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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Fatti&Misfatti / Sotto la muraglia canta soltanto il Gallo

Giovedì 5 Settembre 2019

 

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Abbiamo in tasca un biglietto per il pre-olimpico del prossimo anno che almeno consola, anche se restiamo squadra di seconda fascia e nel 2020 non avremo innesti che possano cambiare le cose.

Oscar Eleni

Dalle colline del Barolo per bere abbastanza, dimenticare quasi tutto, anche se l’Italbasket al mondiale cinese ha fatto bene le due partite finte contro Filippine (108-62) ed Angola (92-61), si è difesa fino a quando ha potuto contro i molossi colossali della Serbia (77-92), uno squadrone che per 25 minuti ha dovuto davvero preoccuparsi che il fiume di Wuhan, dove si giocherà la seconda fase del mondiale a banda larga, potesse diventare azzurro come quello che s’incrocia con l’acqua dell’Han sotto la pagoda della gru gialla.

Abbiamo in tasca un biglietto per il pre-olimpico del prossimo anno che almeno consola, anche se restiamo squadra di seconda fascia e nel 2020 non avremo innesti che possano cambiare le cose, ma nella prossima tappa del mondiale che si inizia venerdì non andremo vestiti di stracci. La Spagna che non incanta mai all’inizio ci dovrebbe fare meno male della Serbia del principe Bogdanovic e Portorico è dentro alla seconda fase dopo aver rischiato il massimo prima con l’Iran e poi con la Tunisia. Vero che ha tormentato la Spagna di Scariolo ed è un po’ come Azzurra Fremebonda, cioè imprevedibile quando è con le spalle al muro, ma se Sacchetti troverà qualcuno capace di dare davvero una mano a Danilo Gallinari magari diventeremo la mina vagante nella Cina orientale.

Abbiamo perso nettamente contro i migliori anche se contro di noi lo sono stati soltanto a tratti. Bogdanovic e i suoi 31 punti, Jokic e le sue magiche pigrizie. Fanno paura a tutti, spesso anche al povero Djordjevic che adesso non può più dire che gli Stati Uniti sono ancora i favoriti perché dopo averli visti vincere al supplementare contro la Turchia in molti si chiedono se davvero è solo oro quello che luccica nella NBA.

Questo è il mondiale che aiuta il partito di quelli che urlano da sempre: contano i giocatori, non gli allenatori. Noi siamo all’opposizione, pur ammettendo che un cattivo allenatore può andar male anche con buoni giocatori, ma nella sostanza è vero che tenere insieme la gente è un pregio, ma poi sul campo ci vanno quelli che fanno gol e canestro, quelli che lavorano duro in difesa per dare equilibrio alla barca. In questa prima fase del mondiale cinese fra tante partite brutte, inutili, arbitrate male, abbiamo visto balbettare gli Stati Uniti che in panchina hanno due allenatori straordinari come Popovich e Kerr. Nel girone dove avrebbero fatto fatica in tanti il Canada di Nick Nurse, fresco vincitore del titolo NBA con Toronto, è stato spazzato via dalla Lituania dopo aver lottato invano contro gli australiani.

Insomma i grandi generali non bastano, anche se la Serbia, che contro l’Italia ha fatto anche tanti errori e a 6’23” dalla fine del terzo quarto si è trovata Azzurra a 2 punti dopo un tiro da 3 del Gallinari che ha chiuso con 26 punti, ci sembra la più completa.

A Sacchetti sarebbe bastato avere un Brooks appena decente e un Datome sano per arrivare alla volata mentre Radulica, idolo del campionato cinese, sfondava la porticina sotto canestro dove non avevamo molto da opporgli anche se Biligha non è andato poi così male. Bastava che Hackett non saltasse per aria nella seconda parte dopo una bella partenza, che Belinelli trovasse gente lucida da armare. Niente. Quando andava Gentile non funzionava Datome, hanno segnato in quattro quando dovevano, gli altri hanno dato briciole. Questi siamo. Peccato.

Non ci avevano illuso le prime due partite dove soltanto gli imbonitori trovavano l’acqua sul mare. Non ci ha deluso l’ultima perché il 92-77 finale va considerato nelle giuste proporzioni: insomma eravamo sul patibolo, ma prima di farci mettere il nodo scorsoio al collo abbiamo cercato di far sapere al mondo del basket che qualcosa ci resta. Ora i nemici di Sacchetti si agitano perché volevano la gogna e invece se lo ritrovano al preolimpico avendo fatto quello che poteva e doveva. Magari la Spagna smentisse noi e ci facesse vivere una settimana da Ferrari. Difficile, come difficile sarà trovare il teatro per la presentazione del 98° campionato di serie A a Castel San Pietro Terme, provincia di Bologna il 17 settembre. Ci sarà tempo per scoprire se Milano, Venezia e Sassari avranno delle rivali competitive.

Nel nuovo regno di Messina, intanto, stanno lavorando come si faceva una volta, sofferenza, inclusione e al Giardinetto dove un tempo chiudevano la porta in faccia ai nemici adesso le aprono come se fosse il Torchietto: si mangia benissimo, come sul Naviglio ci si lamenta soltanto cercando un parcheggio nella via Tortona dove c’è la Milano della moda, della ricerca, del futuro.

Le pagelle …

… di Azzurra dopo 3 partite, diciamo due allenamenti ed una sfida durissima pagata per mancanza di munizioni quando la Serbia aveva scorte infinite:

Della Valle 5 – Una presenza impalpabile a certi livelli.

Belinelli 7 – Il mastro di chiavi della squadra, avrebbe bisogno di sentire di fianco teste diverse.

Gentile 6,5 – Rodomonte fa quello che può, mai quello che vuole, ma globalmente tiene botta, sa starci a questi livelli.

Biligha 6,5 – Dala fantasmino della finale scudetto a questo giocatore che in campo lotta da gigante, lui che è due metri, contro giganti veri. Simbolo di come siamo messi: chi ha vinto lo scudetto non aveva bisogno di lui, forse anche Milano non ne avrà bisogno assoluto quando tornerà Gudaitis. Questa è la verità e poi ce la prendiamo con Sacchetti.

Vitali 5 – Mai ispirato, mai creativo.

Gallinari 7,5 – Contro la Serbia ha fatto capire che nel nostro basket è ancora fuori categoria.

Hackett 6,5 – Ci è piaciuto nell’avvio contro i serbi, poi è andato oltre i confini del suo sapere cestistico.

Filloy 5,5 – Utilizzato soltanto nelle partite finte che certo non lo hanno ispirato.

Brooks 5,5 – Serviva il Jeff visto contro i fantaccini dell’Angola. Con la Serbia buio.

Tessitori 6 – Ha fatto quello che poteva contro avversari della sua categoria, coi serbi panchina.

Abass 6 – Molto fumo, ma anche qualche bella giocata. Acerbo per certi palcoscenici.

Datome 5,5 – Non ce l’ha fatta ad entrare in condizione e contro la difesa serba è rimasto sempre un’ombra.

Sacchetti e il suo staff 6,5 – Troppe debolezze a cui rimediare. Contro i fantasmi era facile, ma poi quando nel castello è arrivato Bogdanovic c’è stata la dolorosa verifica con la realtà che non è quella che vi raccontano parlando nel tubo.

 

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