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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Giornalismo / In ricordo di Gian Luigi Corti, uno dei nostri

Sabato 7 Settembre 2019

 

corti-pertini

 

All'improvviso, inattesa, giunge la notizia che ci ha lasciati GLC. Difficile districarsi tra le sue tante vite: giornalista, dirigente, tifoso. Grande appassionato ed amico. Molto gli devono la Pallavolo e l'USSI. Molto gli dobbiamo tutti.

 

Giorgio Cimbrico

(tratto da Il Secolo XIX)


Ora che Gian Luigi se n’è andato, è possibile ricorrere all’archivio della memoria, alla collezione delle immagini che, sbiadite dal tempo, tornano a essere nitide, definite. Molti anni fa, una sera inoltrata, al binario 9 di Brignole, in attesa di uno di quei treni notturni per Roma, spariti dagli orari e dagli itinerari: Gian è all’interno di un ampio loden, in testa un berretto scozzese da caccia, a due visiere, in tutto simile a quelli calcati da Sherlock Holmes. La solita implacabile e incalzante chiacchiera che non viene intaccata dalla prospettiva di quelle sei ore abbondanti rinchiuso nella cabina del vagone letto.

Sono gli anni dell’irresistibile ascesa della pallavolo, della sua vicepresidenza, della sua presenza sui parquet del mondo, della sua opera di sensibilizzazione all’interno di quelli che al tempo non si chiamavano ancora “media,” di cui ancor oggi sono presenti i segni e gli spazi concessi. “La foto con Sandro Pertini, dopo il bronzo di Los Angeles ’84, era uno dei ricordi più cari che conservasse”, racconta il figlio Michele, con una commozione scandita da rapidi singhiozzi. La vivacità mercuriale del padre si è trasmessa a chi lo ha seguito nello stesso percorso di iniziative, di idee, di azzardi spesso ripagati.

Per corporatura Glc ricordava Nero Wolfe – in più, baffi solo apparentemente minacciosi – e, dopo Holmes, ecco comparire un altro detective privato e acuto. Indagare su quel che poteva essere è stato scopo e direzione del suo cammino in una “recerche” che lo ha visto interpretare con disinvoltura, con naturalezza, senza trasformismi, una serie di parti: deus ex machina della pallavolo genovese al tempo dell’Italia Navigazione e del Gargano, scopritore di talenti destinati all’azzurro come Renato Fegino e Ornella Marchese, cronista al Corriere Mercantile, dirigente regionale avviato a conquistar spazi importanti dentro a uno sport in piena espansione. E rossoblù di inattaccabile fede, di viva passione..

Era combattivo – lo è stato sino alla fine, dice Michele - , sempre armato di ottimismo, in grado di sostenere l’alternarsi della fortuna, gli inganni del destino, quasi avesse preso lezioni da Giobbe. Esaurita la sua parabola ai vertici della pallavolo, era tornato in uno dei suoi mondi, quello del giornalismo, e al Secolo XIX era diventato una presenza costante e rassicurante in quegli interludi notturni in cui la chiusura delle pagine era l’approdo quotidiano. Il Corti diurno era impegnato nell’USSI, nella nostra Associazione. Infaticabile, sempre con una battuta appesa ai baffi. Gli era lieve il mondo, gli sarà lieve la terra.,

 

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