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I sentieri di Cimbricus / Proteste e sospetti sulla piattaforma Diderot

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Mercoledì 4 Settembre 2019

 

coleman-doping

 

I signori del doping non abdicano mai nè rinunciano al potere della confusione: più aumentano le sigle in causa, meno si fa chiarezza. Come insegnano gli ultimi casi, da Coleman a Sun Yang. E se ricominciassimo daccapo?

 

Giorgio Cimbrico

A furia di blaterare di tolleranza zero, tutti sono diventati di manica larga come il sontuoso vestito indossato dal mandarino Fumanchu. Per tutti, intendo la Wada, la sorella americana Usada, la Aiu, che sta per Athlerics Integrity Unit: stando al nome,  da l’idea di essere costituita da commandos pronti a tutto pur di debellare il cancro del doping, la mala pianta delle pratiche illecite.

Per l’Usada, ad esempio, non è stato neppure il caso di ascoltare dalla viva voce la versione di Christian Coleman: audizione annullata e proscioglimento del velocista che ha evitato tre controlli antidoping in dodici mesi. Il primo, quello del 6 giugno 2018, è stato predatato al 1° aprile in forza dei lineamenti in tema di reperibilità dettati dalla Wada (siamo a cavillo?) e così i successivi, del 16 gennaio e del 26 aprile di quest’anno non facevano più cumulo, evitando una sospensione di due anni per il velocista di Atlanta, leader mondiale con 9"81. “Non prendo niente, non presto attenzione a queste faccende e tutto quello che hanno scritto non è vero”. L’Usada ha tenuto a precisare che tra il 2018 e il 2019 Coleman, che ha un contratto a sei zeri con la Nike, è stato testato venti volte.

Strada aperta per Doha, dove il giovanotto che qualcuno chiama bulldog correrà 100, 200 e 4x100, e per Tokyo. In Qatar forti possibilità che Coleman vada sul podio con Justin Gatlin che, largo ai giovani e ai puliti, ha 37 anni e mezzo e ha scontato cinque anni (uno più quattro) di squalifica prima per uso di un farmaco contro la narcolessia (non è il primo e non è stato l’ultimo) e poi per testosterone. In realtà di anni, alla seconda infrazione, gliene avevano dati otto, prima di una riduzione del cinquanta per cento della pena.

Se andrà così, la protesta può esser affidata a chi spunterà l’unico gradino a disposizione. Non è molto ma può esser sufficiente: ai Mondiali di nuoto, prima l’australiano Mack Horton, non salito sul podio, poi il britannico Duncan Scott, non disposto a stringere la mano, fecero andare su tutte le furie Sun Yang, il cinese dal passato nebbioso (l’ultima che lo riguarda è una provetta distrutta da lui medesimo) e un futuro prossimo di fronte al TAS di Losanna, per la prima volta in seduta pubblica

Ora, io penso che di fronte a casi del genere sarebbe meglio procedere con una certa celerità e con un certo rigore. Non è la prima volta che il nome di Sun Yang è associato al doping e così sarebbe stato meglio risolvere la faccenda prima dei Mondiali, non dopo. Passando sul versante Coleman, l’Usada ha fatto notare che è necessario sempre tener presente la presunzione d’innocenza. Giusto. Ma allora perché appigliarsi ai risvolti dei regolamenti e a quel primo giorno del “quarto” in cui è diviso l’anno? Coleman era irreperibile il 6 giugno o, visto che c’è di mezzo il 1° aprile, è tutto uno scherzo?

Qualche giorno fa Arianne Friedrich e Antonietta Di Martino hanno avuto medaglie che risalivano al 2009 e al 2011. Meglio tardi che mai, si dice. Io penso che sarebbe meglio mai che tardi.


PS: ho appena fondato una piattaforma Diderot e ai miei pochi adepti chiedo

Meglio farsi un selfie con Matteo Salvini o con Cristiano Ronaldo?
Meglio il mojito o il barbera?
Meglio il mercato del calcio o quello dei senatori?
Meglio l’Italia nera, bianca, quasi rossa, azzurra, gialloverde o giallorossa?
Quale è la miglior road map da seguire?
Quali i prossimi step da fare?
Quale ministero da affidare al nostro amico Giggino? 

A chi, secondo mio insindacabile giudizio, risponderĂ  esattamente andrĂ  la mia stima. Agli altri, il mio furore.

 

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