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Piste&Pedane / Personaggi: la giavellottista venuta dal Sud

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Mercoledì 2 Ottobre 2019

 

barber

 

Kelsey-Lee Barber: “Sono una giavellottista. Questo è quello che faccio. Lancio i giavellotti. Sono una delle migliori al mondo. Ma voglio davvero di più, quindi tutto il giorno, ogni giorno, faccio uno sprint, alzo pesi, dedico ore alla tecnica.”

 

Daniele Perboni

Una finale sottotono quella del giavellotto donne. Altri eventi attirano l’attenzione, come il salto con l’asta con il continuo cambio al vertice fra il polacco Piotr Lysek (terzo a 5.87), lo svedese Armand Duplantis (secondo a 5.97) e lo statunitense Sam Kendrick, primo con identica misura ma con il 5.92 passato al primo tentativo. Poi qualcosa ha attirato l’attenzione. Una muscolosa bionda vestita di giallo spedisce il suo giavellotto, all’ultimo tentativo utile, a 66.56, lasciando di sale il resto della compagnia. (foto iaaf.org).

Ecco come si descrive la nuova campionessa iridata: «Tutti dicono che sono una “fioritura” tardiva. Infatti ho iniziato a lanciare solo quando avevo 17 anni, ma solo al compimento dei 22 ho davvero iniziato a lanciare lontano. Mi piace competere e mi piace gareggiare contro i migliori. È necessario battersi contro l’eccellenza del mondo per essere la migliore. Questo è quello che voglio».

Nata a East London, in Sudafrica (21 Set 91), a nove anni con la famiglia si è trasferita in Australia. E in quell’occasione ricorda di essere venuta a contatto con una “casa” in piena fibrillazione per i Giochi che si sarebbero tenuti di lì a pochi mesi a Sydney. Quell’atmosfera, confessa, le ha acceso un fuoco che l’ha spinta a primeggiare nello sport. Sin dalle scuole elementari ha provato diverse specialità, nuoto, tennis, hockey, ma solo dopo essersi cimentata nelle gare scolastiche, dove ha provato tutti gli attrezzi, ha capito quale sarebbe stato il suo futuro.

Nel 2014 ha sorpreso tutti qualificandosi per il Giochi del Commonwealth, pur avendo subito un infortunio al gomito, arrivando al bronzo. «È stato allora che ho avuto la sensazione di essere diventata una giavellottista vera. Così ho iniziato a viaggiare per il mondo facendo quello che amavo».

Ai Mondiali di Pechino (2015), con poco più di 60 metri, non è approdata alla finale. Poi all’inizio del 2016 si è infortunata alla schiena. Dopo mesi di riabilitazione e cure è riuscita a partecipare ai Giochi di Rio: «Finalmente sono diventata un’atleta olimpica, orgogliosa di rappresentare l'Australia». Alla fine non è andata oltre la 28ª piazza. Nel 2017 si è riscattata con il suo primo titolo australiano e qualificandosi per i Mondiali di Londra. Decima con 60.76. «In quell’occasione ho pensato di essere entrata fra le migliori specialiste al mondo».

Il 2018 è iniziato con il “personal best” ai Queensland Track Classic (64.57), guadagnandosi l’argento.Il 2019 è l’anno migliore con tre record personali dei quali il migliore è di 67.70 allo Spitzen Meeting di Lucerna del 9 luglio scorso.

In poche parole ecco la sua filosofia: «Sono una giavellottista. Questo è quello che faccio. Lancio i giavellotti. Sono una delle migliori al mondo. Ma voglio davvero di più, quindi tutto il giorno, ogni giorno, faccio uno sprint, alzo pesi, dedico ore alla tecnica, mi riposo e poi dormo. Quando mi sveglio lo faccio di nuovo tutto da capo. Perché mai lo fai? Chiedono. Perché adoro la sensazione di “costruire” un grande lancio, è come se stessi camminando sulle nuvole. Mi alleno duramente per potere oltrepassare i 70 metri. E voglio vincere ai Giochi del Commonwealth, e poi ai Campionati del Mondo, ma soprattutto voglio vincere l’evento più grande: le Olimpiadi». Per ora un obiettivo è stato raggiunto. All'ultimo lancio.

 

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