi saperci andare: è facile, ma devi imparare. Le strade che percorri con la bicicletta devono essere sicure. Non ci devono essere buche, la segnaletica deve essere efficiente. E chi transita con te sulla strada deve essere corretto nei comportamenti.

Scooteristi zigzaganti e perennemente con il pepe al fondoschiena: bocciati. Tramvieri con il cellulare all'orecchio. Automobilisti con la sindrome di Vettel. Camionisti a volte ubriachi, più frequentemente stanchi per aver guidato per 1000 km. Pedoni che non attraversano sulle strisce. E ciclisti che si reputano “impunibili”: privi di casco, di luci, di giubetto catarifrangente.

In una parola: andare in bicicletta deve essere sicuro. E le “regole” devono essere rispettate. Perché, si sa come potrebbe finire con i Poli: per informazioni, citofonare Maya. Ipocrisia: spudorata.  

Quelli che vorrebbero negarti il diritto di morire come accidenti vuoi tu. Quelli che Trump è un “bastardo” (e magari negli States qualche ragione per pensarlo ce l'hanno pure). Ma la gran tete de macron, nostro vicino, invece? Perché il casino sui dazi che potrebbe mettere in brache di tela produttori di vino e di formaggio l'ha provocato soprattutto lui a causa del suo aeroplano. Prodotto con le foglie di fico tedesche e italiane. E visto che i complimenti sono una cosa e la grana (intesa come moneta) un'altra, non c'è barba di “Giuseppi” che metta al riparo dai dazi di Donald. Che non sono una porcata: sono una ritorsione.

Quelli che negano che il pianeta sia surriscaldato e inquinato. Quelli che Greta è una gretina e ha pure gli occhi storti. Ma anche quelli che dimenticano le “altre” ragioni del disastro ambientale: una popolazione del pianeta che viaggia verso i 10 miliardi. Quelli che dimenticano che qualsiasi chiesa è ostile al controllo delle nascite. Quelli che dimenticano che così tante bocche da sfamare necessitano di cibo. Il cibo di energia. L'energia di petrolio, metano, carbone: roba che inquina.

Già che ci siamo, andiamo a dirlo ai milanesi: il nuovo stadio a San Siro è una speculazione edilizia. Molti chiedono che il Meazza non venga abbattuto. Servirebbe essere meno ipocriti. Basterebbe che il ministro, oltre che barattare Leonardi (che non dovrebbero viaggiare) con Raffaelli, ponesse un vincolo su quello stadio. Il Meazza è la storia del calcio mondiale: un fatto di cultura.

L'ipocrisia di voler concedere il voto ai sedicenni. Che non possono guidare, non possono a quell'età laurearsi, non possono bere alcol. Ma che per il fratello meno noto del Commissario Montalbano dovrebbero poter votare. Per la libertà? La democrazia? Balle: per i voti.

Dalla Cattolica, ogni giorno sfornano in piazza Sant'Ambrogio felici ragazze con verdura al collo che si sono laureate, magari con “laude”. E che in buona percentuale saranno costrette per poter trovare un lavoro a prendere un aereo per la Germania o l'Inghilterra. Perché in Italia, nisba. In Italia solo influencer, gieffine e isolane. I nuovi mestieri. Se non hai l’X-factor sei fottuto. Come guadagnare senza aver mai lavorato un'ora? Bastano una bella balconata e un chirurgo che sappia il fatto suo.

Il colmo dell'ipocrisia arriva da chi dovrebbe gestire l'istruzione: via il crocefisso dalle scuole, per non offendere la sensibilità di chi professa altre religioni. Chi si occupa di fede è insorto. Ma vanno rispettate le usanze degli altri. Quindi niente tortellini con carne suina a Bologna in festa. Ciap ciap dalle porpore. Il crocifisso non si tocca, ma cosa vuoi che sia un tortello? Parola di sindaco e di vescovo.

Non so come finiranno le cose. Può capitare di tutto. Persino che decidano che l'architettura razionalista è “fascista”: e (come vorrebbe una ex presidente della Camera) che vada rasa al suolo.

Potreste dire: ma che c'azzecca con lo sport olimpico sta roba che hai scritto? Glisso sull'olimpico. Ma quanto allo sport, quella che ho descritto è la più antica e feroce disciplina del mondo: lo spargimento dell'ipocrisia.

Finito? No: ho seguito da oltre confine lo scambio epistolare sulla squadra Tam Tam. Roba da non credere. “Vengo anch'io? No, tu no. Ma perché? Lo vieta la legge. E poi, perché no”.

Surreale. E un poco lurido. Un poco? Diciamo: molto. Anzi: moltissimo.

 



 





 

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