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Fatti&Misfatti / Lontano dagli occhi, ma non dal cuore ...

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Lunedì 26 Agosto 2019

 

basket-fra-ita

 

Felici di esserci sbagliati quando abbiamo salutato la banda Sacchetti diretta in Cina dopo i bagni tossici di Atene. Sembra che la squadra abbia reagito, ma, soprattutto, abbia ritrovato i suoi capi giocatori che la guardavano sconsolati.

Oscar Eleni

Ormai deforme sui prati dell’Amiata, dove era felicità ai tempi di Renzino Corsi e del Ciccarelli quando Siena era regno della bella atletica oggi ridotta a breve, non ancora feudo del basket scudettato con l’uomo di Chiusdino che aveva estratto la spada dalla roccia. Voglia di sentire gente che impreca alla Maremma maiala brindando con vino di Montecucco, mangiando la fetunta intinta nell’olio di olivastra. Un gruppo alla deriva, stordito dalle scelte ottuse di Olimpiadi svendute alla Tivù che vedrebbe volentieri anche la corsa dei sacchi, come quelle di Tokyo, da proteggere perché il caldo le brucerà; da questi carmelitani scalzi della politica che nascondono disastri annunciati; tormentato dalle pietre scagliate dal Sabelli attraverso il Curierun.

Nostalgici dei tempi in cui un talento come il nuotatore vicentino Thomas Ceccon, dominatore con 5 medaglie ai mondiali juniores di Budapest, non ci avrebbe davvero tenuto ad assomigliare al Balotelli, nuova divinità del calcio bresciano (?), cercando una scusa diversa dall’antipatia verso i barbieri per i suoi capelli lunghi. Nostalgici in marcia senza cena, vedovi dei tempi da paginoni per l’atletica come ci ricorda Vanni Loriga in uno dei suoi tanti splendidi viaggi nella storia vera dello sport. Cari medici se cercate soluzioni alle perdite di memoria chiedete al colonnello.

Camminare accettando tutto, favorevoli, come dice l’americano Salomon Short, a togliere armi pericolose dalle mani dei pazzi. Incominciando dalle tastiere dei computer.

La passeggiata per non sentire ansia adesso che si avvicina il mondiale di basket e quelli della pallavolo si danno da fare nell’Europeo per rendere ancora più lunga la striscia dei bavosi invidiosi che una come la Egonu se la sono fatta prendere senza avere un progetto per conquistare lei o una tigre come la Sylla che con i suoi 184 centimetri si doveva pur vedere.

Cestisti di “Azzurra Fremebonda” in Manciuria. (foto fip.it). Lontano dagli occhi, – SKY tornerà a “deliziarci” con le sue vestali urlatrici dal 31 agosto –, ma non dal cuore. Felici di esserci sbagliati quando abbiamo salutato la banda Sacchetti diretta in Cina dopo i bagni tossici di Atene. Sembra che la squadra abbia reagito, ma, soprattutto, abbia ritrovato i suoi capi giocatori che la guardavano sconsolati mentre Pietro Aradori preparava il suo diario di lamentele, pronto alla vendetta, speriamo soltanto sul campo dove i fatti servono più delle parole, facendo le valige per raggiungere i nuovi compagni della Fortitudo neo promossa.

Djordjevic aveva già fatto finta di non sentire il bresciano ululante passato nelle migliori regge, scudetto a Siena, non indimenticabile altrove, da Milano in giù. La stessa cosa sembra aver fatto Sacchetti adesso che non può ancora pensare alle sfide fra Cremona e Fortitudo perché prima vengono Filippine, Angola, e la maledetta Serbia che di certo spaventa pure gli Stati Uniti del grande Popovich e del magnifico Kerr, allenatori da basket in paradiso che purtroppo non vanno in campo con la nazionale USA come hanno scoperto cadendo ai Boomers davanti a 52 mila australiani, il premio oscar Russel Crowe urlante per biglietti introvabili. Dopo 13 anni il primo stop, vatti a fidare dei figli prediletti come il Mills che gioca proprio a San Antonio.

Sembra un’Italia risanata almeno in parte e quindi con qualche certezza in più di superare la prima fase anche se non abbiamo il coraggio di raccontarlo ai filippini del campetto, gli unici che non protestano se in quelle oasi della passione dimenticata tutto viene lasciato al buon cuore di chi ci tiene a salvare il territorio, anche se dovrebbe essere compito di una Federazione andare in giro a cercarli i nuovi talenti invece di farseli portar via.

Con la Serbia in maschera siamo andati persino avanti dopo un parziale di 17 a 0. Con la Francia di petit Napoleon Collet non siamo andati lontano dal successo.

Se stanno tutti bene e ritrovano anche il tiro da 3, che fino ad oggi è stato la nostra croce, magari ci sorprenderanno davvero, ma li abbiamo fregati dicendo che nulla ci sorprenderà perché troppe volte le squadre sportive italiane non favorite, partite sotto un temporale, sono tornate a casa con l’autorizzazione di mostrarci le terga e bere in abbondanza.

Speriamo sia cosi sul lago del Broccato profumato da dove si può volare fino al Terrazzo delle diecimila felicità dove aspettano in tanti amici che oggi ci mancano tantissimo, sicuri che Grigo, certo alla sua maniera, l’avvocato Porelli con l’arguzia che ha cambiato la vita di un nano ghiacciato come si legge nell’ultimo interessante lavoro dell’uomo di Evanston, il Trevisani da sbarco, don Allievi, faranno un po’ di spazio per far sedere anche Bruna Heidempergher, tradita da una emorragia cerebrale prima dei 70, l’ultima vestale di via Caltanisetta dove la Milano del dopo Rubini e Bogoncelli, quella di Peterson e Cappellari, ha vissuto la sua età dell’oro.

 

 

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