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I sentieri di Cimbricus / Tutto il potere alle macchine

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Venerdì 13 Settembre 2019

 

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Doha stile Grande Fratello o Truman Show: nulla verrà lasciato al caso perchè nulla potrà sfuggire a 130 telecamere fisse, filanti, volanti, rotanti, ficcate anche nei posti dove meno te le aspetti.

 

Giorgio Cimbrico

Ricordi di piste inzaccherate, di partenze improbabili (“vai via, che lo starter ci casca sempre”), di risultati che non arrivavano mai, di racconti memorabili che nascevano in quell’atletica che rinviava la misurazione del lancio di Carlo Lievore perché la rotella non era lunga abbastanza e il visore ottico non era contemplato neppure nei volumetti di Urania. Era un commosso ruminare di cose che non avevamo visto, che ci avevano raccontato quelli che non avevano visto ma avevano un fidato amico che, per fortuna, per caso, c’era e finiva per diventare un rapsodo, un Omero dotato di vista, un cantastorie, un trovatore.

Ora ci sono i droni, e quando si parla di droni non so perchĂ© mi viene in mente il Paron – maiuscolo â€“ che allenava in calzoncini e canottiera e dopo aver chiesto se erano freschi li avrebbe presi per qualcosa da mettere in padella, friggere e accompagnare con bianco del Carso.

I droni, e non solo loro, sono le grandi novitĂ  dei Mondiali di Doha, prossimamente sui vostri schermi, insieme alle spider cam (le telecamere tese su fili), a quelle che corrono sui binari (giĂ  viste) e alle microcamere che verranno montate sui blocchi di partenza (vedi foto) per inquadrare i volti dei protagonisti che stanno per immergersi nel dramma, una parte dello spettacolo che non era mai stata presa in considerazione, sostiene James Lord, capo della produzione televisiva per conto della IAAF. Oh my sweet Lord.

Ora, io avrei preso più in considerazione la riforma dell’articolo 162 che spedisce a casa chi si rende colpevole di una falsa partenza, senza appello, ma appartengo alla generazione di quelli che si beavano dei racconti dei sunnominati rapsodi e così non conto nulla. Anzi, provoco un po’ di pietà. Ma di una cosa sono certo e la scrivo in lettere maiuscole, a mo’ di epigrafe: L’OSSESSIONE PER L’ESATTEZZA UCCIDE IL FASCINO. Qui sto parlando di atletica ma il tema può essere allargato al Var del calcio, al Tmo del rugby, all’occhio di falco del tennis, alla revisione dell’assalto nella scherma, etc. etc. e provocare una seconda epigrafe: TUTTO IL POTERE ALLE MACCHINE.

A questo punto non posso che elencare le altre meraviglie in serbo per le competizioni serali e notturne allo stadio Khalifa, sentendo un’acuta nostalgia per tutte le gare vissute in Germania.

Telecamere nella camera d’appello per scrutare i volti, gli atteggiamenti, le parole di chi sta per entrare in azione; telecamere sistemate addosso ai giudici nelle prove su strada per nuovi angoli di visione; segnalazione della massima velocità raggiunta in gara e di quella al momento di passare il traguardo. Questa, apro una parentesi, non è male perché, per i 400 e i 400hs, svelerà un arcano: vince chi cala meno. Prevista anche la comunicazione della velocità allo stacco nel lungo e nel triplo (in questo caso, anche la scomposizione dell’hop, step e jump) e dell’angolo di uscita sia del corpo che, nei lanci, degli attrezzi.

Copertura completa e totale, stile Grande Fratello o Truman Show. Nulla potrà sfuggire a 130 telecamere fisse, volanti, filanti, rotanti, ficcate anche nei posti dove meno te le aspetti. Prossima tappa, come in quel racconto da cui venne tratto un film, Viaggio Allucinante, dove un’astronave miniaturizzata viene sparata nelle vene di un paziente con problemi di emboli.

Con un’apparecchiatura del genere sarà possibile mostrare allo spettatore i processi chimici che precedono la gara e gli sviluppi metabolici durante lo svolgimento della gara stessa. Con l’assicurazione che la piccola “ospite” verrà espulsa non appena l’atleta riuscirà a trovar pace, per una sosta fisiologica, nell’unico luogo non dotato di telecamere. A meno che le televisioni insistano e un occhio possa esser montato anche là dentro.

 

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