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Giovedì 29 Agosto 2019

 

sabelli 


Nel mondo alla rovescia nel quale ci tocca vivere, può capitare che qualcuno – designato da qualcun altro – ritenga di poter decidere su argomenti che non conosce, senza il minimo dubbio sull’entità dei danni che potrebbe causare.

Luciano Barra

Alcuni mesi fa, al momento delle nomine della nuova società Sport & Salute, erede di CONI Servizi, riferendomi soprattutto alla nomina del Presidente e AD Rocco Sabelli avevo espresso alcuni auspici. Il principale era quello, avendo letto il suo CV, di una certa cautela e di una necessaria e attenta lettura dei “libri sacri”, quelli scritti ma anche quelli non scritti, dello Sport Italiano. Mi ero spinto a tanto mettendomi in forma rovesciata al posto del Sabelli: se mi fosse mai capitato di essere nominato ad un incarico pubblico diverso da quanto avevo fatto per 40 anni e, soprattutto, lontano dalla mia formazione culturale.

D’altronde il CV di Sabelli (Google docet) – laurea in Ingegneria Chimica – parla di una carriera professionale che dall’inizio lo aveva portato dallo Zuccherificio del Molise e poi alla GEPI, occupandosi di fusioni ed acquisizioni. A questi incarichi era poi passato all’Ageni, l’agenzia per la riconversione, privatizzazione e dismissioni delle aziende del gruppo ENI. Grazie a queste esperienze era passato con diversi ruoli in importanti aziende che necessitavano cure similari: TIM, Piaggio, Alitalia.

Tutto questo almeno fino a metà del 2011. Sintomatico come il suo CV si sia fermato a quell’anno, mentre l’unica altra notizia di altra attività che si rintraccia è legata ad una collaborazione al libro di Desiata e Karpov: “Schacchi e strategie aziendali”. Non c’è notizia sul perché, per otto anni, non abbia ricoperto altri incarichi.

Dopo la sua nomina c’era stato un lungo periodo di silenzio che lasciava intendere momenti di studio e di riflessione. Tuttavia, almeno tre episodi, a mio vedere negativi, si sono palesati. Il primo: la sua assenza allo Stadio Olimpico per assistere al Golden Gala di atletica. Non tanto per l’avvenimento sportivo in sé, ma per la necessità per un “novizio” di mescolarsi con il parterre politico-sportivo italiano. Non dimenticando che ho giudicato un’offesa istituzionale l’assenza, in quanto in tribuna c’era il Presidente della Repubblica che – con grande umiltà e saggezza – andò a salutare la decina di campioni olimpici presenti in tribuna e i vari presidenti di Federazione.

Il secondo: l’emissione di due ordini di servizio, a firma Sabelli, di stile proto-sovietico ed in perfetto “burocratese” sulla struttura interna del CONI, dove l’obbiettivo principale è apparso quello di nominare nei posti chiave suoi uomini e soprattutto umiliare chi c’era prima e mortificare il presidente Malagò, affidando un incarico importante al suo Capo di Gabinetto che lo stesso Presidente del CONI aveva dovuto allontanare per “presunto” alto tradimento.

E infine, il terzo episodio è stata la convocazione al CONI alla fine di luglio di Federazioni e altre strutture, ma escludendo il Presidente ed il Segretario Generale del CONI. Su tale riunione ho ricevuto molti commenti da parte di chi vi aveva partecipato. Ma il commento più significativo è stato quello di una “vecchia volpe” come Sabatino Aracu (più volte deputato, tra i più longevi dei presidenti federali e presidente da oltre 20 anni di Federazione Internazionale) quando ha detto: “ci siamo sentiti come degli scolaretti al primo giorno di scuola”. Il maestro era sempre Sabelli.

Nel mezzo dell’estate il predetto Sabelli ha più volte ribadito il suo messaggio primario, che pare sia diventato un vero mantra. Mi riferisco al parallelismo dell’Italia sportiva nei primi 10 paesi al mondo nello sport d’élite (dimenticando che peggio è impossibile) e quello dello sport promozionale e sociale che ci collocherebbe appena fra le prime 30 nazioni europet. Il tutto condito con l’auspicio che le Federazioni facciano di più in questo settore, con promessa di aumento di contributi per chi lo farà in forma utile.

Ammetto di essere saltato sulla seggiola quando ho letto di questa filosofia, confessata la prima volta sul settimanale Gazzetta dello Sport (ormai non è più un quotidiano e preferisce riferire delle attività di Wanda Nara o degli amori di Katinka Hoszu sullo stile di “Chi”) ad un appiattito Valerio Piccioni, che non ha avuto il coraggio (e lui è più che culturalmente preparato per farlo) di spiegargli che questo sarebbe uno dei tanti compiti della Scuola o, comunque, dello Stato: non certe delle forze sportive.

Quando è iniziata la cosiddetta Riforma di Giorgetti & Valente, anche chi come me era legato ad un CONI sport-centrico, l’avevo vista di buon occhio perché era prevedibile che – finalmente! – lo Stato, attraverso la nuova società Sport & Salute, si sarebbe occupato della Scuola e dello Sport Sociale, grazie anche a nuovi finanziamenti pubblici. No, ora dalle parole del Sabelli questo dovrebbe essere il compito delle Federazioni, per di più con le stesse risorse a disposizione. Si è avuto solo un leggero accenno ad un incontro con l’ormai ex Ministro della Pubblica Istruzione, ma con poca sostanza in materia.

In quei paesi che sono davanti a noi – meglio ci sopravanzano – nei numeri nello sport giovanile e sociale, il grande contributo è dato dallo Sport nella Scuola, che non è certo gestito da Comitati Olimpici o da Federazioni Sportive. Per conforto, basta esaminare i modelli dei due paesi più vicino a noi, se non omologhi: la Francia e la Germania. In Francia, grazie alla Federazione dello Sport Scolastico (e di quella dello Sport Universitario) direttamente dipendenti dal Ministère de l’Education Nationale et de la Jeunesse, ma con diritto di un seggio all’interno del Comitato Olimpico e Sportivo Francese. In Germania, il tutto si basa sui Lander (le loro strutture regionali) e viene coordinato dal Bildungsministerium, struttura nazionale.

Ora stanno cambiando molte cose al vertice del nostro Governo. Sabelli meriterebbe di essere rimandato a settembre per gli esami di riparazione ricordando che stanno cambiando i professori. Invece continua nella politica degli sgarbi (con la s minuscola). L’ultimo quello di ridurre in maniera drastica i biglietti di spettanza al CONI allo Stadio Olimpico. Altro sgarbo gratuito e di cattivo gusto.

Non capisco, poi, perché il CONI – che sull’Olimpico e sul Foro Italico in questi ultimi dieci anni ha investito non meno d’un centinaio di milioni – non abbia (ancora) richiesto a chi di dovere il rimborso di tali importi o non abbia stipulato un contratto oneroso con Sport & Salute per sigillare il passaggio di gestione dello stesso Foro Italico?

Questa indolore attitudine mi ricorda quando P&P (Pluto & Paperino?) hanno ingoiato, senza alcuna rimostranza, l’azzeramento del Totocalcio, ucciso dal Superenalotto e dal calcio “spalmato” dalla TV, senza almeno una giusta contropartita sostanziale. Evidentemente già allora Petrucci era preso dall’esigenza di allestire una Nazionale di Basket competitiva per Mondiali e Olimpiadi.

Malagò ed il CONI? Non pervenuti. Tifano giallo/rosso in tutti i sensi. Forse rafforzati dalle esternazioni di quel fan-cazzaro di Di Battista che “pretende” l’azzeramento di Malagò e del CONI stesso. Se fosse in onda Crozza (ma che fine ha fatto?) l’aggiungerebbe alle dichiarazioni “ne ho parlato con Sarah”.

 

               

 

 

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