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Piste&Pedane / Il vero obiettivo sono i Giochi di Tokyo

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Giovedì 12 Settembre 2019

 

fotofinish-minsk

 

Forse avevamo capito male: credevamo che la stagione "mondiale" 2019 per Pippo Tortu (e per tutti gli altri) era da interdersi un punto d'arrivo. Scopriamo ora che si trattava solo di un passaggio. Facciamo ammenda. 

 

Daniele Perboni

Daniele svegliati!
Apriamo gli occhi e il sogno è svanito. Magicamente si è dissolta quella visione onirica che ci eravamo immaginati: otto ragazzi, poi scesi a sei, con indosso la maglia color arancio della rappresentativa europea. Vagheggiamenti di un vecchio cronista che li vedeva sfrecciare tosti e veloci davanti a un nugolo di avversari? La realtà ci dice che sì, erano solo congetture. Tempi e piazzamenti non esaltanti. Comunque tutti, indistintamente, pare abbiano fatto quanto loro richiesto. Prestazioni, se pur non eccellenti, perfettamente in linea, tranne poche eccezioni, con i restanti componenti delle due ciurme in lizza, Europa (724,5) e Stati Uniti (601,5). Pista poco veloce? Atleti carichi di lavoro in vista degli impegni iridati? Scelte tecniche che, per cause di forza maggiore, non hanno potuto contare sulle eccellenze? Di tutto un po’. Fate voi.

Riassumiamo: Davide Re terzo nei 400 (46”05), Filippo Tortu quarto nei 100 (10”29/-1,1), Fausto Desalu secondo nei 200 (20”66/0,0) alle spalle del turco campione del mondo in carica Ramil Guliyev (20”16), Ayo Folorunso quinta nei 400 “acca” (56”80), Luminosa Bogliolo sesta nei 100 ostacoli (13”05/+0,1), Yeman Crippa terzo nei 3.000 (7’58”11).

Inutile negarlo, il grande atteso era il giovin Pippo, alla seconda prova (ottava di stagione, escludendo la staffetta di Yokohama a maggio) dopo l’infortunio subito il 30 giugno a Stanford (California). Sinceramente non ci è piaciuto affatto. Specialmente nella fase lanciata, da sempre il suo punto di forza. Proviamo a parlarne con il padre-allenatore Salvino

«A Rovereto sembrava il campione del mondo. Una gara meravigliosa. Poi a Minsk, dove effettivamente non c’erano le migliori condizioni per andare veloci, ha sbagliato tutto, specialmente nella fase lanciata. Come punto di riferimento ha preso Rodgers (primo in 10”20) ed ha snaturato la sua corsa. Dopo l’infortunio è stato a riposo una quindicina di giorni e poi abbiamo ripreso a lavorare duro e chiaramente ora non è in condizioni di andare veloce».

In chiave mondiale invece? «Conto dodici/quattordici atleti, e nel mazzo ci metto anche Jacobs, che possono ambire alla finale. Ecco Filippo è fra questi ma nelle posizioni di rincalzo. Andrà a Doha per giocarsela e se non sbaglierà nulla, ... E se non entrerà fra i primi otto pazienza. Non ne faremo un dramma. Gli obiettivi di quest’anno erano altri, purtroppo siamo scivolati sulla classica buccia di banana. Siamo caduti ma ci siamo anche rialzati. Fa parte del gioco e Filippo non si è demoralizzato affatto, anche quando gli hanno riscontrato quella lesione al bicipite femorale. È un ragazzo sereno e come atleta è in piena costruzione. Lo abbiamo sempre sostenuto, il vero obiettivo sono i Giochi di Tokyo. Quest’anno ha preso le misure, arrivando sempre dietro agli atleti che incontrerà alle Olimpiadi, a gente di “spessore”. Ecco, in Giappone non dovremo sbagliare nulla».

Se non abbiamo compreso male il 2019 non lo giudica un anno negativo. Francamente, però, siamo un poco dubbiosi, se non scettici.

«Proviamo ad analizzare le gare di quest’anno e vedrà che si ricrederà. La Federazione ci aveva chiesto di portare i ragazzi in forma per l’appuntamento di Yokohama (il mondiale di staffette dove occorreva agguantare la finale per essere ammessi a Doha. NdR). Tutti abbiamo fatto il nostro dovere. Poi è venuto il 9”97 ventoso (+2,4) di Rieti, preceduto dal 10”08 (+2,2) della batteria. Quindi il 20”36 (+0,7) del Golden Gala. Gara sbagliata. A seguire: Oslo con 10”10 (+0,9) e nove gradi di temperatura, decisamente non ideali per andare forte; Ostrava e 10”15 (-1,1) con vento contro, fossero stati a favore? È una differenza di oltre due metri, quanto poteva ottenere in quelle condizioni? A Stanford si è infortunato subito dopo la partenza ed ha chiuso in 10”21 (-0,1) correndo con una gamba sola per settanta metri; poi Rovereto (10”21/-1,5), sempre con vento contrario. Una stagione penalizzata quasi sempre da fattori esterni che non si possono controllare».

Cosa salva di questo strano mondiale?

«I cento di Rovereto. Una gara bellissima, la più bella che Pippo abbia mai corso. Meglio anche del 9”99 di Madrid».


 

 

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