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I sentieri di Cimbricus / Freccia Rossa fa rotta sui Giochi 2032

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Mercoledì 11 Settembre 2019

 

bandiere

 

Il possibile patto dell'Appennino di Firenze (che ci aveva provato giĂ  nel 1966) e Bologna per i Giochi del 2032 tra nuove prospettive politiche e gustosi scenari enogastronomici. I signori degli Anelli, proiettati sempre al futuro, potrebbero anche crederci. 

 

Giorgio Cimbrico

Un asse strategico, un Pil che non può che tendere verso l’alto, la possibilitĂ  di sviluppare occupazione, di migliorare strutture e sovrastrutture: con queste nuove, “inedite” premesse nasce la candidatura – diciamo meglio, l’embrione – di Firenze-Bologna per le Olimpiadi 2032. La Santa e per ora Rossa Alleanza – giĂ  ribattezzata Patto dell’Appennino â€“ nasce da un’idea di Dario Nardella, sindaco gigliato, e ha trovato adesione dal collega felsineo Virginio Merola. Enrico Rossi e Stefano Bonaccini, presidenti – pardon, governatori, come usa dire – delle due regioni non possono che plaudire di fronte a tale prospettiva, a tale scenario.

La verità è che una questione di slot. Per chi non è pratico di quello che Francesco Merlo ha ribattezzato “inglesorum” è bene tradurre con parole più semplici: dopo Los Angeles 2028, toccherà all’Europa o considerato che Parigi ha avuto in sorte l’Olimpiade del centenario 1924-2024, sarà la volta di un’ennesima asiatica, di un’araba affacciata sul Golfo Persico? O di un’africana, finalmente?

Sono, queste, faccende di alta economia politica che toccano a chi siede e siederĂ  nel consiglio di amministrazione del CIO. Oggi, di fronte  al primo saldarsi di questo avvicinamento tra cittĂ  che il turbinare del Freccia Rossa ha quasi appiccicato, non resta che provare a stendere uno di quegli affreschi di cui Firenze è ricca, senza voler sminuire la portata storico-artistica di Bologna.

Ad esempio, come la mettiamo con le attività legate all’acqua? Vela a Viareggio o a Cesenatico? Nuoto fuori dalla piscina e tutti da altezze spropositate a Forte dei Marmi o a Rimini? Particolari secondari, in realtà, di fronte a un cambiamento profondo che i Giochi vivono e vivranno nel futuro che noi non avremo la sorte di vivere. Per fortuna.

Direi a occhio che la breakdance, nuovo fiore all’occhiello del mondo a cinque cerchi, dovrebbe essere delocalizzata in uno di quei divertifici della Romagna che possono contenere migliaia di clienti mentre le finali della play station hanno una sede naturale nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, sotto lo sguardo del genio michelangiolesco che ha la meglio sulla barbarie.

Nardella e Merola hanno sottolineato il ricco patrimonio di impianti. Distratti da compiti istituzionali o alle prese con responsabili della comunicazione troppe presi nello studio dei big data, non possono sapere che dagli stadi delle loro città sono state estirpate le piste, come denti del giudizio sgraditi. Quella fiorentina era illustre se non altro per aver ospitato il record mondiale di Sebastian Coe che, avvertito, se ne ebbe a male. Ma questi sono poveri ricordi, nostalgie d’antan, merce trascurabile quando di mezzo ci sono prospettive così prometenti.

Con la crisi delle vocazioni che affligge i Signori degli Anelli, i binomi possono costituire un futuro, contenere buone chances di successo. Milano-Cortina ce l’ha fatta, non è vero? Qui, in piĂą, non dimentichiamolo, c’è una componente enogastronomica formidabile che sindaci e governatori non mancheranno di sottolineare se l’embrione si svilupperĂ  in creatura, che fa rima con candidtura. Il Patto del’Appennino, diventerĂ  il Giuramento del Tortellino, l’Alleanza della Ribollita. Propongo di prevedere nel comitato promotore – ed eventualmente in quello organizzatore – qualche master chef. L’inserimento nel programma di – mi rifugio ancora nell’inglesorum –  un cooking championship con medaglie ufficiali potrebbe essere un colpo da maestro. Sono convinto che il successore di Bach – Thomas, non Johan Sebastian – ne sarĂ  entusiasta. Leccandomi i baffi attendo sviluppi.

 

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