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Martedì 1 Ottobre 2019

 

800-d 


Tra i personaggi meno noti emersi a Doha figura la minuta ugandese Nakaayi. Grazie all’assenza, forzata o meno, di chi ha finora dominato la distanza (Semenya e le sue compagne) si è imposta a sorpresa sugli 800.

Daniele Perboni

Quarto appuntamento giornaliero. Per stemperare la tensione e, soprattutto, neutralizzare la bile che monta, monta, monta (ormai l’avete compreso tutti: non riusciamo a ingoiare il boccone amaro della mancata trasferta), decidiamo per una sgambata. Tutto ciò per introdurre il pomeriggio atletico. Sei le finali programmate: alto, 800, 3000 siepi donne e disco, 5000, 400 ostacoli uomini. Peripezie varie impediscono si assistere serenamente alla trasmissione completa in TV. Alla fine puntiamo gli occhi sui 5000 dove i tre fratelli Ingebrigtsen (Jakob, Henrik e Filip) si oppongono alla solita marea nera. Puntiamo sul più giovane dei norvegesi, Jakob. Tutto sbagliato. Vince Edris (12’58”85) con buona pace della famiglia nordica.

Eccoci ora agli 800 donne. Favorite? Le statunitensi Rogers e Wilson, infilate poi da una piccola e minuta (45 chilogrammi riportano i testi sacri. Altezza? Non si sa!) ugandese: Halimah Nakaayi, 24 anni di Mukono città di circa 160.000 abitanti situata nella regione centrale del paese, a poca distanza dal lago Victoria. I dati raccontano anche che il distretto di Mukono è il più importante produttore ed esportatore di vaniglia.

Fra le finali della sera scorsa, questa forse è la più sorprendente. Tutti attendevano il successo della Wilson che, effettivamente è stata in lizza per l’oro sino a un centinaio di metri dal traguardo. Poi, ... poi la 24enne Halimah è sbucata quasi dal nulla per finire in 1’58”04. Record nazionale. «Finora avevo conquistato una medaglia di bronzo in agosto ai Giochi africani, ma stavolta sentivo che qualcosa di grande stava per accadere e così ho spinto, spinto fino a che ce lho fatta» ha commentato dopo essersi esibita in una danza sfrenata: «È un ballo tradizionale del mio Paese».

Ma chi è la nuova regina del doppio giro? Prima dell’exploit iridato il suo miglior piazzamento risale all’agosto scorso, a Rabat (Marocco), dove si era piazzata terza nei Giochi Africani. Ai Mondiali si è presentata con un “personale” di 1’59”57 che la collocava al 22esimo posto nelle liste mondiali stagionali, mentre ai Giochi Olimpici di Rio non è andata oltre le semifinali, sesta con 2’00”63, proprio davanti all’azzurra Santiusti (2’00”80). L’eliminazione, comunque non le ha impedito di essere la portabandiera nella cerimonia di chiusura olimpica.

Se Nakaayi è la prima ugandese a imporsi negli 800, già un’altra connazionale emerse ai massimi livelli: Dorcus Inzikuru che ai Mondiali di Göteborg ‘95 vinse i 3000 siepi (9’18”24). Fra gli uomini, poi, come non ricordare John Akii Bua? Ai Giochi di Monaco ‘72, pur non essendo fra i favoriti si impose regalmente nei 400 ostacoli a suon di record mondiale con 47”82. Record che tale rimase sino al 25 luglio 1976 quando sulla scena apparve un certo Edwin Moses che lo abbassò a 47”64.

Un altro degno rappresentante dell’Uganda è il maratoneta Stephen Kiprotich, dominatore alle Olimpiadi di Londra (2h08’01) e ai Mondiali di Mosca (2h09’51).

 

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